LA
FONDAZIONE È METÀ DELL'OPERA
Le opere fondali hanno un'incidenza rilevante
non solo sui costi, ma anche sulla solidità di un edificio.
La
scelta del tipo di fondazione è quindi un'operazione delicata che deve fare i
conti anche con le condizioni del suolo
Parlare di fondazioni significa inevitabilmente parlare di geologia.
Molto
sinteticamente si può dire che l'attuale configurazione della superficie
terrestre può dipendere da processi differenti legata all'eruzione di vulcani,
a sedimentazione di materiali sovrapposti in strati di altezza variabile, da
fenomeni erosivi dovuti all'azione di corsi d'acqua e altri ancora. Quello che
interessa ai nostri fini è lo spessore, che si chiama anche potenza, dei
banchi, rocciosi o formati da materia minuta, omogeni,
la presenza all'interno degli stessi di cavità (come succede, ad esempio, nel
travertino) o di fratture, il loro andamento che può seguire linee orizzontali
oppure verticali e, se si tratta di terreni in pendio, una direzione inclinata
la quale viene definita a franapoggio quando è
coerente con il versante e a reggipoggio se il suo
senso è contrario alla pendenza.
Non è sufficiente, comunque, conoscere esclusivamente le caratteristiche
geologiche del sito ristretto in cui ci si insedia, perché esse sono
influenzate da quelle dell'area circostante: si prenda il caso in cui la base
dell'edificio poggia su un elemento lapideo, il quale garantirebbe sufficiente
stabilità salvo che esso non fosse circondato da un ammasso di argilla, cioè da
un terreno propenso ad essere compresso e, quindi, suscettibile di cedimenti
che coinvolgerebbero inevitabilmente anche le parti stabili. Inoltre nello studio
dei terreni occorre verificare la presenza d'acqua nel sottosuolo per le
conseguenze rilevanti sui parametri geotecnici. Un aspetto di grande rilievo
nell'analisi del suolo è la verifica della sua uniformità per l'intera
estensione dell'impronta del fabbricato; il terreno può avere connotati
differenti, infatti, in punti non lontani fra loro e, di conseguenza, una
propensione al cedimento differenti. Oltre che secondo la posizione il
cedimento varia secondo il tempo potendosi manifestare non subito, al momento
della costruzione, ma dopo un certo periodo. In verità, se il cedimento avviene
assai lentamente è più giusto chiamarlo assestamento e interessa tutta la
pianta della struttura fondale, mentre quello che preoccupa maggiormente è il
cosiddetto cedimento differenziale.
I rischi più ricorrenti che corrono le fondazioni quando cede solo una sua
parte sono quello del ribaltamento del corpo di fabbrica, la sua fessurazione,
così come lo scorrimento del piano fondale, fatti che, tanto isolatamente
quanto nel loro insieme, possono determinare la compromissione, se non il
crollo dell'edificio. Un'altra causa di cedimento è l'abbassamento del livello
della falda freatica e sempre all'acqua, questa volta per la sua aspirazione
con pompe dal sottosuolo magari per poter scavare in asciutto trincee di
fondazione di qualche edificio in adiacenza, si può attribuire il cedimento del
fabbricato esistente essendosi il terreno costipato. Finora abbiamo fatto
riferimento all'intero strato di suolo influenzato dalle fondazioni, adesso
limitiamoci al tratto superficiale per le specifiche problematiche che esso
presenta. Innanzitutto va detto che la profondità che ci interessa, tenuto
conto che specie nelle zone interne del Molise le quali sono collinari e
montagnose il clima è abbastanza freddo e, quindi, esse sono soggette a gelate
in inverno, è di non oltre 1 metro e mezzo. Oltre al freddo, si precisa, incide
pure l'umidità. In particolare sono i soprassuoli (non considerando la coltre
pedologica e quella formata da depositi dovuti all'uomo) di tipo argilloso,
come pure le sabbie, a temere di più il ghiaccio mentre le rocce e i terreni
costituiti da inerti di non piccolissimo diametro (vedi i ciottoli fluviali
delle piane alluvionali) sono meno sensibili a tale problema.
Ma qual'è questo problema? Se i terreni ghiacciano, e
ciò succede, lo si è visto, quando sono composti di terre fini, appunto argilla
e sabbia, essi provocano un sollevamento della base della fondazione
spingendola in alto e tale fenomeno può essere più o meno preoccupante. Un
altro pericolo connesso all'umidità che riguarda le fondazioni poggianti
direttamente a terra è l'ossidazione dei ferri di armatura per cui si interpone
tra il terreno e la struttura fondale uno zoccolo di magrone. Passiamo ad un
ulteriore tema in qualche modo agganciato al precedente ed è che quanto più lo
strato superficiale del terreno è compatto tanto più sarà agevole realizzare le
trincee di fondazioni che non richiederanno sbatacchiature
durante la loro esecuzione. Queste ultime incidono sui costi che, comunque,
ovviamente si accrescono se il sistema fondale è molte articolato, fatto che
implica una fitta rete di trincee il cui scavo richiede molto tempo ed il
tempo, com'è noto, è danaro, tempo che poi si accresce se le condizioni atmosferiche
non sono favorevoli come succede spesso da noi.
Va considerato che le fondazioni costituiscono una voce importante nella spesa
per la costruzione di un fabbricato. Nello stesso tempo esse rappresentano una
delle ragioni più ricorrenti negli episodi di dissesto degli edifici. In
definitiva, nella progettazione di un manufatto edilizio il tipo di fondazione
da adottare è una scelta determinante, capace di condizionare l'assetto
strutturale della fabbrica e, finanche, la sua forma architettonica. La
fondazione a sua volta dipende dalle caratteristiche geotecniche del terreno,
quelle di cui si è discusso in precedenza, che se sono mediocri obbligano a
modificare il progetto di architettura che dovrà provvedere ad una
scomposizione del volume in corpi per diminuire il carico al suolo e, in
alternativa o congiuntamente, l'impiego di tecniche costruttive connotate da
una elevata leggerezza dei materiali, quali l'acciaio e il legno. Per evitare
il rischio di cedimenti differenziali è conveniente suddividere l'organismo
edilizio in parti, ancora in più corpi, perché un'opera troppo compatta, in
quanto molto rigida, non riesce ad assecondare i movimenti discontinui del
terreno.
Occorre a questo punto, per completezza di discorso, introdurre il tema degli
edifici esistenti. In presenza di assestamenti del suolo si possono seguire
molteplici strategie che vanno da quelle tese ad aumentare la resistenza del
terreno, ad esempio il suo costipamento, mediante, in genere, micropali, e le
iniezioni cementizie, a quelle che hanno quale obiettivo una ridistribuzione
dei carichi a terra tramite, per un verso, l'ampliamento della base fondale e,
per l'altro verso, la realizzazione di opere di sottofondazione anche profonde
da ottenersi con i pali. Specie le azioni per il consolidamento del sottosuolo
devono tener conto, però, del pericolo insito in tali lavori di ridurre la sua
permeabilità e di modificare il regime idrico sotterraneo con conseguente
alterazione dei delicati equilibri che regolano il comportamento del terreno da
cui dipende la stabilità della costruzione.
Francesco Manfredi Selvaggi
Campobasso li 15 settembre 2010