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L’Intervento


L' anima insidiata del turismo molisano

 

Tutti i sistemi turistici hanno un'anima; un'idea centrale e percepita, capace di distinguere gli uni dagli altri. Che ha a che vedere con il "genius loci", ma anche con le campagne di comunicazione messe in atto per promuoverne le attrattive.
E' perciò che la Svizzera propaganda le sue montagne, che la Toscana investe sul turismo culturale, l'Umbria sul religioso e l'Abruzzo su quello naturalistico centrato sul Parco nazionale e sull'articolata e pluriennale campagna intitolata " Abruzzo cuore verde d'Europa". Non è marginale dire che l'anima di un luogo, la sua percezione sintetica ed evocativa, si diffonde anche attraverso vettori ed intenzioni del tutto diverse da quelle programmate e promozionali.
E' quello che è capitato a Napoli per la tragica vicenda dei rifiuti nelle strade, alla Calabria per la minaccia incombente della criminalità organizzata o anche al nostro San Giuliano di Puglia che dopo il terremoto ha fatto il giro del mondo col carattere sobrio, taciturno e laborioso dei suoi abitanti.
E' in virtù di questo complesso ma circostanziato processo di diffusione comunicazionale che chiunque si fa un'idea (non necessariamente realistica) dell'Irlanda, dell'Australia o del Sud Africa, che prescinde addirittura dall'essere mai stato in quei luoghi.
L'anima della nostra regione, l'immagine con la quale siamo percepiti anche da chi non è mai stato nostro ospite, è complessivamente positiva. Gli elementi che la caratterizzano possono essere così sommariamente elencati: una regione piccola e in ritardo di sviluppo industriale, con una tradizione agro-pastorale ancora viva, un tenore ambientale non compromesso, nella quale è diffuso il senso della legalità e dell'autorità statuale, in cui mancano fenomeni di criminalità organizzata e di microcriminalità, con una rete significativa di eventi folklorici, con un paniere enogastronomico di grande qualità e con un patrimonio archeologico pressocché sconosciuto.
Un'anima tutto sommato bella e suggestiva, capace di attrarre l'attenzione di quel turismo consapevole, al quale diciamo da tempo di voler rivolgere la nostra offerta.
Su questa strada però ci sono strategie che stentiamo a mettere in opera ed altre che potremmo risparmiarci con profitto. Partiamo da queste ultime.
Partecipare alla Bit di Milano veicolati (è il caso di dire) dalla D5 della Di Risio Group mi è parso un grossolano errore di comunicazione. Non solo perché promuoversi attraverso la metalmeccanica rappresenta una plateale sgrammaticatura riguardo ai caratteri distintivi dell'anima molisana richiamati più sopra; non solo perché la DR Group, nonostante le mirabolanti ed auspiciose performances degli ultimi tempi, non ha ancora un'aura di marchio attraverso la quale promuovere l'immagine complessiva della nostra comunità, ma anche perché il suv, lo sport utility vehicle, è fortemente avversato dalla filosofia d'identificazione del target turistico al quale dovremmo rivolgerci, soprattutto in un'epoca di emergenze energetica da penuria di combustibili fossili come la nostra.
E non vale, a giustificare il fatto che il Molise si presenta a una fiera turistica con un fuoristrada, nemmeno il ragionamento apparentemente edificante della modernizzazione della nostra immagine. L'obiettivo così platealmente auspicabile, lo si può conseguire con interventi mirati e strategici, naturalmente coerenti con l'impianto delle operazioni messe in campo; non sono ammesse scorciatoie e diversivi.
Avremmo potuto aggiornare la nostra immagine in chiave post-industriale se avessimo potuto dichiarare che anche dall'agriturismo molisano più sperduto si ha l'accesso veloce alla rete; che il piano energetico regionale punta con decisione sulle energie rinnovabili ed è attento contemporaneamente alla conservazione del paesaggio; che la filiera regionale dei rifiuti parte da una quota soddisfacente di raccolta differenziata, oppure che il sistema di mobilità regionale si affida al treno e ai combustibili a bassa emissione di anidride carbonica (il metano per esempio) per gli autoveicoli.
Non lo abbiamo fatto sottovalutando oltretutto un patrimonio, quello si rigorosamente coerente con la nostra anima identitaria, ma anche con le suscettività di sviluppo che su di essa si possono impiantare: il tratturo.
La transumanza rappresenta il passato prossimo culturale dell'intero nostro bacino di riferimento e il Molise ne detiene, ancora visibile, l'infrastruttura fondamentale: la strada erbosa lungo la quale viaggiavano uomini e animali elaborando incessantemente la civiltà ancora alla base del nostro sentimento identitario. Il tratturo può diventare lo scenario sofisticatamente contemporaneo per pensare, programmare e diffondere l'anima del turismo molisano delle aree interne.
Il nostro visitatore ideale (e purtroppo ancora ampiamente ipotetico) è colto e consapevole, amante della storia dei luoghi e delle popolazioni, che ricerca la qualità e la scoperta; soprattutto il nostro visitatore ama camminare.
Predilige spostarsi a piedi anche per tratti di una qualche difficoltà. Negli anni, lo hanno verificato con successo le iniziative pionieristiche di Pierluigi Giorgio, il "Cammina Molise" dell'Associazione "la Terra" giunto ormai alla quattordicesima edizione, la miriade di eventi grandi e piccoli degli "Insegnanti di geografia" e da ultima "la marcia molisana della pace sul tratturo", nata gemellata con quella che organizza ogni due anni la Tavola della Pace di Assisi.
Il tratturo purtroppo, a dispetto del fiume di denaro ch'è stato speso più o meno oculatamente per la sua tutela e la sua promozione, è sempre più impraticabile ad ogni anno che passa.
Lo denunciano inascoltati "la lega dei pastori sanniti" e i Colantuono di Acquevive di Frosolone, gli ultimi a fare la transumanza in Puglia con le loro 450 vacche di un'autoctona razza podolica adatta per l'allevamento allo stato brado.
Il Molise, rispetto all'Abruzzo e alla Puglia che l'hanno dissipato, detiene il tratto meglio conservato della via della transumanza, ma soprattutto detiene ancora la sopravvivenza di questa fondamentale e spettacolare consuetudine del mondo agro-pastorale.
Possiede, nella sostanza, un "unicum" su cui si può imbastire una proposta di eccezionale evocatività, da rivolgere al turismo del trekking che rappresenta una quota significativa e in espansione della domanda attuale, ma soprattutto quella che meglio si coniuga col tenore della nostra offerta. Il tratturo può rappresentare lo scenario esclusivo di una "filiera del bello" (ma anche del buono, dell'utile e del sano) che porti turisti da tutto il mondo a camminare per la salute, per la scoperta o per l'affermazione del fondamentale valore della pace, contornati dalla teoria dei nostri piccoli borghi che possono essere rinnovati e rivitalizzati con l'offerta di un'ospitalità essenziale, comunitaria e decorosa, del tutto coerente con le suggestioni evocate dalla transumanza e dalla sua fondamentale infrastruttura.
Un'efficace, ficcante e sinergica operazione di accompagnamento dovrebbe promuovere, almeno a livello europeo, con lingua e contenuti meditati, oltre che su vettori adeguati, il Molise come il luogo ideale nel mondo, per fare turismo a piedi.
La prospettiva è delineata da tempo e negli anni ha dato chiare e inequivocabili conferme.
Per un decollo effettivo avrebbe bisogno di programmazione univoca, integrata e coerente da parte di tutti quelli (non sono pochi) che hanno la responsabilità laica di lavorare per salvare l'anima (insidiata) del turismo molisano.

di Antonio Ruggeri

Pubblicato su Primo Piano Molise del 18 giugno 2008

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