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Ambiente


GOVERNARE IL PAESAGGIO

 

 

In una società complessa come è quella contemporanea non si può pensare che la pianificazione basti a risolvere i conflitti. Neanche nell’ambito del paesaggio.

 

I problemi che sta vivendo il paesaggio molisano sono riconducibili a più fattori. Non sono solo le esigenze di sviluppo che stanno provocando danni e, in verità, vi sono pochi progetti di infrastrutture in corso tra cui alcuni inevitabili: si pensi alla variante di Venafro l’unica città del Molise ancora attraversata da una strada importante con tutte le conseguenze immaginabili sulla vivibilità urbana. Se non sono le grandi opere, se non è la speculazione edilizia che da noi è assente, la causa deve essere una nostra certa superficialità culturale in materia di paesaggi. Alcuni interventi che vengono realizzati peccano di banalità dal punto di vista architettonico. Ciò avviene pure in zone vincolate e non è affatto detto, bisogna ammetterlo, che la colpa sia dell’abusivismo perché molti dei manufatti incongrui sono stati debitamente autorizzati. A questo proposito, occorre dire che la colpa non va addebitata ai Comuni, titolari della sub-delega paesaggistica, ma privi al loro interno degli esperti del settore; infatti, vale solo per i centri maggiori (quali Campobasso, Isernia e Termoli) il discorso che l’affidamento delle competenze in materia di rilascio dei nulla-osta paesaggistici è stato rivendicato da loro, facendosi vanto della propria autonomia. Per il resto dei casi il passaggio dei compiti è stato deciso dall’alto, con la legge regionale n. 16 del 1994. Quello che lascia interdetti è che anche nel Molise si va diffondendo una forte consapevolezza dei valori del paesaggio come dimostrano i tanti comitati civici nati per contrastare la localizzazione di centrali eoliche. A prescindere dal giudizio che si vuol dare di esse va riconosciuto che l’accettazione sul proprio territorio di tali impianti da parte dei Comuni è dovuto, più che alla volontà di contribuire alla crescita delle energie alternative, alla necessità di rimpinguare le casse municipali. I tagli alle spese degli enti locali, incrementati nell’ultima finanziaria, li spinge ad accogliere ogni proposta che possa portare a ripianare i bilanci: questa è un’altra causa delle alterazioni che oggi subisce il paesaggio molisano. Qualsiasi iniziativa che provoca più o meno forti trasformazioni dei quadri visivi (compreso la produzione di energia dal vento) può essere ammessa, purché essa produca benefici a lunga scadenza, come quelli che derivano dal mantenimento di una elevata qualità ambientale. In altri termini, non è lecito sacrificare i valori paesaggistici per uno sviluppo economico di breve durata. Si è detto dell’eolico, ma non è giusto usare per esso l’espressione “ecomostri”; è, comunque, vero che la sua introduzione in diverse nostre vedute panoramiche rischia di provocare sconcerto, tanto più che la popolazione molisana, a differenza di quella di altre regioni, vive in paesaggi ben conservati, dove sono rare le intrusioni dei segni della modernità (superstrade, capannoni, ecc.). Il dibattito sulle energie alternative che si è sviluppato qui da noi rivela pure una crescente sensibilità rispetto alla tematica dello sviluppo sostenibile. Si vanno rimettendo in discussione le politiche territoriali che sempre più sono mirate, sia se si tratta di POR, di PIT, ecc., alla valorizzazione dell’ambiente. Così, i piani paesistici che in base al Codice Urbani devono essere, obbligatoriamente, rivisti acquistano una nuova centralità per il governo del territorio. Infatti, rispetto alla ordinaria pianificazione territoriale la pianificazione paesistica, pur non differendo di molto come finalità dalla prima, è più ricca, contenendo approfondimenti sulle problematiche naturalistiche. Nel Molise i piani paesistici in vigore non sono concepiti per determinare l’ubicazione ottimale delle attività antropiche, stabilendo le destinazioni d’uso dei vari luoghi, bensì sono pensati quali strumenti di tutela e non di programmazione. Secondo la legge regionale n. 24 del 1989 la pianificazione paesistica viene a costituire il quadro di riferimento per quella urbanistica e per i piani settoriali (agricolo, delle attività estrattive, della viabilità, ecc.). Sulla scorta delle disposizioni del Codice Urbani al piano paesistico va assegnata pure una funzione progettuale che non si limita a fornire indicazioni per il ripristino delle parti degradate (ex cave e discariche, in particolare), ma che si spinge al proporre la messa in valore delle qualità paesistiche che, in parte, adesso si sono perdute. I possibili campi di azione sono il restauro del paesaggio agricolo associato con il recupero delle colture tradizionali, l’individuazione di punti e percorsi panoramici collegati con gli itinerari turistici, la ricostruzione delle reti ecologiche interrotte dal tracciato di qualche infrastruttura, la realizzazione di parchi letterari centrati sui più importanti autori molisani, la creazione di parchi archeologici intorno ai principali siti dell’antichità, l’organizzazione di musei diffusi all’aperto per far conoscere la civiltà tradizionale, la valorizzazione dei tratturi, la formazione di giardini e di orti botanici e via dicendo.

 

 

di FRANCESCO MANFREDI-SELVAGGI

(da @ltromolise 2007-01-26 03:31:38)

 

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