|
IL POETA DELLA TERRA
Leggo
su un settimanale on line la presentazione di un
libro, “Manifesto per la terra e per l’uomo”, appena uscito e che si può
trovare in libreria al prezzo di 15 euro. Un libro scritto da un contadino
di origine algerina, Pierre Rabhi, che parla di
buone pratiche agricole, cioè di gesti importanti, anche piccoli, utili
alla salvaguardia del pianeta.
Rabhi vive nell’Ardèche, il
dipartimento della Regione del Rodano-Alpi, dove l’agricoltura è prevalente
con le sue coltivazioni soprattutto arboree, vigneti, frutti e castagne e
dove egli ha vissuto e sviluppato le sue esperienze di agricoltore
improntate sulle buone pratiche agricole e nel rispetto dell’ambiente e
della natura.
Senza questo rispetto – personalmente ne sono fermamente
convinto, e non da ora - non c’è futuro per nessuno.
Buone pratiche agricole, come quelle di un tempo non
lontano: zero pesticidi, zero fertilizzanti, gestione attenta e parsimoniosa
di quel bene incommensurabile che è l’acqua. Un bene più prezioso di fronte
alla scarsità che gli esperti paventano a causa dell’incalzare di un clima
che diventa sempre più caldo.
Una situazione preannunciataci da inequivocabili segnali,
per la quale bisognava prepararsi da tempo e la cui gravità può essere
affrontata solo con interventi immediati e forti praticabili solo se c’e
consapevolezza comune. Dei coltivatori, delle multinazionali dei pesticidi,
dei fertilizzanti e degli Ogm, nonché delle politiche del mercato che, così
come sono oggi, affamano i produttori e ingrassano i distributori, oggi
organizzati in super e ipermercati.
Rabhi, conosciuto anche come “il poeta della terra”, non si è
lasciato condizionare né da queste multinazionali né da quanti,
consciamente o inconsciamente, vivono con esse una permanente complicità,
sapendo bene che il primo complice sarebbe diventato lui nel seguire i
dettami di questi nuovi superpadroni, ben supportati da tecnici che, seppur
bravi, accettano di trasformarsi in piazzisti di prodotti di questa o
quella multinazionale.
Un limite e, forse, una colpa - che sento di rivolgere anche
al mondo contadino. Un mondo che continuo ad amare profondamente e per il
quale ho speso tanta parte della mia vita.
Rabhi, il contadino di origine algerino, sa che la terra ha
bisogno di cure e che il processo che il sistema ha innestato non porta a
far star bene il pianeta ammalato ma ad aggravarne la malattia. Oltretutto
con la nuova organizzazione del mercato e, soprattutto, la sua
globalizzazione, a impoverirlo fino a renderlo nuovo servo della gleba.
In pratica - lo dimostrano i fatti - più produci quantità e
più fai il gioco di chi ti compra con i suoi prodotti e ti rende ogni
giorno più povero.
Tornare alle buone pratiche agricole ed ai tempi non lontani
di quando si mangiava e si era padroni della propria terra e del proprio
destino e, così, riuscire a coinvolgere il mondo contadino a mettere da
parte i super trattori e i superaratri ed a svuotare i magazzini di concimi
ed antiparassitari, vuol dire far saltare il banco, il sistema. Vuol dire
riportare al centro un mondo e una pratica economica fondamentale, non solo
per salvare il pianeta ma, soprattutto, per dare basi solide a un nuovo
domani che non può che essere sostenibile.
Basta riportarsi a 50 anni fa per capire quello che sto
dicendo. A quando il seme era nelle mani dei coltivatori; il coltivatore
applicava l’avvicendamento e la rotazione; il concime era la sostanza
organica e il “cavallo vapore” erano il bue, l’asino o il cavallo. Questo,
non per tornare indietro nel tempo, ma per capire bene il significato dei
bisogni, il senso della libertà, il valore della sobrietà e dell’autonomia
dalle banche e dalla finanza, che oggi manca e porta ad abbandonare la
terra.
Per capire come dalla mancanza di acqua si è passati allo
spreco, con campi di finocchio o di verdure inzuppati dalla non
consapevolezza del valore di questo bene vitale, che non sono più
sopportabili da vedere.
Ciò spiega che ci sono abitudini, culture, da rivisitare e
mettere in discussione per dare il proprio contributo a riportare in primo
piano l’agricoltura e, nel contempo, ritornare ad essere protagonista - con
piccoli gesti e buone pratiche agronomiche - di quei percorsi nuovi di cui
ha bisogno il pianeta, il territorio, il mondo della produzione e della
trasformazione. Al loro fianco è chiamato a schierarsi il cittadino
consumatore al quale, attraverso le scelte di acquisto, è assegnato un
compito fondamentale di sostegno ad un percorso cosciente e responsabile
|