La
posizione di Gian Carlo Maria Bregantini
Un editoriale pubblicato,
domenica 6 luglio, sulla prima pagina de “Il Quotidiano della Calabria” diretto
da Matteo Cosenza ed a firma di Monsignor Gian Carlo Maria Bregantini, vescovo
di Campobasso-Bojano e già vescovo di Locri – Gerace, riapre la discussione
sulle “impronte digitali” dei bambini rom, e molti sono i commenti che in
queste ore si stanno succedendo.
«Sud e Centro, uniti di fronte a problemi comuni, in un incrocio
di pareri da confrontare in lealtà. – Scrive Bregntini - Con un pizzico di
nostalgia, dettata dal rumore del mare che si infrange sulla ghiaia della costa
Jonica. Nella bellezza di colori intatti. Ma insieme con il fascino delle
vette, che è insito nelle cime del Matese, cuore del Molise. Richiamo
densissimo, emotivamente aperto, alle Dolomiti. Ma anche nostalgia
dell'Aspromonte. Perché le montagne si assomigliano tutte, in un intreccio di
messaggi che si fanno sempre nuovi. Perché le montagne vivono di infinito, di
vette e di conquista. In questi giorni,
Con il cuore alle cime, ma anche vicino ai tuguri dei poveri.
Con il suo cuore in alto, ma la mano verso chi soffriva di più. Impegnato nella
Fuci e insieme convinto antifascista. Così mi piace vedere lo stile del
giovane, ovunque sia. Capace di sognare, ma anche di servire. Forte nell'amore,
ma generoso nel volontariato. Immenso negli spazi, ma ben mirato negli
obiettivi quotidiani.
Le vette. Ti conquistano il cuore, prima ancora che tu le
conquisti. E luglio è tempo di vette. Ma è anche spazio di riflessione per
quanti vivono tragedie di disperazione. Mari tragicamente attraversati, per poi
sentirsi inchiodare addosso un reato di immigrazione che li schiavizza. Con un
aggravante che sprofonda in abissi di solitudine. Le montagne, invece, parlano
di spazi infiniti, di frontiere spezzate lungo i secoli da mani che lentamente
si sono riconciliate.» Il vescovo simbolo della lotta alla ‘ndrangheta, continua:
«Quanta fatica fa l'uomo a non odiare, a perdonare, a incrociare cuori e non a
imboccare armi micidiali. E mentre si contemplano, dall'alto, panorami immensi,
come si fa a pensare che il mondo sia ancora fatto di steccati, rigidamente
chiusi, gelidamente custoditi? Come si potrà pregare lo stesso Padre che è nei
cieli infiniti, nel loro azzurro incontenibile, se poi costruiamo barriere di
morte? Se progettiamo “isole” che ci fanno tanto feroci? E di fronte a tanta
bellezza, gratuitamente offerta, mi chiedo se sia sensato chiedere a dei
bambini di lasciare le loro impronte digitali su un foglio sporco d'inchiostro,
che li segna di sudiciume, mentre le nevi intatte ancora accarezzano le cime
dei nostri ghiacciai? Di carezze hanno bisogno i bambini rom, non di impronte.
Di scuole, non di ghetti. Di coccole e non di giudizi negativi. Perché se si
prosegue su questa strada di chiusura, di arroganza, il cielo anch'esso si
chiuderà. Ma per tutti. E non mistifichiamo il provvedimento con la pretesa di
difendere i piccoli. Amos, il profeta contadino, direbbe che “compriamo con
denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali...” Chiediamoci invece
se siamo capaci di costruire uno Stato che sappia perseguire con forza chi
sfrutta i poveri, chi favorisce la prostituzione, la mafia ignobile che li
incatena. Costoro vanno perseguiti con decisione e forza. Essere cioè, come
Stato, forti con i prepotenti. E non forti con i deboli. Le vette ci chiedono
di porre i piccoli e i poveri al centro».
Un invito ed un monito dunque, quello di Monsignor Bregantini
parlando alla Calabria ma anche al Molise ed all’Italia intera: ricordo che se
il Sud non sa difendere chi è più piccolo e più povero di noi, alla fine non
difende se stesso. Che se non tutela chi è fragile, alla fine indebolisce se
stesso. Che se non apre gli orizzonti all'immensità nel cuore dei propri
giovani, di certo permetterà ad altre terre di creare, anche nei confronti di
ogni sud del mondo, barriere razziali e xenofobe. Barriere per di più
giustificate, con la pretesa di protezioni. Che orrore! C'è un'alleanza tra
poveri che va riscoperta e tenacemente difesa. Sempre più, perché sempre più
insidiata da chi sta bene e non coglie il disagio dei poveri! Un monito. Luglio
sia così spazio di vette. Per tutti. Ovunque. E costruiremo insieme la civiltà
dell'amore.»
Monsignor Gian Carlo Maria Bregantini,
vescovo di Campobasso-Bojano