indietro



Geometrie nascoste nel territorio agricolo

 

I connotati del paesaggio agrario sono in via di trasformazione.
 È possibile, comunque, ancora leggere alcuni connotati originari.

Il primo indizio da utilizzare per unanalisi dei caratteri originari del paesaggio agrario è la suddivisione dei campi. È utile preliminarmente precisare che non tutto il territorio rurale è destinato alluso agricolo: oltre alle aree coltivate, infatti, vi sono i boschi e i pascoli. Vi sono pure ambiti non produttivi quali le zone a frana e le emergenze rocciose. In molti comprensori si può dire che i suoli coltivati costituiscono delle oasi isolate circondate da porzioni di terra non riducibili alle colture.

Va poi detto che le coltivazioni non sono continue poiché vi sono elementi naturali che le separano come i corsi dacqua e i crinali stretti dei rilievi, ma anche fatti artificiali quali cave, attrezzature turistiche allaperto, ecc.: sono tutti episodi che provocano interruzioni nel paesaggio agrario e, quindi, la sua frammentazione. Inoltre le colture evitano i versanti troppo ripidi, un tempo, quando la fame di terra era forte, sfruttati anchessi e oggi lasciati, tuttal più, al pascolo se non reinselvatichiti. Rimanendo sempre sulle considerazioni geomorfologiche si può dire che mentre in pianura sono scarsi i condizionamenti fisici, in collina e in montagna essi influiscono sulla distribuzione dei campi che scarta i suoli troppo erti. La geomorfologia determina spesso pure la forma delle particelle agrarie che non riescono a volte a seguire un disegno geometrico che, poi, significa una ripartizione razionale. In altri termini, la conformazione del territorio nelle fasce collinari per via della presenza di scarpate, boschi, linee di displuvio, ecc. suggerisce molte volte landamento degli appezzamenti. Passando ad approfondire la geometria delle particelle in cui si suddivide il suolo agricolo va detto, in primo luogo, che non si tratta mai (o, almeno, quasi mai) di campi isolati perché il dissodamento dei terreni un tempo boscato è stato un fatto collettivo. Che lentrata in possesso e la trasformazione del territorio ai fini agricoli sia il frutto di un piano comunitario lo dimostra il raggruppamento dei campi in fasci.

Essi sono allungati poiché i solchi devono avere la medesima direzione allo scopo di favorire il displuvio dellacqua in un unico senso. La caratteristica, poi, che i campi siano generalmente, oltre che lunghi, stretti e, quindi di estensione limitata, è spiegabile con, da un lato, la pratica della rotazione e, dallaltro lato con il fenomeno della dispersione in un ampio spazio della proprietà contadina. Questultima si lega con il problema annoso della frammentazione, dovuta alla divisione famigliare. Ciò che colpisce rimane, comunque, la regolarità dei campi la quale deriva dalla quotizzazione della terra, una volta che un ambito boschivo o pascolivo è ricondotto a suolo coltivabile. Un tema che si pone è quello della demarcazione delle particelle le quali si presentano come campi chiusi anche quando particelle contigue appartengono allo stesso proprietario. La delimitazione è costituita di regola da fossati che servono al convogliamento delle acque di scorrimento evitando lerosione del suolo; i fossati sono stati scavati dalluomo il quale pur di governare il deflusso idrico sacrifica del terreno (seppure delle sottili strisce). Nei fossati proprio perché cè umidità ci cresce vegetazione spontanea, le tipiche siepi di rovo che hanno anchesse una utilità perché fermano le sponde dei fossati. A frenare il ruscellamento delle acque contribuiscono pure i canali di guardia. Le siepi, inoltre, servono per riparare dal vento le colture e per dare alloggio a rospi e farfalle i quali si nutrono degli insetti che attaccano le piante.

Non sempre sono le siepi a separare i campi: nelle aree dove si è affermata la pratica dello spietramento i confini sono costituiti dai muri a secco, altrove vi sono i ciglioni dei terrazzamenti oppure filari di alberi. I fossati, i gradoni delle terrazze, i canali di raccolta delle acque conferiscono una certa geometria ai campi la quale emerge visivamente per la linearità delle siepi, delle cortine di alberi o delle macere. I campi sono punteggiati di alberi; tra questi vi sono lolmo, lacero, lornello, la quercia le cui foglie integravano il foraggio degli animali. In genere lalbero si afferma nelle terre asciutte che sono inadatte ai seminativi, ma anche al pascolo se vi è una lunga siccità: lalbero, cioè il suo fogliame, meglio dellerba assicura lalimentazione delle bestie in quanto questultima nei periodi con scarse precipitazioni non riesce a soddisfare i bisogni dellallevamento mentre quando cresce copiosa può rivelarsi sovrabbondante rispetto alle esigenze zootecniche. Va tenuto conto che da noi non vi erano prati artificiali.

Tra gli alberi sono frequenti i ciliegi e i meli selvatici che sono le specie dalle quali derivano quelli coltivati; in passato si potevano incontrare diversi tipi di specie arboree, in seguito abbandonate (ad esempio i gelsi).

 FRANCESCO MANFREDI-SELVAGGI

indietro