|
Lettera aperta
ai consiglieri regionali e ai
segretari dei partiti di opposizione
Gentili signori,
ora che l'esecutivo regionale ha preso nuovo corpo in anima vecchia e in un
contesto politico nazionale del tutto diverso, chi come voi è stato
investito da responsabilità di cambiamento ha il dovere di una comune
riflessione su come affrontare uniti la stagnazione e le prospettive di
questa regione. Con un'economia in ginocchio, un malessere diffuso, un
molisano su quattro che non vota, una società femminile appartata ed
esclusa, una regione in sordina che non libera energie imprenditoriali e
che vede migliaia di giovani spersi in ingannevoli radicalismi, voi tutti
siete chiamati come opposizione a destrutturare l'esausto sistema di potere
costruito da "berluscloni" e gattopardi
nostrani. Questo intervento è diretto a richiamare la vostra attenzione su
un'azione di contrasto apparentemente settoriale ma strategica per
l'innovazione e la modernizzazione di questa regione e per sanare un
deficit di democrazia che non ha riscontri nel nostro Paese.
Chiedendovi la pazienza di seguire fino in fondo una riflessione più articolata
di un semplice appunto, parto dal dato elettorale che ha fatto emergere
un'antitesi interessante tra voto cittadino e "paesano". Qualcuno
l'ha negata in termini perfino risentiti, tuttavia oggi la contrapposizione
storica tra città e campagna è accentuata da un fattore moderno che va
sotto il nome di "digital divide", quel
solco cioè che divide le fasce sociali più informate/informatizzate da
quelle che lo sono poco o per nulla. In questo quadro il Molise ha mostrato
il volto duplice e contraddittorio di un'erma bifronte: uno dal sembiante
tenero e antico, quello che non ha domiciliazioni bancarie né mailing list, che fa la fila alla posta, usa il contante al
posto del bancomat, socializza in oratorio, guarda la TV generalista e, se
legge i giornali, li compra in edicola (dove c'è). L'altro è quello
postmoderno che vive sulla rete, che le notizie le prende dai giornali
online, che alla TV preferisce i blog e le clips
di You Tube, che aspetta il Natale per avere
l'agognato tablet o l'iPhone
e che socializza su Twitter e su Facebook (l'osservatorio italiano di Facebook ha registrato 21.600 utenti ad Aquila e 20.700
ad Aosta contro i ben 22.240 a Campobasso dove, ad esempio, è nato il
gruppo "Unire il centrosinistra").
Non meraviglia perciò se il voto per la coalizione Frattura ha fatto
emergere una società cittadina più "digitalizzata" e aperta al
cambiamento, mentre Iorio ha pescato più consensi nei centri meno popolosi,
più tradizionalisti e diffidenti del nuovo, non sempre disinformati ma
oggettivamente meno attrezzati e interessati al dibattito politico. Sul
voto hanno così pesato due spinte contrarie, una conservatrice e
tradizionalista, l'altra super digitalizzata e "distruttrice",
come il "Movimento 5 stelle": conosciamo bene le dinamiche della
prima, forse ancora poco quelle della seconda. (Per inciso sul "caso grillini", viene da associare le 5 stelle del loro
movimento alle 5 "Leggi fondamentali della stupidità umana" che
il grande economista Carlo Cipolla enunciò 30 anni fa a Berkley.
La terza di esse recita infatti: "Una persona è stupida se causa un
danno a un'altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun
vantaggio per sé o addirittura subendo un danno".)
Però, sarcasmi a parte, su questi fenomeni giovanili bisogna riflettere e
aprire un dialogo anche per isolarne il qualunquismo del "tanto sono
tutti uguali". Questi ragazzi, oggi politicamente infantili e casinari, sono i nostri figli, i nostri nipoti, sono i digital kids, quelli che
Rifkin chiama "il potere laterale", quelli che sognano di
cambiare il mondo e che quando saranno classe dirigente agiranno comunque
in un quadro di trasformazioni sociali e di nuove realtà politiche. Ma
oggi, in attesa di diventarlo, aspettano da voi iniziative, stimoli e
scatti creativi per le tante cose da fare (dall'occupazione
all'agricoltura, dalla cultura al turismo, dalla sanità all'ambiente, dalla
deriva dei piccoli centri a quella del Capoluogo….).
In questo quadro - e dunque arrivo al punto - spetta a voi e solo a voi
preparare, anzi affrettare l'implosione di un feudale sistema mediatico
regionale foraggiato da risorse pubbliche e private che, in pieno conflitto
d'interessi, consolidano un assetto politico e proprietario di natura inaccettabilmente illiberale.
Di questa situazione da "socialismo reale" (ben documentata da
libri-inchiesta come "Il Regno del Molise di Vinicio D'Ambrosio e
"La banda del buco" di Antonio Sorbo) gran parte dei molisani non
è abbastanza consapevole e l'opposizione che vi ha preceduto, anche per
carenza di cultura mediatica, ha le sue responsabilità per la rassegnazione
con cui ha assistito al massacro del pluralismo dell'informazione e per non
aver denunciato gli intrecci affaristici e pubblicitari dell'imprenditoria
politica che detiene il "Quarto potere" regionale. Finora -
diciamolo - il centrosinistra si è praticamente arreso a un'informazione
servizievole, senz'anima, senza inchieste e senza dibattito di idee: anzi,
pur di raccattare effimere visibilità al suo interno, si è ritenuta paga di
sporadici spazi d'ufficio, magari con l'alibi che "i soldi stanno a
destra". Non c'è bisogno di scomodare il vecchio Marx
per capire il rapporto tra Denaro e Potere arrivando a Berlusconi e da lui
ai Pallante, Patriciello,
Ricci & C.: sta di fatto che in questi anni l'opposizione ha
metabolizzato un sistema di cui è vittima e il risultato è stato quello di
spedire la libertà di stampa nell'underground della rete (da dove, non per
caso, vi scrivo). Ma è in questo sottosuolo digitale che, pur tra mille
difficoltà economiche, è poi fiorito e cresciuto il miglior giornalismo
regionale: ne sono testimonianza quotidiani online come "Altromolise", che ha fatto da apripista a vivaci
testate modello come "Primonumero",
come "Primapagina", come
"Infiltrato" e come, con modalità diverse, "il Bene
comune".
Questi canali - puntualmente ignorati dalle varie rassegne stampa di regime
- sono divenuti punti di riferimento per tanti (ma ancora troppo pochi)
molisani, e su di essi circolano tutte le voci libere grazie a generosi e
non remunerati impegni professionali di "wwworkers"
che è venuta l'ora di far emergere (e contrattualizzare)
anche "in superficie". Mi riferisco cioè a un nuovo sistema
multimediale di cui tocca a voi - di concerto con forze sindacali e
imprenditoriali - proporre la formula e gli assetti di un nuovo sistema
sinergico e integrato che dal cartaceo si allarghi a emittenze di web e TV,
magari puntando su progetti di network finanziabili anche dal basso.
Bisogna insomma pensare a un nuovo giornalismo, gestendo il declino del
vecchio, e puntare su una carta stampata autorevole, soprattutto
indipendente, e su un web che sfrutti le sue potenzialità di rapidità e di
sintesi e non si riduca a lobby di smanettatori
di tastiere.
Alla Regione Lazio c'è una Commissione di Vigilanza sul pluralismo
dell'informazione e si finanziano progetti di nuove piattaforme digitali;
in Lombardia la Regione ha varato un fondo per lo sviluppo di attività
giornalistiche e convenzioni per l'assegnazione in comodato o in locazione
di immobili da adibire a sedi per "micro imprese editoriali":
ecco due dei tanti esempi importabili in Molise per riorganizzare il
settore comunicazione su livelli qualitativi che funzionino da volano di
modernizzazione, oltre che di vita civile e culturale. E' una priorità che
l'opposizione ha ora il dovere di affrontare con un sussulto di stile
politico che accantoni interessi di parrocchia o riserve mentali. Sarebbe
infatti un errore gravissimo pensare a un sistema mediatico da contrapporre
a un altro di diverso colore politico: qui si tratta solo di ripristinare
una libertà di stampa compromessa e dar vita a un'informazione indipendente
dalla politica, opposizione inclusa. Subito dopo la sua elezione il neo
presidente dell'Assindustria, Edoardo Falcione ha rilasciato una
dichiarazione in cui egli sottolinea con fermezza (cito) "l'esigenza
di difendere, in ogni modo, l'autonomia e l'indipendenza dalla politica per
rimettere al centro del dibattito regionale il ruolo dell'impresa e delle
condizioni di contesto per rendere il sistema economico molisano più
competitivo". Musica per le orecchie di molti giornalisti molisani,
perché è proprio di indipendenza e autonomia dalla politica che essi hanno
un disperato bisogno. Solo che mentre Falcione può reclamare il rispetto di
quei valori dai politici, i giornalisti non possono fare altrettanto con
gli imprenditori-editori legati in vari modi alla politica: possono solo
sperare nel "patriottismo" di imprenditori competenti di
modernizzazione e comunicazione e confidare in politici che interpretino
l'urgenza di un cambiamento.
Dunque, gentili signori dell'opposizione, se non disperderete il capitale
affidatovi da un elettorato alternativo e se riuscirete a dar voce anche a
chi avesse delle ragioni per criticarvi, l'opinione pubblica (e il
giornalismo che ne è mandatario) dovrà riconoscervi il merito storico di
avere impresso a questa regione una svolta liberale e liberatoria.
|