Fake news: come smettere di cascarci

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Questo uno dei temi affrontati a UniMol durante il seminario sulla Comunicazione e i Media

di Miriam Iacovantuono (da moliseweb.it)

25 ottobre 2018

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Informazione, fake news e post-verità. Questi i temi affrontati durante il seminario organizzato dal Co.Re.Com Molise in collaborazione con l'Università degli Studi del Molise e l'Osservatorio sulla Comunicazione e i Media. L'obiettivo dell'incontro quello di approfondire i concetti di fake news e post-verità, troppo attuale nel panorama dei digital media studies e del giornalismo online. Un'analisi critica è stata fatta partendo dalle radici storiche e teoriche dei due concetti, dei loro usi e significati attuali, dei soggetti sociali a cui essi vengono associati. Particolare attenzione è stata data all'analisi del rapporto tra informazione e fake news, partendo dai profondi cambiamenti che negli ultimi anni hanno interessato la professione giornalistica e la rete.

È stato il professor Guido Gili, docente Unimol e autore, insieme a Giovanni Maddalena, del libro 'Chi ha paura della post-verità? Effetti collaterali di una parabola culturale' a spiegare che la fake news è la forma principale che assume la post-verità. Durante il suo intervento ha poi parlato di fattoidi e cioè notizie di eventi, mai accaduti che diventano reali negli effetti che generano e sono proprio questi il cuore delle fake news. "Un giornalismo fatto con poca attenzione - ha poi commentato il docente - senza analizzare le fonti, inquina la giusta e corretta informazione".

Ma da dove partono le fake news? In realtà si sono sviluppate già a partire dal 1900 quando si sono potenziati i mass media come la televisione, la radio e gli stessi giornali che hanno avuto la tendenza a concentrare il potere di comunicare nelle mani di alcuni. In contemporanea sempre nello stesso periodo si sono sviluppate conoscenze psicologiche e sociologiche sui comportamenti umani attraverso una manipolazione. Analizzando poi i termini globalizzazione e digitalizzazione il docente Gili ha parlato di tre fenomeni legati alla fake news e vale a dire la manipolazione delle menzogne che è aumentata, la penetrazione legata ai social e la velocità con cui oggi una falsa notizia in poco tempo fa il giro del mondo.

Con il suo intervento invece il direttore Agcom, Ivana Nasti ha sottolineato che l'autorità si pone come osservatore dell'informazione e ha spiegato che c'è una differenza tra testate tradizionali, che hanno una responsabilità editoriale e che si basano su delle fonti e gli aggregatori dei contenuti, come può essere per esempio google, dove non sempre si trova la giusta e corretta informazione. Ha poi lanciato un messaggio invitando tutti ad un uso consapevole e corretto di ciò che avviene in rete e della rete stessa, in un periodo in cui ognuno ha il potere delle piattaforme digitali.

E parlando di rete è intervenuto il docente Pietro Falletta che ha illustrato come la rete ha cambiato le categorie di spazio e tempo, infatti in questa era digitale lo spazio è diventato infinito e il tempo è atomizzato. "Dire il falso sulla rete - ha sottolineato - non è illecito se non ha conseguenze illecite, anche però la diffusione di notizie false stimola il dialogo e fa venire fuori la verità".

Una seconda parte del seminario è stata dedicata alla media education e come si può intervenire sulle fake news. Dalla relazione di Giuseppe Lanese, responsabile della comunicazione dell'Ufficio Scolastico regionale del Molise, è emerso che la verità dei fatti conta sempre di meno e a colpire è la simpatia dei fatti, ma un potente anticorpo della falsa informazione è il pensiero critico che lo si può costruire partendo sicuramente dalla scuola.

di Miriam Iacovantuono (da moliseweb.it)

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