MOITU

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Favole bengalesi che vogliono far riflettere

di p. Antonio Germano Das, sx.

17 gennaio 2018

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BREVE PREMESSA. Una fiaba, la cui protagonista è ancora una ragazza, affascinante sì, ma anche ricca di tante altre qualità. Rimasta anzitempo orfana del padre, non si sottrae alla fatica di aiutare la mamma a portare avanti il peso della famiglia. Non potendo più andare a scuola, non abbandona la lettura, anzi, per accrescere la sua conoscenza, con sacrificio, continua a comprare libri. La sua avvenenza, la sua laboriosità e la sua dedizione ai fratelli per il mandato ricevuto dal padre morente, vengono premiate. Così la fiaba si conclude nel modo migliore: Moitu troverà il suo principe che la sposerà. L’autore di questa fiaba come di tutte le altre aveva fisso nella mente un chiodo: spingere ragazzi e ragazze ad approfondire la conoscenza e quindi ad aprire la mente ad altri orizzonti attraverso la lettura. Una raccomandazione questa che vale, penso, anche per i nostri giorni.

Quando suo padre morì, Moitu aveva solo 12 anni. Mentre il papà era in vita, Moitu andava a scuola e aveva imparato a leggere e a scrivere. Il nome Moitu significa fontana: il suo riso esplodeva come lo scroscio di una fontana. Era così bella nell’aspetto che suo padre diceva sempre: “Un bel giorno qualche principe attraverserà questa foresta e ti vorrà sposare. Suo padre vorrà sapere: che grado di istruzione ha la ragazza? Ed il principe risponderà: inutile chiedermelo, ella è più istruita di me; ha letto ben cento libri!”

Dopo la morte del papà nessuno più rivolse a Moitu parole tanto carine. Così, col trascorrere del tempo, Moitu dimenticò le parole di elogio della sua bellezza. Quando con la madre si recava nel bosco a raccogliere la legna, legava in nodo i suoi lunghi capelli. Col fascio della legna sulla testa si recava al bazar. Con quello che ricavava dalla vendita della legna, neppure le passava per la mente di comprare una nuova camicetta per sé: a casa c’erano tre fratellini. Tuttavia,  sì, non poté dimenticare la parola di suo padre: quella dei cento libri. Ella ne aveva solo 15. Aveva imparato a memoria ogni pagina di quei libri. Nel bazar c’era un negozio di vecchi libri. Un giorno, dopo aver venduto la legna, disse: “Mamma, fermati un istante!” Tra i libri ella ne intravvide uno voluminoso: all’interno c’erano solo favole e favole. Disse alla madre: “Devo comprare questo libro; lo pagherò un po’ alla volta”. Da quel giorno Moitu ogni mese comprava uno o due libri. Li leggeva lei e incominciò a insegnare a leggerli anche ai suoi fratellini.

Trascorsero così l’uno dopo l’altro gli anni. Ora Moitu ha 18 anni. Non fa più fatica a portare la legna al bazar; non le pesa più trasportare col grosso kolshi (recipiente di terracotta) l’acqua dalla fontana e, manco a dirlo, può leggere con scioltezza qualsiasi libro. Nel pomeriggio di un giorno andò a prendere l’acqua alla fontana. In quel frangente, nel bosco accanto, un giovane stava cacciando con l’arco. Egli rimase fisso a guardare in direzione di Moitu ed anche Moitu incrociò il suo sguardo. Quando tornò a casa, quei due occhi continuavano a fissarla dentro nel cuore. Il giorno dopo, quando si recò a prendere l’acqua, le capitò di incontrarlo ancora. Il giovane aveva cacciato una lepre. Avvicinatosi a Moitu, le disse: “Su, prendila, io non ne ho bisogno”. Moitu rispose: “Perché allora l’hai uccisa?” Il giovane riprese: “Per donarla a te!” Moitu rincalzò: “Su, vieni, portiamola a mia madre”.

La madre domandò al giovane: “Dove abiti?” “Là, nella reggia”. “E che lavoro fai lì?” “Io... beh! sorveglio il lavoro dei cuochi”. “Bene, oggi allora assaggerai la mia cucina e poi te ne andrai. Ancora una domanda: perché sei venuto da noi?” “Io voglio sposare sua figlia”. “Come mai? Cosa sai di lei?” “Io so tutto. Lei sa lavorare instancabilmente; vuole bene ai suoi fratellini, ai quali insegna con molta pazienza a leggere e scrivere; ha comprato al negozio 200 libri e molti ne ha presi che deve ancora pagare. Lei ha comprato i libri a basso costo, perché mese dopo mese io saldavo i conti col libraio. Ella inoltre ha un’altra dote per la quale non ha dovuto faticare: bella come lei non c’è nessuna ragazza in tutto il regno”. La mamma si rivolse a Moitu: “Figlia mia, cosa ne pensi? Sei d’accordo?” “Mamma, da quando l’ho visto ieri non faccio che pensare a lui; ma, se io non lo conosco, come faccio ad acconsentire?” Il giovane intervenne dicendo: “Quest’oggi, al cader della sera, nella reggia ci sarà una cerimonia. Se tu ci vieni, mi potrai vedere e, se chiedi alla gente, potrai sapere tutto sul mio conto. Prendi, se qualcuno ti impedisce di entrare, mostragli questo anello. Tutti ti lasceranno libero il passaggio”. “Prima ancora io ho un’altra domanda. Mio padre prima di morire mi disse: Moitu, prenditi cura dei tuoi fratellini e falli crescere da uomini. Colui con il quale io mi sposerò, dovrà assumersi la responsabilità di educare i miei fratellini. Tu sei disposto a prenderti questa responsabilità?” “Insha Allah (con l’aiuto di Dio), l’assumerò”. Sulle labbra di Moitu comparve il sorriso e non fece più domande.

Dopo aver assaporato il riso, il giovane si complimentò: “Neppure nella reggia c’è una cucina così squisita”. Sentiti i complimenti, la madre sorrise. La notte Moitu si recò alla reggia. Quando le guardie vollero sapere il suo nome, ella mostrò il suo anello. Tutti, pieni di meraviglia, la lasciarono passare. Moitu chiese: “Dove si trova la cucina?” Una delle guardie, facendosi strada tra la folla, l’accompagnò in cucina. La cucina era immensa. All’interno, 20-30 persone erano intente a lavorare. Moitu chiese: “Dov’è quel signore che sorveglia il lavoro della cucina?” La guardia le indicò un vecchio signore con un lungo camice bianco. Moitu riprese: “No,no! Quel giovane che mi ha dato questo anello dove si trova?”

La guardia condusse Moitu dentro una immensa sala. Il re era seduto in trono davanti a tutti. Al suo fianco, rivestito di uno splendido abito, c’era un giovane. Moitu, piena di meraviglia, chiese: “Chi è quel giovane?” “Come? Non lo conosci? Egli è il nostro principe”. “Allora egli non fa il lavoro del cuoco!” “Assolutamente no! Egli non ha mai cucinato in vita sua”. “E che lavoro fa?” “Oibò! Egli svolge la funzione del principe”. “E com’è il lavoro del principe?” “Egli siede accanto al re, ascolta le lamentele dei sudditi, dirime le liti e commina sentenze, impara l’arte della guerra e, in sella al cavallo, va a caccia”. “E che guadagno ne ha?” “Nessun guadagno, solo si diverte”. “E non fa nessun altro lavoro?” “No, non fa nessun altro lavoro; se lo facesse, tutti ne rimarrebbero scandalizzati”.

Il principe, quando si accorse di Moitu, corse verso di lei. I due occhi di Moitu si stavano riempiendo di lacrime: “Perché mi hai detto bugie? Tu non fai il lavoro del cuoco e non sai fare neppure il boscaiolo; vai solo in giro a caccia e a fare il gioco della guerra... Ma io mi sono innammorata di te... Una volta che ci sposiamo, tu non mi permetterai di andare a raccogliere la legna... Come farò a prendermi cura dei miei fratellini e farli crescere come uomini?” “Tu non devi preoccuparti per quello. Non ti ho detto che mi son preso io la responsabilità? E, se io non posso, mio padre senz’altro lo può. Andiamo che ti presento a lui”.

Moitu salutò il re e, senza inchinarsi dinanzi a lui, gli rivolse lo sguardo. Non c’era in lei nessun segno di vergogna o di paura. Il re rimase sorpreso. Disse al figlio: “A questa ragazza non è necessario insegnare il mestiere di regina, ella appartiene già a quel rango. Non avrei mai sperato che tu saresti riuscito a sceglierti una sposa di tanto talento...” E rivolto a Moitu: “Ma (=mamma, titolo affettuoso), in quale scuola tu hai studiato?” “Io non ho trovato il tempo per andare a scuola, moharaj, quello che so l’ho appreso da mio padre e mia madre e poi, da me stessa, ho imparato leggendo i libri”. “E tu hai letto dei libri?” “A dirlo occorre tempo, moharaj, ma ne ho letto più di mille”. “E tu ricordi tutto di quei libri?” “Certo che ricordo, altrimenti per quale ragione li avrei letto? Ovviamente non tutto; io sceglievo e consegnavo alla memoria quello che ritenevo importante e dimenticavo quello privo di senso”. “Come fai a capire cosa è importante e cosa non lo è?” Moitu scoppiò a ridere ed il suo ridere somigliò allo scroscio di una fontana. Il re rimase stupefatto e dentro di sé pensò: se un tale riso risuona nella reggia, ne cambierà l’atmosfera. Moitu continuò: “Moharaj, gli autori dei libri sono intelligenti, ma un pizzico di intelligenza ce l’ho anch’io. Facendo il lavoro del boscaiolo, per sopravvivere occorre non meno intelligenza, moharaj”. “Di questo ne ho la prova, ma...;per questo mio figlio ti vuole sposare ed io acconsento. Dimmi, quanto ti è piaciuto mio figlio?” “Mi è piaciuto molto, moharaj, ma non ancora riesco a decidermi”. “Come mai? Qual è il suo difetto?” “Egli non sa fare nessun lavoro all’infuori del gioco della guerra e dell’andare a caccia di lepri. In questo modo, con quello che guadagna, non riesce a mantenere se stesso e, se io non posso fare il lavoro del boscaiolo, allora non potrò prendermi cura dell’educazione dei miei fratellini. Questa volta il re rise di cuore e ridendo disse: “Ti auguro di diventare una grande donna, ma (=mamma), nessuno alla presenza di mio figlio ha mai avuto il coraggio di dire la verità. Tu hai avuto il coraggio di farlo. Penserò io a sistemare le cose. Subito dopo il matrimonio egli incomincerà ad imparare un lavoro, un lavoro molto duro, che sarà il lavoro del re. Fin dall’inizio egli prenderà uno stipendio ed un po’ alla volta il suo stipendio aumenterà. Così voi due potrete vivere e potrete prendervi cura dell’educazione dei tuoi fratellini. Nutri ancora qualche riserva?” “No, moharaj, non ho più nessuna obiezione... A quando le nozze?” “Quando tu lo vorrai”. “Siano allora domani mattina”. Detto ciò, rivolto al principe, disse: “Su, andiamo, fammi conoscere tua madre e poi andiamo a casa mia. Mia madre ha creduto alle tue bugie e adesso vediamo cosa dice... La mezza lepre è rimasta ancora lì!”.

di p. Antonio Germano Das, sx. - antoniogermano2@gmail.com

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