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Ambiente


Paesaggi mari e monti

 

I due paesaggi estremi del Molise sono quelli della fascia costiera e dei comprensori montani. Si tratta di contesti opposti accomunati dall’alto valore paesaggistico.

 

Il paesaggio delle nostre zone montane è un paesaggio che può essere definito longitudinale. Questo particolare tipo di configurazione paesaggistica è connesso all’andamento morfologico allungato dei rilievi montagnosi molisani. Questa forma delle montagne del Molise è facilmente comprensibile se si pensa che esse sono parte della catena appenninica la quale si sviluppa in modo monodirezionale, disponendosi secondo l’asse Nord-Sud. Un’altra caratteristica del paesaggio montuoso qui da noi è la sua continuità, non potendosi distinguere i singoli monti i quali fanno parte di dorsali estese (il gruppo Matese-Monte Mutria unito tramite il valico di Castelpetroso al sistema Colle dell’Orso-La Montagnola e così via). La continuità non è solo paesaggistica, ma, principalmente, naturalista in quanto gli spostamenti degli animali selvatici segnano la direttrice longitudinale, muovendosi di groppa in groppa. Va tenuto conto che questa continuità ambientale, cioè quella che si verifica tra le montagne, è quella più significativa nell’ambito regionale: infatti nelle fasce più basse la natura presenta una maggiore discontinuità. Inoltre va rilevato che i massicci montuosi sono collegati tra loro e con quelli delle regioni contermini e quindi è opportuno istituire parchi regionali, quale quello del Matese e quello dell’Alto Molise, per garantire la struttura ambientale continua che abbraccia il Parco Nazionale d’Abruzzo, della Maiella e del Gran Sasso. Alcune grandi infrastrutture viarie che attraversano l’Appennino minacciano l’integrità della struttura naturale interrompendola e, pertanto, sono necessarie misure di mitigazione dell’impatto di queste opere. Tale continuità non significa necessariamente omogeneità né a livello paesaggistico né naturalistico: si pensi al Matese che è un comprensorio naturale oltre che esteso, anche compatto, ma non è affatto una unità omogenea. La longitudinalità che connota il paesaggio montano si riflette anche nel resto del territorio. Il Matese che segna verso l’interno per un bel tratto il confine regionale non è in asse perfettamente con la direttrice di svolgimento dell’Appennino, ma è arretrato rispetto a questa; la distanza con il mare è maggiore rispetto alle altre regioni e ciò porta allo sviluppo di ben due fasce collinari, quella del Molise Centrale e quella del Basso Molise, parallele fra di loro, disposte anch’esse longitudinalmente. A questo proposito va precisato che non sembra scorretto, strumentale a favore della tesi sostenuta, leggere la serie di colline non in senso trasversale come solitamente si fa vedendole separate dalle grandi valli fluviali del Biferno e del Trigno, ma come un sistema longitudinale. Dalle colline passiamo alla costa, la quale costituisce un sistema ambientale a sé. Pure qui abbiamo un andamento longitudinale perché il paesaggio della fascia litoranea è condizionato dai tracciati dell’autostrada, della statale e della ferrovia le quali vengono a formare un asse multiplo in senso Nord-Sud che crea una forte barriera tra l’entroterra e il mare. Più che di longitudinalità si può parlare piuttosto di linearità perché la striscia costiera è davvero stretta. Le arterie di grande comunicazione non solo costituiscono una interruzione della struttura paesaggistica, ma sono causa anche di preoccupazioni ambientali: la posizione del Molise quali al centro della Penisola comporta che il traffico da transito sia elevatissimo. Per decongestionare un ambito così delicato come quello marino si è pensato in passato alla realizzazione di un’altra direttrice stradale, più interna, la cosiddetta Transcollinare, capace di smaltire parte dei flussi di traffico; tale strada formerebbe, ovviamente, anch’essa un ostacolo alla continuità ecologica. L’obiettivo principale rimane quello di ricostituire i rapporti ambientali tra la costa e le zone collinari retrostanti. Oggi queste relazioni ecologiche sono del tutto saltuarie e avvengono attraverso i corsi d’acqua. Nell’area costiera i fiumi sono di due tipi distinti: ci sono quelli più corti (il Tecchio, il Mergolo, ecc:), privi per la loro brevità di un proprio bacino idrografico, e i tratti terminali dei principali fiumi molisani. Pure questi ultimi, pur provenendo dall’Appennino non riescono a svolgere la funzione di collegamento con i paesaggi interni perché ampiamente trasformati, almeno il Biferno che nella sua ultima parte è stato pressoché canalizzato.

 

di FRANCESCO MANFREDI-SELVAGGI

(da @ltromolise 2007-02-27)

 

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