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Miracolo:
a Bologna Comuni che si fondono; in Molise Comuni già ... "fusi"



In Molise sono tantissimi i paesi che non raggiungono i mille abitanti: per la precisione, essi ammontano a 68; 36 su 84 sono ubicati in provincia di Campobasso e 32 su 52 in quella di Isernia.

 

Recentemente la Regione ha deciso di venire in loro aiuto stanziando 600mila euro, invitando i rispettivi Sindaci ad una gestione dei servizi in forma associata. Nella sostanza, l'ente sovraordinato ha deciso di incentivare lo sviluppo di quelle PP. AA. e di evitarne la marginalizzazione economica, ricordando ad esse i contenuti della legge regionale n. 9 del 2009. L'idea era buona, ma è diventata come l'acqua che si fa vapore quando venga versata su di una superficie metallica rovente. Per di più la Regione si è comportata con la mentalità di chi fa ancora calare le cose dall'alto, mostrando di essere d'accordo sulla tesi che le piccole realtà non vanno eliminate (manco quando non possono funzionare) perché bisogna "tutelarne la storia e le valenze turistiche e culturali che rischiano di scomparire". Invece, altrove la pensano già diversamente. E chi scrive ha potuto constatarlo di persona in Emilia-Romagna, dove è divenuto teste di un importante avvenimento.

Nel Bolognese è nato un "nuovo" Comune che è stato denominato Valsamoggia. Vedrà la luce a breve in luogo di cinque enti locali territoriali scomparsi: Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno. Conterà 30mila abitanti e sarà il quarto centro più grande della provincia felsinea. A volere fare un po' di conti, è stato stimato un risparmio pari a 240mila euro per anno. I cinque comunelli originari sono ubicati nella valle del Samoggia e si sono fusi senza eccessivi rimpianti, cancellando cinque Sindaci, cinque Giunte (per complessivi ventotto componenti) e cinque assisi civiche in cui sedevano ben settantasette consiglieri. Tutti questi amministratori ora sono stati sostituiti da un Sindaco, da un Esecutivo di sei componenti e da un consesso di venti membri. Una sfoltita veramente ragguardevole attuata con l'obiettivo di risparmiare e di potere offrire ai cittadini servizi sicuramente più efficienti. La procedura è stata avviata con le deliberazioni di tutti i Consigli comunali ed il traguardo è stato posto al 2014 quando, con le prossime elezioni amministrative, potranno essere eletti gli organi gestionali e programmatori del nuovo ente.

Con la legislazione vigente, attivare una procedura per "fondere" Comuni è cosa faticosa. Difatti non è sufficiente l'approvazione delle deliberazioni comunali. Occorre che la Regione emani una legge che legittimi la "fusione". Dopodiché deve tenersi un referendum consultivo perché possa prendersi atto, formalmente, della manifestazione di volontà. Soltanto a procedura conclusa, il carteggio che si è formato finirà sulla scrivania del Ministro dell'interno. Insomma la "matassa" è talmente complessa che, nel caso bolognese, il compito di seguire l'iter è stato affidato alla Scuola di studi amministrativi dell'Università di Bologna. Per anticipare i tempi, i cinque Comuni hanno deciso di "marciare" subito insieme, seppure su base volontaria; dal deliberato è sortita una Unione di comuni (della Valsamoggia) e l'unificazione dei servizi e delle strutture. Perciò la Polizia municipale sarà coordinata centralmente, poi sarà approntato uno sportello unico per le attività produttive e verranno uniformati i vari Regolamenti edilizi.

La cosa bella è che a cavalcare la fusione locale è stato il Pd, che governa in ciascuno dei cinque Comuni; al contrario - ad osteggiarla - è stato il Centrodestra che invece la propone da Roma quale programma fondante di Governo. Anzi, lo stesso Ministro Tremonti è uno dei maggiori sostenitori dell'accorpamento degli enti minori. Già questo lascia capire che la politica italiana è divenuta un luogo dove ormai sia possibile sostenere, contemporaneamente, tutto ma pure il suo contrario. E così, in un volantino distribuito in migliaia di copie, gli "oppositori" hanno scritto:"L'operazione politico-burocratica annulla, con un colpo di spugna, secoli di storia delle nostre comunità. Un'identità che appartiene a noi, alle nostre famiglie e ai nostri cari, anche quelli che oggi non ci sono più e che avevano nel cuore l'orgoglio di dirsi cittadini di un Comune". Manco fossero stati cancellati i Paesi e non semplicemente le istituzioni locali.

Invece il Pd ha voluto fare di questa fusione un caso nazionale; e lo ha proposto ad esempio di virtuoso riassetto istituzionale e di razionalizzazione dei costi. Alla presentazione dell'evento c'era Anna Finocchiaro e, in prima fila, il Sindaco di Bologna. "In questa sede si contrasta l'immobilismo - ha ribadito la Capogruppo democratica al Senato - Qui c'è un popolo protagonista della forza di un territorio; ed è così che L'Italia si fa migliore dal basso. Questo intervento andrà sui libri di storia in un Paese che l'attuale maggioranza ha reso frammentato". Nel frattempo pure il Pd ha fuso i Circoli di quei comuni ed i propagandisti lasciano passare la voce per cui chi abbia a predicare un federalismo fatto di norme che ammazzano gli enti locali deve essere guardato con sospetto. L'importante, sostengono, è attuare iniziative come questa che si contrappongono concretamente ad anni di chiacchiere della Lega nord che poi, nei fatti, firma soltanto operazioni centralistiche ed autoritarie. Al Centrodestra, che lamenta come l'intera operazione sia stata condotta alla stregua di un affare privato, mantenendo all'oscuro sui criteri della fusione le altre forze politiche, risponde l'università di Bologna che, senza guardare né a Destra né a Sinistra, definisce l'operazione con il termine recentrage (l'aumento della capacità di governo e di "peso" politico di un territorio).

Tradotto in un linguaggio più semplice, ciò significa che si sia voluto evitare ai piccoli Comuni di continuare a non contare alcunché, offrendo loro l'opportunità di mettersi insieme per essere più importanti; anche perché i servizi che le Amministrazioni garantiscono ai cittadini spesso vengono somministrati tramite società di II livello. Non sarebbe il caso che pure in Molise si rimeditasse su certe questioni?

di Claudio de Luca (da primapaginamolise.it)

 

Roma, 8 novembre 2011  

                                              

 

 

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