La seconda vita de “Il tratturo” di Franco Ciampitti

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Prossima presentazione a Larino, il 24 gennaio 2019

di  Antonio Ruggieri 

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E’ uscito di recente, per i tipi di IBC Edizioni di Campobasso “Il tratturo”, un romanzo di Franco Ciampitti pubblicato la prima volta cinquant’anni fa (1968) dall’Arte Tipografica Editrice di Napoli. La nuova edizione si avvale di un intervento di Franco Arminio che contribuisce all’opera con una poesia inedita sulla transumanza, di un altro del Maestro campobassano, Antonio Corbo, che illustra la copertina con una sua opera pittorica e di un saggio/presentazione dell’antropologa Letizia Bindi, docente dell’Università degli studi del Molise e direttrice del Centro di ricerca Biocult che si occupa di patrimoni bioculturali e di sviluppo locale. Ciampitti è stato un apprezzato giornalista sportivo e con il romanzo “Novantesimo minuto”, pubblicato per la prima volta nel 1932 dalle Edizioni della “Gazzetta dello sport” con una prefazione di Massimo Bontempelli e ristampato nel 1960 da Vito Bianco Editore, si fece conoscere dal grande pubblico e dalla critica nazionale; la sua attività pubblicistica e letteraria è stata intensa ed ha spaziato in diversi ambiti: dalla cronaca alla critica sportiva, alla narrativa, alla scrittura teatrale, con una cospicua  mole della sua produzione rimasta inedita.

“Il tratturo” rappresenta un’opera della sua piena maturità (fu pubblicato in esordio che aveva 65 anni) e fu pensato e concepito nel suo Molise, da testimone oculare della transumanza che in quegli anni era ancora un’attività fiorente e praticata. Con uno stile asciutto ma evocativo, racconta una vicenda collocata geograficamente fra le montagne dell’alto Molise e il Tavoliere della Puglia, collegati da un fiume erboso largo 111 metri corrispondenti a 60 passi napoletani, il tratturo, ambientazione del romanzo e strada di collegamento fondamentale della civiltà agropastorale. Il volume, fra la l’altro, descrive pratiche, circostanze, ruoli e attrezzature della transumanza, in maniera così dettagliata da poter essere considerato  un vero e proprio documento antropologico per la definizione di una pratica pastorale ormai desueta, ma per la quale l’Italia, in qualità di capofila, unitamente alla Grecia e all’Austria, ha chiesto all’UNESCO il riconoscimento come patrimonio immateriale culturale dell’umanità.

Personaggio cardinale del racconto è il massaro Cola, custode dei saperi e dei valori di un mondo semplice e complesso nello stesso tempo, del quale percepisce il declino e la tragedia. Cola gestisce le greggi e gli affari di don Donato Altieri, il quale detiene un contratto di affitto dei terreni di don Michelangelo Vassari, sui quali fa condurre in transumanza, dal Molise altissimo, le migliaia di pecore di sua proprietà per farle svernare sui pascoli pugliesi. Il dramma si profila quando Luciano, il figlio acculturato del proprietario terriero, si rifiuta di rinnovare il contratto per il pascolo degli animali, reputando più produttivo arare i campi con i trattori, appena introdotti nel ciclo della produzione agricola, per la produzione di cereali. Cola riesce a fronteggiare temporaneamente la crisi che si profila salvando la vita a Luciano Vassari, ha però contezza precisa che il suo mondo sta per finire, che a lui, ai suoi compagni, ma soprattutto alle pecore, di lì a poco mancherà la terra sotto ai piedi. L’epilogo della vicenda è l’inesorabile disfacimento degli affetti e del sistema di relazione di Cola e il libro si chiude tristemente con lui, sconfitto, vinto, che si avvia, con lo sguardo perso nel vuoto, per l’unica via che conosce: il tratturo.

Il romanzo esce negli anni della contestazione studentesca e in qualche modo ne contrappunta i temi e gli obiettivi; nelle piazze gli studenti e i giovani operai contestavano il Potere e gli esiti di uno sviluppo che negava il progresso (avrebbe detto Pasolini), in nome di un purismo etico che proponeva di “essere realisti chiedendo l’impossibile”. Ciampitti a modo suo, in un ambito di formazione e di provenienza del tutto differente rispetto a quella di sinistra della contestazione sessantottina, avanza una proposta purista contestatrice delle macchine dell’industria meccanica che calano dal nord a colonizzare il mondo agropastorale al suo declino; rivendica un mondo semplice, fatto di fatica e di saperi, impiantato su un sistema morale che ha generato e che conduce la storia degli uomini. In conclusione, va detto che la riedizione de “Il tratturo” s’inquadra all’interno di un progetto che nel Molise vede la partecipazione di soggetti istituzionali e associativi differenti e che punta a valorizzare la vecchia via della transumanza (in questa regione meglio conservata che in Abruzzo e in Puglia), per farne una infrastruttura a servizio del turismo a piedi, che dovrebbe contribuire al recupero e alla rigenerazione delle aree interne.

Il Tratturo

di Franco Ciampitti

IBC Edizioni, 2018

€ 20.00

Prenota la tua copia a: redazione@ilbenecomune.it

di  Antonio Ruggieri - Direttore de Il Bene Comune (da Utriculus)

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