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Nella
Sala gialla della Provincia d'Isernia gremita, mercoledì 7 dicembre ha avuto luogo
il battesimo di fuoco dell'opera poetico/narrativa/scio/politica e (perché
no) antropologica di Rossano Turzo, alla vigilia
del compimento del suo novantesimo compleanno; Turzo
è nato il 25 dicembre del 1921.
L'iniziativa
era stata annunciata i giorni precedenti da un grande manifesto montato su un
camion, sponsorizzato dall'agenzia di pratiche automobilistiche Petrecca che ha girato in lungo e in largo il capoluogo pentro, ed è consistita nella presentazione del volume
"Turzo ten. Dieci anni di Molise nella cantina
Iammacone", pubblicato dalla Edizioni il Bene
Comune.
Il libro è firmato da Giovanni Petta che di Rossano
Turzo è emissario e confidente, oltre che custode
di un baule nel quale l'anziano poeta dialettale accantona alla rinfusa il
suo lavoro, terminale di un'interlocuzione vivacissima e spiazzante con
l'amico di sempre Cosimo Ruzzone. Insieme a
Giovanni Petta, il lavoro di ricognizione e
declinazione dell'opera di Turzo presentata in
volume, è stata assolta da Gianni Spallone che dirige la collana di narrativa
"Centofiori" per le edizioni il Bene
Comune e che ha firmato la raffinata presentazione al libro intitolata
"La lingua polifonica (e il palato) di Rossano Turzo".
Proprio Spallone ha condotto il pirotecnico incontro di presentazione insieme
a Pasquale Lombardi, direttore dell'inserto regionale de "il Tempo"
che ha ospitato per un decennio le fulminanti incursioni di Turzo nella rubrica "Starnuti" e che è stato
anche l'editore del settimanale satirico "L'interruttore", sul
quale Turzo esordì come un'epifania, più o meno in
contemporanea con il terzo millennio. Sono intervenuti anche Antonio Ruggieri e Franco Valente.
Il primo, direttore de il Bene Comune, ha preso la parola per l'editore e ha
tracciato una fisionomia del contesto socio-culturale nel quale ha agito Turzo e dal quale prende continui spunti la sua poetica.
Valente ha rivelato invece i particolari del suo rapporto con l'anziano
poeta, dichiarando flaubertinamente che un po' di Turzo c'è in tutti noi. La serata è stata (davvero)
allietata da Paolo Pugliese e Giampaolo D'Uva che, a turno, hanno letto
magistralmente missive di Rossano Turzo. In
conclusione, attesissimo, è intervenuto Giovanni Petta
che, dopo una sfilza garbata e meditata di ringraziamenti, ha svolto
pochissime, sobrie ed essenziali considerazioni. Erano stati invitati anche
Michele Iorio e Danilo Leva che però sono stati assenti, come avrebbe
sentenziato maliziosamente l'amico di Ruzzone.
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