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Ambiente


I pazzi del “cammina, Molise!”

 

"Cammina, Molise" ha riunito i pazzi che camminano o corrono a piedi per 40-50 km al giorno, i pazzi fissati con la "robba antica", i "merciuni" da conservare e restaurare, le pietre e le case vecchie, e i pazzi fissati con l' ambiente naturale.

A pensarci bene queste forme di pazzia non sono peggiori di molte altre a cui non si fa più caso: correre in moto, muoversi sempre in auto (ho visto gitanti domenicali che anche nei più bei posti di montagna non sanno allontanarsi di un metro fuori dall' auto; ho visto auto percorrere interi viali e tornare indietro, per ore e ore, senza scopo); la televisione; la musica tutto il giorno nelle orecchie; le vacanze nelle località gremite di gente con code estenuanti in autostrada; stare svegli in piena notte per una partita di calcio; ecc.

Non sono dunque pazzie ma diversi modi di pensare, diverse mentalità. La più diffusa è certo quella che ci spinge a essere sempre più veloci, più in alto, più forti, ad avere sempre di più. E' il motto olimpico, che è alla base anche del modello di società in cui viviamo, fortemente competitiva, al punto di giustificare anche la guerra. Non metto in dubbio i benèfici effetti di questo modello sulla nostra vita; ma, diciamolo pure, ha portato anche disoccupazione, inquinamento, perdita per sempre di territorio, modifica degli equilibri ambientali e addirittura del clima; e poi aumento dei mali incurabili, malesseri sociali e forme di imbarbarimento. E' un modello di cui conosciamo bene pregi e difetti.

Conosciamo poco invece, e quindi sottovalutiamo, l' altro modo di pensare: andare più piano (a piedi!), guardare più in profondità ed essere più sensibili verso il prossimo e verso la natura; guardare alle cose che a prima vista sembrano inutili. E non ci accorgiamo che forse questa seconda mentalità può convivere con la prima.

A mio parere, è l' unica via di uscita dalle tante crisi in cui viviamo. Se parliamo di soldi e lavoro,  la nostra pazzia di marciatori è un'alternativa ad un concetto di sviluppo ormai superato, anche se molti ci credono ancora e gli hanno cambiato nome: lo chiamano "sviluppo compatibile ed equilibrato". Tutti sanno che la moderna tecnologia consente, oggi, in tutti i settori, di fare le stesse cose di ieri (dal grano, alla lavatrice, ai buchi nel muro) ma in un tempo dieci-cento-mille volte minore, oppure di fare un lavoro dieci-cento-mille volte maggiore nello stesso tempo. Dunque, moltissimi lavoratori devono fare altro, ma che cosa? Più auto? Più case? Più grano? Più maiali? Più scamorse? Ma siamo già pieni di ogni sorta di oggetti, e alla fine di RIFIUTI (con i loro costi di smaltimento). Quanto al cibo, ci concediamo il vergognoso lusso di distruggerne le "eccedenze" e poi vendiamo le mucche pazze ai paesi affamati!

Dunque: 1) l'agroindustria o l'industria in genere avrà sempre meno manodopera; 2) produrre di più non serve perché il mercato è quasi saturo. E allora, escludendo l' idea fraudolenta di costruire macchine o oggetti che si rompono sempre più spesso, o l' idea assassina di scatenare una guerra ogni tanto per poter ricostruire, a parte l' industria del recupero e riciclo e la produzione di merci non inquinanti, il grosso rilancio dell' occupazione può avvenire solo vendendo un altro tipo di "merce": il turismo ambientale, le vacanze in tranquillità, le passeggiate a piedi, o in bicicletta, la cultura, l' arte, la storia da conoscere non solo sui libri di scuola ma anche grazie all' immenso patrimonio di reperti che il Molise possiede (come tutta l' Italia); le meraviglie della natura e del paesaggio. Questa è "merce" continuamente rinnovabile, a condizione di non distruggerne la materia prima e di saper accogliere i visitatori: quante volte possiamo visitare Monte Vairano o S. Maria della Strada? Purtruppo non vedremo più le gole di Chiauci, distrutte per fare una diga. Quanti turisti arrivano al Parco Nazionale d' Abruzzo, versante abruzzese? Un milione all' anno! E sul versante molisano delle Mainarde? Pochissimi perché, a sei anni dall' allargamento del Parco, è ancora quasi impossibile pernottare ed è difficile arrivarci senza auto, dato che Regione e comuni non si sono mossi.

Al di là delle belle parole e delle buone intenzioni, una buona programmazione economica e politica fondata sul valore ambiente è ancora di là da venire; prevale ancora l' atteggiamento di chi dice "siete bravi ma purtroppo... ci vuole anche lo sviluppo, ovviamente quello compatibile". E' così che le gole di Chiauci sono scomparse; che Monte Vairano, dopo vari scempi di cosiddetta "valorizzazione", dopo il Centro Biomedico dell' Università Cattolica, sembra avrà anche la Casa dello Studente, mentre del rimboschimento previsto dal progetto del Centro Biomedico non si parla nemmeno. E' così che si pensa al raddoppio della Bifernina, alla fantomatica autostrada molisana e, di nuovo, al progetto di superstrada Atina-Isernia, che sarebbe la morte delle Mainarde e del Parco (ma siamo la regione con la maggior lunghezza complessiva di rete stradale in rapporto al numero degli abitanti e al numero dei veicoli circolanti). E' così che si trascurano le potenzialità offerte dal turismo dei pazzi come noi, che ha bisogno di opere e servizi molto più semplici e diffusi sul territorio, non di "grandi lavori".

C' è un dato che circola da tempo: un posto di lavoro nelle grandi opere pubbliche o nella grande industria costa dai 500 ai 900 milioni all' anno: dieci volte di più di un posto di lavoro nel recupero e restauro dei centri storici, molto più ancora di un posto di lavoro nel risanamento ambientale (rimboschimenti, ecc.). Ebbene, un crescente numero di italiani e stranieri vuole visitare i centri storici di tutti i piccoli comuni, vuole imparare la storia dei Sanniti, vuole godersi il nostro paesaggio, vuole riposarsi mentre cammina per i tratturi, o rifornirsi o pernottare, vuole accamparsi durante il tragitto in bicicletta o a cavallo, vuole mangiare prodotti naturali non inquinati, e tante altre cose che nessuna autostrada può dargli. Se nei nostri paesi sapremo attrezzarci per offrire queste cose avremo un futuro, altrimenti continueremo ad avere strade sempre più larghe, veloci e pericolose, per emigrare meglio e per ricostruirle ogni volta che franano.

E il Molise non cammina.

 

Piergiorgio Acquistapace

 

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