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E' stato arrestato dalla Guardia di Finanza ieri
pomeriggio in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere
firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Isernia,
Roberta D'Onofrio. Un'operazione condotta con grande riserbo tanto che la
notizia si è saputa soltanto questa mattina. E' accusato di bancarotta
fraudolenta e di altri reati fiscali, tra cui l'emissione di fatture
relative ad operazioni inesistenti. Secondo quanto ricostruito dagli
inquirenti il "buco" provocato sarebbe di oltre 61 milioni di
euro. Perna è stato fino a qualche mese fa uno dei più importanti
imprenditori italiani, capo della It Holding operante nel settore tessile
che controllava la Ittierre, per anni azienda leader a livello
nazionale nella produzione su licenza di capi di abbigliamento con i marchi
delle più famose griffe nazionali, quali Versace,
Trussardi, Gianfranco Ferrè, Malo, Romeo Gigli, Just Cavalli, Dolce
& Gabbana ed altre. Nell'operazione della Guardia di Finanza sono stati
sottoposti a sequestro preventivo tre immobili a Capri, tra cui la sua
leggendaria villa sul mare piena di opere d'arte (Perna era un
collezionista di capolavori dell'arte moderna), una casa in pieno centro a
Roma, in via dei Greci 34, un'altra villa a Porto Cervo, uno yacht e conti
correnti per centinaia di migliaia di euro per un valore complessivo che si
aggira sui 20 milioni di euro. Le indagini sono state coordinate dal
procuratore della Repubblica di Isernia, Paolo Albano e dai sostituti Marco
Gaeta, Alfredo Mattei e Federico Scioli. Nell'inchiesta sono coinvolti
anche tre ex amministratori della It Holding, il commercialista Simone
Feig, molto noto in Molise, l'avvocato Antonio Di Pasquale e il manager
Maurizio Negro. Tutti e tre sono indagati per gli stessi reati di cui è
accusato Perna. Per loro è scattata la misura della interdizione
all'esercizio della professione. Complessivamente gli indagati sono venti.
Secondo gli inquirenti negli anni Perna avrebbe compiuto una
distrazione di fondi dall'azienda a conti personali a lui riconducibili
attraverso il sistema delle scatole cinesi, con la creazione di società che
avevano l'obiettivo proprio di far transitare il denaro dalla It Holding
verso la disponibilità personale dell'imprenditore. Come si ricorderà il
gruppo It Holding è fallito e dal gennaio 2009 è stato posto in amministrazione
controllata mentre diverse aziende del gruppo sono state vendute. La più
importante, la Ittierre, è stata acquistata dall'imprenditore Antonio
Bianchi. Nell'esperienza imprenditoriale di Perna c'è già un altro
fallimento, quello della sua prima vera azienda, la Pop 84. Negli anni '80
l'azienda, fondata con il fratello Remo, conobbe una crescita improvvisa e
un successo travolgente. Tutti la ricordano, tra le altre cose, per la
sponsorizzazione dell'Ascoli nella serie A di calcio per alcuni anni,
periodo in cui figurava anche tra gli sponsor della Nazionale Italiana
campione del mondo. Poco tempo prima del declino, avvenuto negli anni '90,
Tonino Perna lasciò la Pop 84 nelle mani del fratello Remo e si lanciò
nell'avventura del progetto della Ittierre. Uscì da Pop 84 giusto in tempo,
poco prima del fallimento. Anche Remo Perna (che attualmente controlla lo
Zuccherificio del Molise), dopo il fallimento della Pop 84 aveva
proseguito l'avventura nel campo della moda con il GTR Group di Monteroduni,
anch'esso fallito nel giro di pochi anni come la HDM, società controllata
dai figli di Remo Perna sorta per evitare il fallimento della GTR, che per
questo scopo ottenne anche un finanziamento dalla FinMolise e poi fallendo
a sua volta. Nel frattempo Tonino Perna con la Ittierre mieteva successi e
con le licenze dei grandi marchi, che si affidavano a lui per la produzione
e la commercializzazione dei loro capi da esportare in tutto il mondo,
i profitti lievitavano. Tanto che nel 1997 l'azienda viene quotata in
Borsa. E Perna si lancia in spericolate acquisizioni di società in giro per
l'Europa. Nel 2002 acquista la Diners, carta di credito che però non
gli consente, come sperava, di fare il grande salto nel mondo della
finanza. Acquisisce anche la casa editrice Franco Maria Ricci. E poi
compra anche alcuni marchi come Ferrè e gli stabilimenti Malo e Gigli. Ma
le cose si complicano un po' per la crisi del settore un po' perché
l'aggressività di Perna sui mercati finanziari fa aumentare l'indebitamento
della Holding da lui diretta. E ad un certo punto l'imprenditore, celebrato
dai grandi giornali economici italiani, si infila in un vicolo cieco. Nel
2008, per cercare di salvare la sua azienda, avvia contatti con misteriosi
compratori cinesi che sarebbero dovuti entrare in società portando capitale
fresco nelle casse del gruppo. Ma non se ne fece niente. Arriva il
fallimento della It Holding e l'uscita di scena di Tonino Perna, che a
febbraio del 2009 si dimette da presidente e amministratore.
Successivamente l'ex patron di Ittierre viene coinvolto anche in altre
vicende giudiziarie. In particolare nel febbraio del 2010 viene rinviato
a giudizio dal gip presso il tribunale di Campobasso insieme ad altre
quattro persone (tra cui lo stesso Maurizio Negro) per falso e
contrabbando. Partito dal suo paese, Pettoranello del Molise, con in
tasca il diploma ottenuto presso l'Istituto d'Arte di Isernia, diplomatosi
successivamente all'Accademia di Belle Arti di Napoli, Perna aveva iniziato
come sarto riuscendo nel giro di pochi anni a mettere in piedi un'impresa
importante, appunto la Pop 84. Era quello tessile il "suo"
settore e, quando nel 2009 ha dovuto lasciare il controllo e la presidenza
di IT Holding, probabilmente quello che gli è dispiaciuto di più è stato
abbandonare la Ittierre, l'azienda tessile a cui era più affezionato, che
aveva voluto far rimanere in Molise, a Pettoranello, a poche centinaia di
metri dalla sua casa natia. Ora torna sotto i riflettori, ma non nel modo
che sarebbe piaciuto a lui.
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