indietro

 

Sabato 29 settembre i giornali hanno pubblicato i decreti firmati da Mario Pietracupa che, dopo la bagarre in consiglio regionale, si è visto passare la palla per l’assegnazione degl’incarichi per i consigli di amministrazione di trentuno enti subregionali

 

------------------------

 

Solo logiche di potere

 

            I nominati sono esattamente 113, sono stati per la quasi totalità indicati, spesso anche con sovrapposizioni, dai partiti politici che hanno seggi in consiglio regionale ed occupano ovviamente ruoli importanti nella gestione di una fetta importante dell’economia regionale. Sono soggetti pagati con denaro pubblico, ma naturalmente per i criteri di nomina devono rispondere ai partiti che li hanno suggeriti e dunque possono rappresentare pedine importanti dei cosiddetti feudi elettorali.
Vogliamo sottolineare come il numero delle nomine ci impressiona ancora tanto per una piccola regione come il Molise, dove i costi della politica sono già enormi.
Non vogliamo comunque genericamente stracciarci le vesti per la spartizione della torta avvenuta, si dice, secondo criteri di rappresentanza, ma che in realtà rispecchia ancora il vecchio, abusato ed eticamente logoro manuale Cencelli.
                Ci rifiutiamo anche di appellarci a quella che Berlinguer chiamava la differenza etica della sinistra, perché pensiamo che su tale questione, visto il comportamento delle minoranze in consiglio regionale, non c’è più neppure la possibilità di rivendicare tale criterio nell’azione politica di chi ci rappresenta, avendo tutti partecipato alla spartizione degl’incarichi senza che nessuno sia stato capace di marcare una posizione diversa da logiche di comportamento che sono unicamente di acquisizione o mantenimento del potere.
                 Ebbene anzitutto che i cittadini conoscano le modalità che sottendono la nomina nell’assegnazione degli incarichi a livello regionale. 
                 Dopo l’avviso sul bollettino regionale, gl’interessati, spesso pure se già in possesso di altri redditi, possono produrre domanda con il proprio curriculum anche per incarichi in più enti. In quest’ultima occasione ci sarebbe stato anche chi da tuttologo ha fatto istanza addirittura per incarichi in quindici enti diversi.
                 Il governatore sceglie i presidenti ed i partiti politici in consiglio regionale decidono chi tra coloro che lo hanno chiesto accederà nei consigli di amministrazione degli enti subregionali.
Tra giochetti, trucchi, promesse e blitz il consiglio regionale fa scadere i tempi e le nomine vengono fatte dal presidente Mario Pietracupa.
                 Ci sembra evidente che una tale metodologia non fissa alcun criterio selettivo sulla preparazione e dunque sul merito degli aspiranti, ma soprattutto non garantisce sistemi di oggettività e trasparenza nell’assegnazione degl’incarichi.
                 Come società civile non possiamo avallare un tale modo di procedere, ma dobbiamo pretendere da chi ci rappresenta un salto di qualità che pensi finalmente ad una legge per l’attribuzione delle funzioni di cui stiamo parlando secondo criteri alternativi che debbono essere fondati su selezioni per concorso pubblico da controllare rigorosamente nelle linee di svolgimento. 
                 Un secondo problema da risolvere è quello dell’accorpamento di parecchi enti subregionali che attualmente sono davvero troppi per una piccola regione come il Molise.
Se è vero che sul nostro territorio ci sono tanti giovani laureati disoccupati, come possiamo pensare ancora di consentire l’accesso alle nomine suddette a persone già in possesso di redditi consistenti ed in molti casi senza preparazione e competenze specifiche per diventare esperti o consulenti in aziende, consorzi, commissioni, consulte, istituti, enti, agenzie?
                 Le pari opportunità per incarichi nella pubblica amministrazione secondo metodologie legate al merito ed al rispetto della legalità debbono tornare ad essere il primo anello per garantire intorno a noi la giustizia sociale.
                 Queste soluzioni crediamo siano il cuore di una seria riflessione sulla struttura ed il funzionamento degli enti subregionali.
                 Ai partiti chiediamo di non nicchiare e di affrontare radicalmente il problema, altrimenti la loro credibilità continuerà ad essere praticamente uguale a zero.
                 Se la politica non esce dal sottobosco delle logiche del potere, nonostante le prime avvisaglie di insofferenza dell’opinione pubblica con le proteste di massa, il rischio è che il populismo possa davvero sfociare in tentativi di gestione poco democratica dei processi socio-economici.
                 Allora, per favore, come cittadini non aspettiamo che le leggi piovano dall’alto, ma diamoci da fare per elaborarle e proporle dalla base
 

 

Umberto Berardo

 

indietro