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Campobasso

 

 

Campobasso può riscattarsi dal suo declino o il destino è segnato?

In tempi remoti la posizione baricentrica di Campobasso rispetto all’ intero territorio del Molise, insieme ad altri fattori, ne favorì la elezione a capoluogo.

 

A distanza di tempo, per effetto della realizzazione di moderne infrastrutture, principalmente nel campo della viabilità, che si sono sviluppate e concentrate sulle “ ali “ , la città è rimasta lontana dalle grandi reti di comunicazioni.
Non altrettanto è avvenuto in altre regioni, anche nel Mezzogiorno, dove i capoluoghi sono stati serviti da moderne infrastrutture viarie e ferroviarie.
Sulle “ ali “ del territorio regionale si sono altresì concentrate le più rilevanti attività industriali.
La creazione della Regione come istituzione, con la sua sede ( quella fisica mai costruita ) nel capoluogo regionale poteva e doveva essere occasione per ridare ala città ruolo, prestigio, funzioni direzionali e potere.
Purtroppo la classe politica del capoluogo nel corso degli anni si è lasciata fagocitare prima da quella di Termoli e successivamente da quella di Isernia, grazie anche all’ improvvida condiscendenza dei cittadini – elettori di Campobasso.
Ora le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Le gloriose e tipiche attività industriali e produttive della città si sono drasticamente ridimensionate, le piccole attività commerciali artigianali e di servizio alla persona chiudono o languono, le funzioni di servizio alle imprese deperiscono, i professionisti trovano sempre minori occasioni di lavoro.
I dati della disoccupazione giovanile e della cassa integrazione sono allarmanti. Cresce il numero delle famiglie in gravi difficoltà e si acuisce il disagio sociale.
Nel campo pubblico le cose non vanno meglio.
L’ area del pubblico impiego, tradizionale e cospicua fonte di occupazione e di reddito, si va progressivamente restringendo per effetto delle politiche governative.
Non vi è traccia di una politica per la casa che, al contrario, nel passato consentì, grazie alla concessione di adeguate agevolazioni creditizie, la realizzazione di interi nuovi quartieri.
Le strade e soprattutto i marciapiedi sono in stato di palese degrado e perfino manca la segnaletica orizzontale a tutela della sicurezza dei pedoni.
Villa De Capoa è in uno stato di colpevole abbandono e insieme ai bagni pubblici chiude già prima del tramonto. Gli impianti e le strutture per la pratica dello sport sono del tutto insufficienti rispetto alle necessità del mondo giovanile ed adulto.
In città funziona un solo teatro, il Savoia, con una capienza molto limitata.
Dopo oltre venti anni dalla sua progettazione ed appalto non è stata ancora completata la nuova arteria di completamento della città alla fondovalle del Biferno, lungo il Rivolo.
Della variante esterna nord di collegamento tra la tangenziale ovest, già realizzata fino al nuovo stadio, e la zona industriale, che era stata da oltre un decennio finanziata, si sono perse le tracce.
La galleria di collegamento tra Rione San Vito e Via Crispi, di importanza cruciale, non verrà realizzata per presunte difficoltà tecniche.
L’ Università degli Studi, voluta con sede a Campobasso, è stata disarticolata nelle sue strutture ed attività didattiche con presenze significative a Isernia, a Termoli e, in prospettiva, a San Giuliano di Puglia.
C’ è probabilmente una regia che ha deciso da tempo e consapevolmente di ridimensionare e gradualmente svuotare il ruolo e le funzioni del capoluogo di regione.
Basta  recarsi  ad  Isernia  per  verificare   quante  opere  pubbliche,  compreso          l’ auditorium, al cui confronto il Savoia è una piccolissima entità, e quante iniziative anche produttive e di servizio sono state negli ultimi anni finanziate e realizzate o in corso di esecuzione.
Dopo dieci anni di amministrazione della Regione da parte di un dominus incontrastato, le cui azioni sono state e sono quotidianamente o settimanalmente magnificate ed esaltate da alcuni giornalisti molto cortigiani e da organi di stampa costosi, taluni a diffusione gratuita, i cui editori non sono sempre benestanti né benefattori, occorre chiedersi se la situazione in cui versa Campobasso non sia anche l’ esito di una distorta informazione e di una criminale disattenzione dell’ istituzione regionale verso i problemi del capoluogo.

E allora che fare ?  Ci rassegniamo ?

Questa città ha una nobile e ricca tradizione culturale e una importante storia civile, economica e politica.
Le donne  gli uomini, i giovani e gli anziani che vivono, lavorano o studiano in questa città e che avvertono e soffrono il peso di questa insostenibile situazione non possono e certo non vorranno assistere passivamente al definitivo declino della città.
Occorre un atto di ribellione, un risveglio di passione civile e il coraggio per invertire la rotta.
In parte ciò è avvenuto con le elezioni regionali appena concluse e, infatti, per un soffio alla Presidenza della Regione non è stato eletto il candidato di Campobasso.
Ora non resta che sperare che il rinnovato Consiglio regionale voglia riconsiderare il ruolo della Città e renderle giustizia, tornando ad investirvi generosamente.
Cordialmente.

 

di  Nunzio Ruta (già Sindaco di Campobasso)

 

Campobasso, li 17 Novembre 2011

 

 

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