Autostrada Termoli-S.Vittore
Finalmente affiorano dubbi nelle menti dei politici sul progetto della Termoli-S.Vittore: è già qualcosa. Ma è ancora troppo poco se le uniche preoccupazioni del neo-consigliere regionale del Prc Mauro Natalini riguardano l’eventuale pedaggio, chi pagherà, chi ci guadagnerà, mentre ancora non riesce a individuare le gravissime ripercussioni ambientali di una simile opera non solo sul territorio molisano, ma anche sull’Italia e sul Pianeta Terra.
Purtroppo abbiamo conferma che non c’è alcuna
differenza tra centro-destra e centro-sinistra su una questione fondamentale
per il nostro futuro: cosa si intende per “sviluppo”; perché dovremmo pensare
al benessere (in questo caso del Molise) solo ed esclusivamente come aumento
dei consumi di territorio, di energia, di risorse naturali ed umane, di
prodotti; perché mai una maggiore felicità dei cittadini dovrebbe dipendere
dalla crescita del famoso prodotto interno lordo, anche nei molti casi in cui
questo si traduce in peggioramento della salute, in una società più violenta, in
maggiori rischi di disastri climatici e
idrogeologici, in impoverimento di quelle risorse naturalistiche che
invece potrebbero fare la fortuna del Molise. Entrambi gli schieramenti
politici, a quanto pare anche una delle ali estreme, non discutono sulla
“importanza dell’opera”.
Il Ministro Di Pietro vuole solo che le opere
pubbliche si facciano in modo legale, per il resto più se ne fanno e meglio è. Intendiamoci:
siamo ben contenti di risparmiare almeno sulle tangenti e sui danni per lavori mal
fatti. Ma né Di Pietro, né gran parte del centro-sinistra, né tanto meno il
centro-destra (notoriamente più attento agli interessi privati che alla spesa
pubblica) si chiedono a che servono veramente queste grandi opere, se il gioco
valga la candela, se gli impatti ambientali e sanitari non comportino danni irreversibili,
costi molto maggiori e vantaggi molto più esigui. E stranamente non se lo
chiedono nemmeno le associazioni ambientaliste (almeno per la Termoli-S.Vittore).
Di Pietro dovrebbe prendere atto che molti ambientalisti, che hanno votato per
la sua coalizione, sono volontari, ricercatori indipendenti, gente comune che da
decenni ha preso in mano certi problemi al fine di evidenziare le
contraddizioni e a volte gli errori di progettisti, imprese, enti e politici interessati.
Sono persone che non si divertono nel contestare i ministri dei lavori pubblici
o le grandi imprese, ma pagano di persona per difendere la sopravvivenza e la
salute di tutti. E non sono sognatori, perché i fatti hanno dato loro ragione:
ad esempio sull’energia solare e sul risparmio energetico, che da trent’anni
vengono proposti in alternativa ai fallimentari piani nucleari e che solo oggi
vengono incentivati in Italia.
Il principale impatto ambientale della
Termoli-S.Vittore sarà l’aumento del traffico su strada nelle valli del Biferno
e del Volturno ma anche nelle nostre città; e dunque dei consumi di petrolio,
delle polveri sottili e degli ossidi di carbonio in atmosfera (altro che
centrali a turbogas, che pure sono un danno ambientale), e dunque dell’effetto
serra, e dunque del peggioramento climatico. Poi ci sarà l’impatto
irrimediabile delle nuove cave, e poi la sottrazione di migliaia di ettari alla
produzione di ossigeno, gli sbancamenti di versanti franosi. Come è noto da
almeno 20 anni, il trasporto privato su strada con gli attuali automezzi è il
più costoso economicamente ed ecologicamente a parità di quantità di persone e
merci trasportate; il più conveniente è quello via mare seguito dalla ferrovia.
Non
ci si illuda, poi, sulla presunta sicurezza ai fini degli incidenti stradali:
la stampa regionale riferisce che il 90% degli incidenti stradali nel Molise
dipende dall’alta velocità, dalle distrazioni e dal fondo stradale viscido.
Tutti fattori che saranno presenti anche sulla Termoli-S.Vittore, che
attraverserà le stesse aree fredde e umide del Molise e sulla quale tutti
sperano di correre a velocità maggiori (ma staremo a vedere: le autostrade e le
superstrade di montagna hanno spesso i limiti di velocità di 80, 70, 60 km/h).
Certo, le strade molisane vanno mantenute in efficienza, e questi pure sono
lavori pubblici, e anche urgenti. Ma da questo a dire che la Termoli-S.Vittore salverà
vite umane appare come una speculazione sui morti e uno scarso rispetto della
loro memnoria.
Quale sviluppo porterà la Termoli-S.Vittore?
Una nuova industrializzazione? Ma allora perché le
fabbriche scappano dall’Italia e si trasferiscono in paesi decisamente più
carenti in quanto a viabilità? E perché zone industriali anche ben servite sono
ancora desolatamente vuote?
Un aumento del volume di affari delle imprese
molisane? O di imprese extra molisane che ci venderanno di più i LORO prodotti?
Acqua minerale molisana in Valtellina e acqua delle Alpi nel Molise? Quanto ci
costa questo sviluppo fondato sul petrolio e sulle basse tariffe autostradali?
Un
maggior flusso turistico? Ma chi verrà più in un Molise assediato dal traffico
come le grandi città e come le autostrade d’Italia sempre bloccate? Ma avete
mai ascoltato “Onda verde” con il quotidiano bollettino di guerra su incidenti
e chilometri di coda?
Già, dimenticavo il PIL (prodotto interno lordo): più
traffico privato vuol dire più incidenti, più auto da riparare o sostituire,
più cure sanitarie, più carburanti che si sprecano, più guerre per il petrolio.
Tutti aumenti del PIL. Ma dov’è il nostro benessere in tutto questo?
Il modello di sviluppo che centro-destra e centro-sinistra (quasi tutto) inseguono ha fatto il suo tempo. La maggiore domanda di salute, svago, natura, cure naturali, cultura, storia, archeologia, rapporti umani autentici, alimentazione sana, impone scelte coraggiose: basta con il trasporto privato e su strada. Miglioriamo la mobilità pubblica su ferrovia e via mare. Non i distruttivi treni ad alta velocità: al Molise e all’Italia basterebbe una rete sicura, mediamente veloce per Roma, Napoli, Bari, Pescara, e per i pendolari; per merci e passeggeri. Chi vuole raggiungere Capracotta o altre zone interne, se ci sono motivazioni valide, ci va anche a costo di qualche curva in più; a bassa velocità può vedere meglio le bellezze naturali. E’ proprio quello che cerca. Teniamoci questo bel paesaggio collinare, dal mare fino alla cima del Matese passando per i fondovalle e le colline.
E’ a rischio la vita stessa di tutto il Pianeta,
figuriamoci lo “sviluppo”. Cambiamo questo concetto di sviluppo.
Concludo con una proposta di modifica dell’art.52
della Costituzione italiana: “La difesa dell’ambiente è sacro dovere del cittadino…”
del Movimento Nonviolento.
Fondatore e responsabile dei Verdi Molise dal 1987 al 2002