Proviamo ad immaginare insieme il futuro della sinistra nel Molise
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Dopo le elezioni regionali di novembre in una serie
d’incontri tenuti prevalentemente a Campobasso, più fuori che dentro i partiti
dell’Unione, si è cercato di riflettere ad alta voce sulle ragioni della
sconfitta elettorale.
In tali assemblee, insieme ad analisi autentiche e
spontanee, ci è sembrato di cogliere anche interventi minati da forti
contraddizioni da parte di soggetti nei quali non sempre era possibile rilevare
coerenza tra idee affermate ed azione politica tenuta in sede di campagna
elettorale.
Non vogliamo però riportare il discorso ancora sulle
passate elezioni, perché sicuramente diventeremmo leziosi o stucchevoli, mentre
noi, voltando pagina, vorremmo occuparci del futuro.
La sinistra molisana vive, a nostro avviso, da tempo
una forte crisi d’identità culturale, etica e politica che l’ha portata a
smarrire le ragioni vere dell’impegno individuale e collettivo nelle strutture
organizzate in favore della società.
Fuori da un impegno disinteressato in favore del bene
comune, si è perso il riferimento della politica come servizio e si è entrati
nella logica della conquista del potere, anteponendo personalismi e prestigio
personale alla salvaguardia dei diritti comuni.
Tale fenomeno ha svuotato valori di riferimento
profondi e principi ideologici, riuscendo perfino a cancellare regole condivise
che fondavano la relazione tra demos ed istituzioni.
La crisi del rapporto tra etica e politica ha generato
anche nella sinistra molisana partiti che, da strutture di coordinamento e di
raccordo della sovranità popolare, si sono trasformati in organi di gestione
del potere.
Anche a sinistra allora il compromesso, il clientelismo e gl’inciuci sono diventati sistemi accettabili e condivisi, praticati senza scrupoli pur di raggiungere appunto il potere, mentre lo scopo della politica dovrebbe essere solo e soltanto quello del governo della società e delle sue dinamiche per indirizzare beni e servizi verso la tutela di tutti i cittadini.
Con tali obiettivi soprattutto i partiti della
cosiddetta sinistra radicale o alternativa hanno finito per ammalarsi
inguaribilmente anche di settarismo, avvitandosi in chiusure spaventose verso
le altre formazioni del centro-sinistra ma soprattutto nei confronti della
ricchezza culturale della società civile, il cui apporto intellettuale è stato
snobbato o visto come nemico dei giardinetti di potere conquistati il più delle
volte grazie all’inganno o al sotterfugio.
La conseguenza di tutto questo è che i partiti della
sinistra, preoccupati di costituirsi come centri di organizzazione del consenso
e come sezioni elettorali permanenti, hanno smesso di elaborare idee, di
costruire progetti e di confrontarsi in rete con il territorio ed i suoi
abitanti.
Le stesse realtà di base e le associazioni culturali,
pur avendo il merito di aver animato il dibattito sulle questioni pubbliche,
hanno peccato di accademismo, di intellettualismo e di inadeguatezza organizzativa.
In generale insomma la sinistra molisana manca,
secondo noi, di una capacità di sintesi su un progetto complessivo di
organizzazione della società molisana che altrimenti rischia di diventare
sempre più marginale fino a scomparire anche come regione autonoma.
Ci pare, allora, che gl’incontri tenutisi a livello
informale per dibattere sulle ragioni della sconfitta alle regionali debbano
allargarsi a rete sul territorio per trasformarsi in modo propositivo nella
delineazione del progetto di rinnovamento della politica nei principi, nelle
regole e nei metodi.
Rompere il muro di gomma contro cui abbiamo cozzato
nei diversi tentativi di costruire il nuovo significa impegnarsi in prima
persona ed in modo organizzato per impedire che continui la deriva cui abbiamo
assistito negli ultimi anni.
È evidente che questa operazione va fatta con il
contributo di tutti e con l’impegno dei partiti costituiti, ove se ne ravvisi
la possibilità; altrimenti si può e si deve pensare ad un soggetto politico
alternativo.
Il percorso può essere quello di assemblee pubbliche
nei principali centri della regione, ove possa confluire il territorio
circostante, che poi devono fare sintesi in una convention nel capoluogo
regionale.
Ridefinire un progetto politico per la sinistra
molisana intanto significa anzitutto ricostruire una base etica e di rispetto
della legalità al comportamento sociale, vuol dire fondare una democrazia
partecipata, eliminare ogni forma d’individualismo e di personalismo
dall’azione politica, sondare il consenso popolare sulle grandi questioni di
fondo della vita collettiva, risolvere i problemi sociali con l’unico scopo di
realizzare il bene comune.
Tutto questo nell’immediato richiede di lavorare ad
un progetto che veda prioritariamente il rafforzamento dell’educazione
permanente su tutto il territorio del Molise, vuol dire qualificare la ricerca
culturale di livello universitario, creare una classe dirigente capace e responsabile,
far nascere forze imprenditoriali autoctone in grado di potenziare lo sviluppo
economico regionale, rafforzare i servizi sociali sul piano quantitativo e
qualitativo, eliminare enti inutili e sprechi di denaro scandalosi,
riorganizzare la pubblica amministrazione ridefinendo anche con coraggio le
entità comunali sul territorio, costituire senza plagi uno statuto regionale a
misura delle necessità del Molise, ridisegnare la legge elettorale regionale,
inserendo le primarie per l’indicazione dei candidati e prevedendo un sistema
proporzionale multiplo che dia il massimo della scelta ai cittadini, fissare il
principio della discontinuità nelle candidature, individuare sistemi di
collegamento tra elettori ed eletti, ma anche di controllo dell’operato di
questi ultimi.
Sono solo alcune ipotesi d’inversione di tendenza che
secondo il nostro parere la politica deve avere nello schieramento della
sinistra molisana e che devono marcare la differenza con quanti oggi confondono
i privilegi di pochi con gl’interessi collettivi.
Il nostro auspicio è che un’ipotesi di impegno poco
parolaio e molto creativo si faccia strada.
Se lavoro si deve fare in tale direzione perciò, sarebbe
auspicabile costruirlo su documenti scritti piuttosto che su dibattiti pubblici
fondati su interventi verbali che lasciano scarsa traccia per la definizione di
seri progetti culturali, politici e sociali.
A chi affidare l’organizzazione di un simile
percorso?
Noi crediamo che un’ipotesi possibile sia quella di
darne l’impostazione iniziale ad un comitato di coordinamento costituito, se lo
vorranno, dai direttori dei tre mensili “@ltroMoliseMagazine”, “Il Bene Comune”
ed “Il Ponte” che tra l’altro potrebbero anche garantire il collegamento
informativo sull’iniziativa.