LA MAGIA DEL SORRISO

Visite: 572

Favole bengalesi che vogliono far riflettere

di p. Antonio Germano Das, sx.

02 gennaio 2018

Back 

BREVE PREMESSA. Il nome della ragazza, protagonista del raconto, è Nila. In lingua bengalese nila è il nome dello zaffiro, una pietra preziosa, che rispecchia l’azzurro del cielo. Il sorriso di Nila è magico, contagioso e, nel racconto, si rivela anche come medicina salutare. All’inizio del nuovo anno può essere di augurio a questo nostro mondo, che sembra aver smarrito il sorriso: sa ridere, anche sguaiatamente, ma non sa sorridere.

Nila si ridestò dal sonno alle sette. All’alba aveva fatto un sogno: suo padre parlava e lei, seduta, ascoltava. Le era piaciuto molto quello che diceva, ma adesso non aveva più in mente quello che suo padre le aveva detto. Nila si stiracchiò e si distese di nuovo sul letto. Improvvisamente le venne in mente una parola del suo compleanno. Lei aveva fatto una promessa: se ogni giorno io non riuscirò ad aprire al sorriso la bocca di tre persone, voi mi cambierete il nome. Ma oggi da chi andrò? La nonna ed il nonno non sono in casa, perché sono andati in giro dai parenti; papà si è recato nei campi con l’aratro; mio fratellino dorme ancora; Cosa fare? Mamma starà senz’altro seduta accanto al fuoco a preparare il ruti (=pane, una schiacciata di farina, che può essere un chapati o una porata, a seconda della consistenza). Nila si recò da lei e si sedette su uno sgabello vicino alla mamma.

La mamma, tutta presa dal suo lavoro, aveva cominciato a preparare il ruti ed, anche se l’aveva vista, non le aveva dato retta. Nila ruppe il silenzio: “Lo sai mamma che sei molto bella?” “Come faccio a non saperlo, piccola mia? Me lo hai già detto ieri”. “Ma io non sto parlando di ieri, lo sto dicendo adesso”. “Piovano sulle tue labbra petali di rosa, tesoro mio”. La mamma si terse il sudore dalla fronte. “I petali di rosa son piovuti ieri, mamma; me lo hai detto ieri”. “Io non sto dicendo parole di ieri, tesoro, lo sto dicendo oggi!” “Bene, mamma;diventerò bella come te?” “Oh! Me lo chiedi di nuovo? Tu diventerai più bella di me”. La mamma sorrise. “Anche sulle tue labbra piovano petali di rosa, mamma! Devo andare al negozio?” “Se ci andassi, faresti bene; vai e compera una taka di peperoncini ed una taka di sale; ma, mi raccomando, fai presto, perché devi andare a scuola”. “Oggi molti non ci andranno. Oggi anche se non vado, non cade il mondo”. “No, figlia mia, non va bene! La maestra mi ha detto che se il tuo posto è vuoto, in classe non c’è buon umore, sembra respirare aria funebre e tutti chiedono: Dov’è Nila? Se Nila non viene, noi non studiamo! Tu lo sai; nessuno sa sorridere come te”.

“Ma perché essi non imparano?... Certo, di tanto in tanto, si fa fatica a sorridere e tu lo sai, mamma”. “Non c’è dubbio, piccola mia... Ma tu, alla tua età, come hai fatto a capire tante cose?” “Perché? Forse che mi mancano gli occhi? E poi quel giorno anche papà lodisse: voi ragazze col sorriso potete trasmettere gioia o anche accendere il fuoco; ma, se andate ad accendere il fuoco, potreste bruciarvi interamente le braccia e la faccia...” Ciò detto, Nila si avviò di corsa verso il negozio. La madre rimase a guardarla: Stupendo! Anche se piccola, che importa; anche se salta come una gazzella, che importa; questa piccola ragazza è riuscita a carpire il vero linguaggio della vita: è diventata adulta! Anche se non lo dice alla mamma, è proprio così!...

Avvertito l’odore del ruti, che stava bruciando, la madre si girò verso il fuoco. Si mise a friggere un uovo, che poi fece scendere nel piatto della figlia. Vedendo che che tardava a venire, cominciò ad agitarsi... : Come mai la ragazza non torna? Lei ha un mucchio di amiche; se ne incontra una per strada, attacca subito discorso o si mette a giocare con lei. E’proprio come suo padre... tuttavia... se è come suo padre, che colpa ne ha? Il ridere e lo scherzare col babbo in questi otto anni le ha riempito il cuore di gioia; se nel mentre ci scappa una o due marachelle, non bisogna forse passarci sopra?... Ma eccola, sta arrivando correndo alla velocità del vento... Questa volta quale buona notizia porterà? “Ecco, mamma, il sale ed i peperoncini”. “Sbrigati a fare colazione; come mai hai fatto così tardi?” “E’ un lungo discorso! Il negoziante stava pesandomi il sale con una faccia melanconica. Io gli ho detto: No, chacha(=zio, per i musulmani), noi non mangiamo il sale melanconico, piuttosto vado a comprarlo al negozio di Kalu Miya! Se al sale non si mescola un pizzico di sorriso, il sale non ha sapore”. “Hai detto questo al chacha? E lui cosa ha risposto?” “Ha detto: Oggi non ho la testa a posto; da tre giorni Halima è con la febbre, l’ho fatta visitare dal medico, ma è ancora a letto e non mangia niente. Quando ho sentito le sue parole, mi son tornate in mente le parole del sogno. Papà mi aveva chiesto: Dimmi, Nila, qual’è la medicina che può guarire ogni sorta di malattia? Io gli avevo risposto: l’Aspirina! Il babbo riprese: questo valeva una volta; ai nostri giorni è stata scoperta una medicina ancora più potente. Non c’è bisogno di comprarla, perché si può trovare in ogni casa... Qual’è quella medicina?... Io non seppi rispondere. Questa volta ho pensato: andrò e vedrò se nella casa di Halima quella medicina si trova o meno... Halima era a letto. Mi misi a chiamarla a voce alta. Halima aprì gli occhi e mi vide. Le toccai la fronte e capii che aveva solo un po’ di febbre. Allora le afferrai le mani e, tirandola su, presi a dirle: ma come! Non hai febbre, non sei ammalata, a tuo padre, nell’angoscia, il negozio sta andando alla malora e tu te ne stai stai sdraiata come una principessa? Ti dico che così non va!”

La madre sbottò a ridere e disse: “Quale è stata la reazione della povera Halima?” “Cosa vuoi che facesse? Ha fatto come stai facendo tu adesso. Ridendo ridendo è scesa giù dal letto. Che più? Sono andata poi dal loro negozio, ho comprato un gelato, sono tornata da lei e, ridendo ridendo, noi due abbiamo mangiato il gelato: metà io e metà lei. Poi mi son mossa di corsa per tornare da te”. “E quella medicina che tu cercavi, l’hai poi trovata?” “Oh! La medicina? No, non si è fatto niente, mi sono completamente dimenticata della medicina”. “No, tesoro mio, tu non ti sei dimenticata. Tu la medicina l’hai portata via da qui con te. Halima è guarita alla vista del tuo sorriso, proprio come ho fatto io. Adesso sto proprio bene e di buon umore. Su, adesso prendi e mangia”.

di p. Antonio Germano Das, sx.

Back