Geologia, questa
sconosciuta
I «geositi» per merito innanzitutto
della SIGEA, costituitesi anche nel Molise, sono ormai oggetto di
riconoscimento anche qui da noi quali segni significativi del paesaggio.
La geologia è ritenuta una componente del paesaggio nella nostra legge
sulla pianificazione paesistica, ma solo per la pericolosità connessa ai
fenomeni geologici. Unicamente ad “elementi puntuali” (così li classifica la
legge regionale), quali picchi rocciosi, pareti, strapiombi, ecc. si riconosce
un vero e proprio valore paesaggistico, anche se esso è legato all’aspetto
percettivo, in quanto segni ben distinguibili in diversi scorci panoramici. Non
si è ancora giunti, in altri termini, alla comprensione del ruolo centrale che
ha la geologia nella configurazione dell’assetto paesaggistico.
La struttura geologica è la componente più stabile del paesaggio: mentre
la vegetazione di un luogo può mutare passando, mettiamo, da bosco a
coltivazioni erbacee la formazione del suolo rimane la stessa. La geologia
intesa come lo scheletro del territorio non è, in genere, considerata perché è
qualcosa che sta sottoterra, mentre sono apprezzati i fatti che si trovano in
superficie essendo “oggetti” che si colgono con immediatezza: le piante, i
corsi d’acqua, ecc., potendo osservare le stratificazioni geologiche in
limitati casi tra i quali si include le grotte di cui le montagne molisane sono
ricche (quella dell’Arciprete sulla Montagnola, il Pozzo della Neve, la più
grande, sul Matese, le cavità del Montebello a Campobasso e così via) e, però,
visitabili da pochi. Se l’amministrazione pubblica non ha dimostrato nella
stesura dei piani paesistici una forte sensibilità verso il tema della
geologia, neanche le associazioni ecologiste presenti qui da noi, che in un
certo senso rappresentano il modo di sentire comune, nelle loro battaglie per
la difesa dell’ambiente hanno avuto attenzione a tale questione. Il problema è,
in definitiva, di tipo culturale e oggi ci sono le condizioni perché esso venga
superato; laureati in Scienze Ambientali ad Isernia che sono tutti giovani
hanno solide basi scientifiche in questo campo e ciò porterà ad una crescita
della consapevolezza del significato naturalistico dell’emergenza geologica,
alla stregua delle altre componenti dell’ecosistema.
Si supererà cioè l’atteggiamento odierno verso le singolarità
geologiche, tenute in conto esclusivamente quali episodi spettacolari nei
quadri visivi. Potrebbe aumentare pure l’offerta turistica regionale diretta
agli amanti della natura, aggiungendo alla valorizzazione delle manifestazioni
del mondo “vivente”, che sono la flora e la fauna, quelle del mondo inanimato
che sono i fenomeni geologici (è necessaria una specifica guida per i
visitatori interessati). In effetti una spinta a ricomprendere nei biotopi pure
le caratteristiche geologiche viene dai SIC (Siti di Importanza Comunitaria):
in tanti di questi, Morgia Schiavone, Morgia dell’Eremita, Calanchi Manes,
Calanchi di Castropignano, per non citarne che alcuni, si vede chiaramente che
gli habitat da tutelare sono indissolubilmente congiunti con il sub-strato
geologico.
L’APAT insieme alla SIGEA che ne è stata promotrice (i soci molisani di
questa associazione sono confluiti nella sezione campana) sta conducendo un
censimento, in collaborazione con il Servizio Geologico regionale, sui
«geositi» termine che identifica rarità geologiche. Si è iniziato discutendo di
geologia in generale e poi si è passati a parlare di episodi individui; è
opportuno ora introdurre il concetto di scala a proposito delle cose su cui si
sta riflettendo. In una grande struttura geologica si trovano normalmente
elementi singolari e questo è il caso del gruppo montuoso matesino, un
complesso carsico ben definito, il quale contiene vari morfotipi, dalle doline
ai circhi glaciali di monte Miletto e della Gallinola. Scendendo di dimensione,
dalle unità geomorfologiche vaste si arriva ai fatti minori dove prevalgono i
connotati litologici e non più i caratteri tettonici determinati questi ultimi
dai movimenti della crosta terrestre. Ad esempio il costone visibile al di
sotto del centro abitato di Campomarino costituisce uno spiraglio della
ossatura geologica su cui sorge questo insediamento; qui viene messa a nudo la
falesia che è la formazione tipica di una consistente parte del basso Molise.
Non sempre emerge la pietra, sia essa calcarea che arenaria, anzi di rado le
rocce affiorano.
Gli strati sotterranei rimangono esposti principalmente a causa di frane
o di erosione (
La componente geologica comunque rimane in secondo piano quasi
dappertutto le eccezioni concentrandosi prevalentemente nei territori dove vi
sono condizioni ambientali estreme come le zone di alta quota (le cime più alte
delle Mainarde in cui la copertura vegetale presenta lacune mettendo in vista a
tratti la roccia, spesso ridotta ad ammasso di detriti che sono testimonianza
delle antiche glaciazioni) o la sabbiosa fascia litoranea. La geologia anche
quando non dà luogo a episodi vistosi rimane sempre il fattore condizionante di
ogni paesaggio in quanto è il supporto delle forme del rilievo. Il paesaggio
delle pianure alluvionali del Trigno o del Biferno, quello della piana
costiera, il paesaggio collinare dei conoidi di deiezione (è il caso di
Campochiaro) e così via hanno una spiegazione geologica e, perciò, attraverso
la lettura del paesaggio si può giungere alla comprensione della storia delle
vicissitudini della terra, similmente alle pagine di un libro.
Ciò vale non solo quando l’elemento paesaggistico è chiaramente
delimitato dal punto di vista morfologico (la collina Monforte) o quando un
luogo ha una specifica caratterizzazione geologica (il versante di Montenero di
Bisaccia con le grotte scavate nell’arenaria), bensì in ogni paesaggio che va
tutelato proprio perché è la testimonianza visibile delle trasformazioni della
superficie terrestre.
di FRANCESCO
MANFREDI-SELVAGGI