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Sisma 

 

Scopri la vulnerabilità di casa tua



La vulnerabilità dei fabbricati è uno strumento per misurare l’intensità di un sisma, ma essa è difficile da stabilire quando mancano conoscenze precise sulle sue caratteristiche strutturali.

Non si può misurare l’intensità di un sisma senza mettere in rapporto l’energia della scossa con le caratteristiche di vulnerabilità degli edifici. Per valutare la capacità di resistenza dei manufatti all’azione sismica occorre adottare più parametri, in base ai quali si potrà stabilire se il fabbricato è vulnerabile o meno. Innanzitutto occorre dire che è profondamente differente l’esame della vulnerabilità negli edifici in muratura piuttosto che nelle costruzioni in cemento armato.

Per i primi è possibile distinguere un differente grado di vulnerabilità che va da alto, medio e basso in dipendenza di alcuni connotati fisici. Tra questi vi è di sicuro l’eventuale presenza di lesioni che si manifestano con fessure che denunciano la presenza di movimenti delle murature ancora in corso oppure di dissesti verificatisi in passato.

Bisogna, poi, controllare se la costruzione è stata oggetto, in tempi relativamente recenti, di interventi di ristrutturazione che abbiano puntato al miglioramento statico con il rinforzo delle strutture oppure di riparazione di danni subiti utilizzando tecniche quali le cuciture armate, il cuci-scuci, ecc. o, ancora, la sopraelevazione di un piano. Più frequenti sono i lavori di sostituzione dei vecchi orizzontamenti in legno, solai e coperture, con nuove tecnologie, più spesso in cemento armato che oggi si cominciano a considerare non idonee modificando le rigidezze degli impalcati, per cui a volte si procede, specie per i tetti, al ripristino delle strutture originarie (vedi la scuola di Roccamandolfi).

Se non è particolarmente vulnerabile l’intero volume edilizio, lo possono essere almeno sue parti, pure piccole, e ciò si verifica con tutti gli elementi aggettanti (fregi, cornicioni e balconi) e pezzi minuti tra cui comignoli e torrini. C’è una vulnerabilità intrinseca nella forma architettonica che è in dipendenza della sua regolarità (in pianta e in altezza, cioè senza allargamenti alla base e senza rastremazioni verso l’alto con piani progressivamente più stretti), della presenza di aperture molto ampie come potrebbe esserlo un loggiato ai livelli superiori o un porticato nella parte basamentale, del non allineamento delle bucature il che può succedere a causa della creazione di nuove finestre a seguito di una diversa distribuzione interna, la mancanza di continuità delle pareti con muri cosiddetti «in falso», cioè poggianti sul solaio e non sugli apparati murari sottostanti. Uno degli aspetti più preoccupanti che determina una elevata vulnerabilità della costruzione è l’esistenza di componenti spingenti della copertura e, quindi, di travi disposte obliquamente secondo la pendenza delle falde del tetto e non in senso trasversale ad esse. Finora abbiamo avuto come riferimento in questa descrizione l’architettura civile, mentre adesso occorre fare un cenno agli edifici monumentali tra cui le chiese le quali sono di necessità strutture non scatolari per l’assenza di livelli intermedi, costituendo l’edificio di culto un volume unico, capaci di collegare fra loro i setti verticali; le architetture religiose hanno perciò muri liberi dal pavimento al soffitto, fatto che li rende evidentemente flessibili e, di conseguenza, fragili rispetto alle scosse.

Oltre che agli aspetti riferiti all’edificio in stesso bisogna considerare nella misurazione della vulnerabilità pure il rapporto che esso ha con il contesto. Costituisce un elemento di debolezza la sua collocazione in adiacenza di un altro fabbricato che ha orizzontamenti sfalsati rispetto a quelli del manufatto in questione, oppure se siamo in una strada in pendenza l’avere a confine un muro libero sovrastante. Per fortuna, a tranquillizzare sulla sicurezza della struttura vi è il fatto che gli edifici in muratura del passato sono generalmente di pochi piani essendo tipologie unifamiliari in quanto, specie nei piccoli centri, manca la tradizione della casa ad appartamenti. Va evidenziato, a questo proposito, che proprio lo scarso numero di piani, solo 2 per quelli costruiti in zona sismica a partire dagli anni ’30, insieme alla disposizione in linea delle bucature, altra prescrizione delle norme sismiche, rende l’edificio sicuro e, nello stesso tempo, la limitata altezza mitiga la rigidità della forma dovuta alla regolarità della coperture ed alla loro simmetria conseguente. Quantificando in termini di periodo di vibrazione si ha che la frequenza degli usuali volumi architettonici varia tra 0,1 e 0,5 secondi per cui hanno una risposta sismica nettamente inferiore a quella delle strutture in cemento armato. Innanzitutto va detto che gli edifici in c.a. sono pressoché sempre isolati dai fabbricati circostanti e, pertanto, non interagendo con gli spostamenti per effetto di eventi tellurici di fabbricati con differenti modi di vibrazione.

Pure per il calcestruzzo armato un fattore che contribuisce alla stabilità è l’elevazione che nel Molise, salvo che negli agglomerati urbani principali, raggiunge al massimo i 5 piani. Trattandosi prevalentemente di costruzioni a scopo  residenziale il passo tra i vari livelli è di 3 metri. Nei fabbricati realizzati con questa tecnologia è ricorrente la presenza del tetto a padiglione il quale permette un miglior concatenamento della copertura. Detto questo, si deve entrare nel tema del rapporto tra forza sismica e connotati strutturali dei manufatti. La scala Mercalli stabilisce il grado di un terremoto sulla base dei danni subiti dall’edificio e questi ultimi dipendono dalla vulnerabilità dei fabbricati. Vi sono eventi tellurici in cui il danneggiamento è significativo a causa della fragilità delle strutture presenti nell’area colpita. Non è facile in ogni caso determinare qual è la classe di vulnerabilità in cui iscrivere l’edificio poiché può capitare che non vi siano conoscenze sufficienti sulla tecnica costruttiva adottata o sui materiali impiegati.

D’altra parte l’aver fissato quanto l’edificio sia vulnerabile non garantisce automaticamente di poter attribuire in modo sicuro quale sia stata l’intensità di una scossa. Infatti se il terremoto è stato lieve la massa edilizia non viene lesionata e, perciò, è impossibile definire il grado di intensità del sisma. Al contrario se la scossa è troppo forte i fabbricati crollano rendendo non applicabile la metodologia del Mercalli in cui l’intensità dell’evento è legata al danno da questo provocato; se i fabbricati collassano è lecito far rientrare questo terremoto in qualsiasi livello della scala Mercalli essendo ammissibile qualsiasi grado superiore a quello in cui si registra la distruzione di manufatti sismici. Si può arrivare alla vulnerabilità anche attraverso lo studio dei meccanismi di collasso che si attivano durante un sisma: riconoscendo che l’azione sismica interessa maggiormente la parete in senso trasversale a questa, si deve ritenere che essa sia più forte quando provoca il ribaltamento della facciata, cioè attiva meccanismi cinematici fuori dal piano della muratura. Anche in questo caso, però, l’intensità di un terremoto non può essere univocamente determinata perché accade a volte che il collasso avvenga per implosione della struttura.

Pertanto, si conclude osservando che la vulnerabilità è un utile strumento per misurare un sisma, ma che essa non va assunta quale parametro assoluto

di Francesco Manfredi Selvaggi

 

Campobasso, 12 Ottobre 2009  

 

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