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La stagione delle bombe
A quarantadue anni dalla strage di Piazza Fontana tornano
a scoppiare le bombe. La scorsa settimana un ordigno è esploso a Roma in
una delle sedi di Equitalia. Un caso?
L'episodio si inserisce in una stagione di sacrifici imposta dal governo
tecnico di Mario Monti e dai suoi mentori del club Bildenberg.
C'è disperazione
tra la gente, e questo potrebbe aprire a scenari inquietanti. Dipinto di Carosso sulla strage di Bologna Dipinto di Carosso sulla strage di Bologna Dicembre, mese di
bombe. Esattamente quarantadue anni fa, il 12 dicembre 1969, sotto un
cielo plumbeo e già gravido dei drammi che segneranno gli anni '70, a
Milano esplode una bomba. Siamo in Piazza Fontana e l'ordigno scoppia in
una filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura. Muoiono diciassette
persone e altre ottantotto restano ferite. Quarantadue anni dopo, c'è
un'altra bomba che sta per scoppiare ed forse un ordigno più pericoloso
di quello del '69, perché non è imbottito di tritolo ma di qualcosa che
se esplode fa molto più male: la disperazione. Nessuno morirà per una
scheggia che mozzerà una testa, un'arteria o che si pianterà nella
giugulare di qualche sventurato. Niente di tutto questo.
Sarà una morte più silenziosa, che arriverà inesorabilmente giorno dopo
giorno, stento dopo stento, tassa dopo tassa, balzello dopo balzello,
cappio dopo cappio. Perché questo dobbiamo aspettarci, che qualcuno
s'appenda a una trave o a un balcone. Quello che aspetta gli italiani, è
un Natale di seconda mano, servito da un governo mai legittimato dal voto
dei governati e pronto alla peggiore macelleria sociale. Mentre scriviamo
questa nota, è in corso l'incontro tra il Capo del governo, Mario Monti,
e i leader delle massime organizzazioni sindacali che per questa mattina,
in risposta alla manovra governativa, hanno indetto uno sciopero generale
di tre ore. In pratica un belato da pecore al confronto di una vera e
propria rapina nelle tasche degli italiani. L'unico e isolato moicano che
ha mostrato di avere palle e cervello, è stato Maurizio Landini della Fiom, l'organizzazione sindacale che
oggi sciopererà per otto ore. Protestano, i metalmeccanici, contro due
rapine: quella di Monti e quella di Marchionne. Ma questa è un'altra
storia.
Torniamo all'oggi. Il governo Monti – Napolitano (chiamiamo le cose col
loro nome) ha varato una manovra che nella patria degli azzeccagarbugli
non poteva essere battezzata con un nome più beffardo: "Salva
Italia". E' veramente uno strano Paese, l'Italia: una banda di
milionari che nessuno ha eletto viene messa al timone del Paese grazie a
un putsch organizzato dall'alta finanza internazionale (Bce, Fmi,
Trilaterale e Club Bildenberg in testa) con la
complicità delle cancellerie attestate sull'asse franco-tedesco; e i
milionari al governo, gente che viaggia a pensioni da decine di migliaia
di euro al mese, per risanare i danni provocati da banche e squali della
finanza mondiale (cioè da coloro che per anni si sono prestati tra di
loro soldi inesistenti) che fanno? Stangano, al solito, gli italiani
appartenenti alle fasce medio basse della popolazione, questa volta
vampirizzati oltre ogni limite. Insomma, per campare bisognerà lavorare
fino a morire. E' questa la filosofia dell'intera manovra governativa.
Alla rapina dei quattrini, va poi aggiunta la rapina di democrazia.
Se fino a qualche settimana fa potevamo ritenerci espropriati dal
sacrosanto diritto a sceglierci i parlamentari, ora a quell'esproprio
possiamo aggiungerne un altro: il popolo, tanto osannato dalla nostra
Costituzione, in Italia non sceglie più né i propri rappresentanti né,
conseguentemente, i propri governanti. E allora, di fronte a queste
derive golpiste, bisogna stare attenti. Ci sono, nell'aria, segnali
inquietanti di disperazione. Quella che fa più male del tritolo. Chi ne
cercasse un esempio, rilegga le cronache della scorsa settimana. Vi
troverà, ancora una volta, una bomba, quella esplosa a Roma in una sede
di Equitalia, l'agenzia voluta dallo Stato per
il recupero dei crediti da esso vantati nei confronti dei cittadini. I
debiti, si sa, vanno pagati. E va bene. Quello che non va bene è
l'infernale meccanismo vessatorio messo in piedi da Equitalia.
Per chi volesse averne un'idea, è indicativo il caso di una malato di
Alzheimer a cui Equitalia, per un debito di
soli 63 euro, ha avviato una procedura di esecuzione immobiliare buona a
togliere allo sventurato un tetto dalla testa.
L'intera vicenda, che ha fatto emergere profili di illegalità, ha indotto
il pm genovese Francesco Pinto a chiedere il
rinvio a giudizio per il direttore ligure di Equitalia,
Piergiorgio Iodice, e dei funzionari della
stessa società concessionaria del servizio di riscossione tributi: Silvia
Angeli, Roberto Maestroni, Pierpaolo Trecci. Il caso risale al 2005 quando Equitalia era ancora Gestline
e le accuse nei confronti degli interessati sono di abuso in atti
d'ufficio e falso. Equitalia, nel corso del
2010, ha recuperato crediti per 8,8 miliardi di euro in nome e per conto
dello Stato, circa 160 euro a persona. Quest'ultimo, nei confronti delle
aziende italiane, è debitore di oltre 70 miliardi di euro. Un cattivo
pagatore, lo Stato, che spinge gli italiani diritti nelle mani degli
usurai. E' facile allora capire che se non si ristabilirà un equilibrio
nel patto sociale tra Stato e cittadini, le bombe, quelle vere, purtroppo
potrebbero tornare ad esplodere. E' questo un pericolo che non va e non
può essere sottovalutato.
di Pasquale
Di Bello (da infiltrato.it)
Campobasso,
li 13 dicembre 2011
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