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Giustizia

 

 

BANCAROTTA
ARRESTATO TONINO PERNA
 SEQUESTRATE CASE E CONTI CORRENTI

 

Dai salotti dell'alta finanza ad una cella del carcere di Isernia: è questa, in estrema sintesi, la parabola di Tonino Perna, 64 anni, imprenditore, fondatore e padrone fino al 2009 della Ittierre di Pettoranello.

 

E' stato arrestato dalla Guardia di Finanza ieri pomeriggio in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Isernia, Roberta D'Onofrio. Un'operazione condotta con grande riserbo tanto che la notizia si è saputa soltanto questa mattina. E' accusato di bancarotta fraudolenta e di altri reati fiscali, tra cui l'emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il "buco" provocato sarebbe di oltre 61 milioni di euro. Perna è stato fino a qualche mese fa uno dei più importanti imprenditori italiani, capo della It Holding operante nel settore tessile che controllava la Ittierre, per anni azienda leader a livello nazionale nella produzione su licenza di capi di abbigliamento con i marchi delle più famose griffe nazionali, quali Versace, Trussardi, Gianfranco Ferrè, Malo, Romeo Gigli, Just Cavalli, Dolce & Gabbana ed altre. Nell'operazione della Guardia di Finanza sono stati sottoposti a sequestro preventivo tre immobili a Capri, tra cui la sua leggendaria villa sul mare piena di opere d'arte (Perna era un collezionista di capolavori dell'arte moderna), una casa in pieno centro a Roma, in via dei Greci 34, un'altra villa a Porto Cervo, uno yacht e conti correnti per centinaia di migliaia di euro per un valore complessivo che si aggira sui 20 milioni di euro. Le indagini sono state coordinate dal procuratore della Repubblica di Isernia, Paolo Albano e dai sostituti Marco Gaeta, Alfredo Mattei e Federico Scioli. Nell'inchiesta sono coinvolti anche tre ex amministratori della It Holding, il commercialista Simone Feig, molto noto in Molise, l'avvocato Antonio Di Pasquale e il manager Maurizio Negro. Tutti e tre sono indagati per gli stessi reati di cui è accusato Perna. Per loro è scattata la misura della interdizione all'esercizio della professione. Complessivamente gli indagati sono venti. Secondo gli inquirenti negli anni Perna avrebbe compiuto una distrazione di fondi dall'azienda a conti personali a lui riconducibili attraverso il sistema delle scatole cinesi, con la creazione di società che avevano l'obiettivo proprio di far transitare il denaro dalla It Holding verso la disponibilità personale dell'imprenditore. Come si ricorderà il gruppo It Holding è fallito e dal gennaio 2009 è stato posto in amministrazione controllata mentre diverse aziende del gruppo sono state vendute. La più importante, la Ittierre, è stata acquistata dall'imprenditore Antonio Bianchi. Nell'esperienza imprenditoriale di Perna c'è già un altro fallimento, quello della sua prima vera azienda, la Pop 84. Negli anni '80 l'azienda, fondata con il fratello Remo, conobbe una crescita improvvisa e un successo travolgente. Tutti la ricordano, tra le altre cose, per la sponsorizzazione dell'Ascoli nella serie A di calcio per alcuni anni, periodo in cui figurava anche tra gli sponsor della Nazionale Italiana campione del mondo. Poco tempo prima del declino, avvenuto negli anni '90, Tonino Perna lasciò la Pop 84 nelle mani del fratello Remo e si lanciò nell'avventura del progetto della Ittierre. Uscì da Pop 84 giusto in tempo, poco prima del fallimento. Anche Remo Perna (che attualmente controlla lo Zuccherificio del Molise), dopo il fallimento della Pop 84 aveva proseguito l'avventura nel campo della moda con il GTR Group di Monteroduni, anch'esso fallito nel giro di pochi anni come la HDM, società controllata dai figli di Remo Perna sorta per evitare il fallimento della GTR, che per questo scopo ottenne anche un finanziamento dalla FinMolise e poi fallendo a sua volta. Nel frattempo Tonino Perna con la Ittierre mieteva successi e con le licenze dei grandi marchi, che si affidavano a lui per la produzione e la commercializzazione dei loro capi da esportare in tutto il mondo, i profitti lievitavano. Tanto che nel 1997 l'azienda viene quotata in Borsa. E Perna si lancia in spericolate acquisizioni di società in giro per l'Europa. Nel 2002 acquista la Diners, carta di credito che però non gli consente, come sperava, di fare il grande salto nel mondo della finanza. Acquisisce anche la casa editrice Franco Maria Ricci. E poi compra anche alcuni marchi come Ferrè e gli stabilimenti Malo e Gigli. Ma le cose si complicano un po' per la crisi del settore un po' perché l'aggressività di Perna sui mercati finanziari fa aumentare l'indebitamento della Holding da lui diretta. E ad un certo punto l'imprenditore, celebrato dai grandi giornali economici italiani, si infila in un vicolo cieco. Nel 2008, per cercare di salvare la sua azienda, avvia contatti con misteriosi compratori cinesi che sarebbero dovuti entrare in società portando capitale fresco nelle casse del gruppo. Ma non se ne fece niente. Arriva il fallimento della It Holding e l'uscita di scena di Tonino Perna, che a febbraio del 2009 si dimette da presidente e amministratore. Successivamente l'ex patron di Ittierre viene coinvolto anche in altre vicende giudiziarie. In particolare nel febbraio del 2010 viene rinviato a giudizio dal gip presso il tribunale di Campobasso insieme ad altre quattro persone (tra cui lo stesso Maurizio Negro) per falso e contrabbando. Partito dal suo paese, Pettoranello del Molise, con in tasca il diploma ottenuto presso l'Istituto d'Arte di Isernia, diplomatosi successivamente all'Accademia di Belle Arti di Napoli, Perna aveva iniziato come sarto riuscendo nel giro di pochi anni a mettere in piedi un'impresa importante, appunto la Pop 84. Era quello tessile il "suo" settore e, quando nel 2009 ha dovuto lasciare il controllo e la presidenza di IT Holding, probabilmente quello che gli è dispiaciuto di più è stato abbandonare la Ittierre, l'azienda tessile a cui era più affezionato, che aveva voluto far rimanere in Molise, a Pettoranello, a poche centinaia di metri dalla sua casa natia. Ora torna sotto i riflettori, ma non nel modo che sarebbe piaciuto a lui.

 

da altromolise.it

 

Campobasso 9 gennaio 2012

 

 

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