CASTELLONE DI BOIANO COME COLLE ALTO DI MORCONE?
LE MOTIVAZIONI SCIENTIFICHE DEL NO SONO LE STESSE
La vicenda delle ecoballe di Morcone, nell'Alta
Valle del Tammaro, ha relegato in secondo piano il caso di Castellone di
Bojano, simile al primo, ma molto più sofisticato.
In una lettera al Sindaco di Bojano, dr. Antonio Silvestri, del 30/10/2007, il
Consigliere Comunale avv. Vincenzo Piparo, tra l'altro, scrive: "facendo
proprie le giustissime doglianze della popolazione tutta, ed in particolare dei
residenti della borgata di Castellone, alcuni dei quali – in questi giorni –
sono stati costretti a ricorrere all'Autorità Giudiziaria per la tutela dei propri
diritti, essendo essi più fortemente colpiti dall'insediamento della <<
cava di argilla>>, il Gruppo Primavera ritiene necessario evidenziare che
l'area interessata non presenta giacimenti di argilla che possano giustificare
l'iniziativa economica in questione".
Nella stessa lettera lo stesso Consigliere Piparo riportava le descrizioni
dell'affioramento in questione, sia della vecchia che della nuova Carta
Geologica del Molise. In ambedue le Carte, per il suddetto affioramento, si
parla, in uno, di "sottili intercalazioni argillose", nell'altro, di
livelli di marne e argille marnose". "E' evidente, sostiene lo
scrivente, "che mettere in piede un'attività di cava per estrarre argilla,
presente in <
"Inoltre, la eventuale separazione della frazione argillosa, marnosa e/o
argilloso – marnosa, in un contesto tettonico estremamente caotico,
comporterebbe un dispendio incompatibile con materiali del valore economico
esiguo". "L'unica giustificazione, ad una operazione di tal genere, è
che a compensare le perdite della fase di scavo sia la destinazione successiva
del sito ad attività più remunerativa".
"L'unica attività di tal natura è quella di destinare la cava a deposito
di rifiuti, come porta a concludere la determina dirigenziale 238 del 17.07.07
della Regione Molise Assessorato alle Attività Produttive, che permette di
scavare un volume di 730.000 metri cubi e creare un sito idoneo ad accoglierne
quantità enormi". La consultazione delle Carte Geologiche citate e un sopralluogo
nel sito indicato, hanno permesso di confermare quanto riportato nella suddetta
lettera, inviata al Sindaco di Bojano.
Se una tale e raffinata ipotesi dovesse trovare conferma, anche perché, a
differenza del sito di Morcone, la natura geologica dei terreni interessati è
molto meno permeabile dei calcari fratturati di Colle Alto, non sarebbe
possibile trascurare il contesto geostrutturale e geosismico in cui ambedue le
località sono collocate.
Come già evidenziato in un precedente articolo, recenti studi (CNR, INGV,
Ministero Beni Culturali) sulla sismicità del passato, condotti lungo tutto il
bordo settentrionale del Matese, tra Isernia e Morcone, hanno evidenziato che
tutta l'area è sottoposta a tettonica attiva. Specie in concomitanza dei forti
terremoti, si sono avuti, infatti, effetti sul terreno, come fatturazioni
superficiali, liquefazioni, frane e fenomeni idrogeologici.
Alcuni di questi fenomeni sono stati osservati, in particolare, uno, in
località "Il Lago", nei pressi di Monte Patalecchio, nel Comune di
Pettoranello, l'altro, nel Comune di Campochiaro, presso il Santuario dedicato
ad Ercole, sovrapponendo i dati sismici a quelli a quelli archeologici del
sito.
Nella stessa "Consulenza Scientifica relativa alla realizzazione della
discarica di Colle Alto" del prof. Franco Ortolani (Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
dell'Università di Napoli Federico II) per conto della Comunità Montana
"Alto Tammaro", si legge, tra l'altro, "sono da evitare aree
interessate da tettonica attiva con conseguenti deformazioni cosismiche,
conseguenti agli eventi sismici che possono determinare faglie superficiali con
spostamenti verticali di decine di centimetri". "Recenti ricerche
hanno dimostrato che in molte aree epicentrali di eventi storici si sono
determinate faglie superficiali come anche nella zona in cui si trovano le Cave
di Colle Alto inserita nell'area epicentrale degli eventi del 1456 e 1805 e di
altri sismi storici individuati con le trincee realizzate tra la zona di
Sepino, Campochiaro e Bojano, lungo l'allineamento morfostrutturale che
delimita il Matese a nordest".
E' evidente che in tale contesto geostrutturale e geosismico, non può esistere
la garanzia di una sufficiente "stabilità geologica", per sostanze
inquinanti, come i metalli pesanti, che non subiscono degradazione alcuna con
il tempo.
In aree come queste, anche depositi arenaceo – marnoso – argillosi, che
normalmente, presentano caratteristiche di buona impermeabilità, proprio a
causa delle numerose sollecitazioni sismiche subite nel tempo e specialmente in
presenza di modesti spessori, come nel caso della cava di Castellone, possono
presentare ugualmente preferenziali vie di infiltrazioni.
La fascia nord orientale del Matese va salvaguardata, non solo, dal punto di
vista culturale e ambientale, in senso lato, ma, per la stessa salvaguardia
delle popolazioni e delle loro attività presenti e future, risulta quanto mai
necessario che ci si impegni a promuovere ulteriori, più puntuali e approfonditi
studi sull'intera fascia pedemontana del Matese.
In definitiva, non è possibile continuare ad utilizzare il territorio
improvvisando, di volta in volta, la scelta di siti da destinare alle tante,
diverse esigenze che le attività economiche e sociali richiedono. E' non più
rinviabile un'attenta programmazione che tenga conto delle svariate vocazioni
che la natura fisica di un territorio possiede.
Angelo
Sanzò - Responsabile SIGEA
Molise (Società Italiana di Geologia Ambientale)