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Memento

 

 

 

ELIA ANTONIO E MARIO.
IL VOSTRO ESEMPIO GUIDERA’ I NOSTRI PASSI.
GRAZIE

 

Ci avete lasciato col pugno chiuso, con la fierezza di chi non si è mai piegato e con l’orgoglio di chi non ha mai ammainato la bandiera del lavoro, della dignità degli ultimi e dell’uguaglianza tra tutti gli essere umani.

Siete partiti insieme per combattere l’ultima lotta su un sentiero senza ritorno. E improvvisamente ci sentiamo più soli in questa società liquida che non ha più ancoraggi forti e che è tornata a genuflettersi innanzi al potente di turno. Ma il vostro esempio guiderà i nostri passi e illuminerà il cammino delle future generazioni per un mondo in cui sarà messa al bando la guerra, scomparirà la fame, sconfiggerà le ingiustizie e vedrà affermati i diritti di tutti e di ciascuno.

Arrivato a Sant’Elia a Pianisi nel mentre mi recavo in quella casa in cui avevo fatto tante riunioni sindacali sono stato inseguito dagli sguardi e dalle voci di tante persone. E’ morto l’ultimo COMPAGNO, già Vice-Sindaco col PCI, dirigente della Camera del Lavoro, della Federazione dei Braccianti e del Partito. Si era fatto accompagnare in piazza per ascoltare il mio comizio per le Primarie e nonostante la malattia e la sofferenza trovò per me solo parole belle di sprone e incitamento “ Non fermarti. Continua a lottare. Ce n’è bisogno. “.

Elia Antonio era un simbolo della comunità, uno di quei rari punti fermi che rappresentano una sicurezza per chi ha scelto di schierarsi dalla parte del lavoro e di percorrere la vita contromano.

Con Mario aveva lottato negli anni sessanta e settanta in vertenze durissime e in un’epoca, aspra e dura, quando bisognava girare il territorio a piedi e organizzare le lotte per il pane con braccianti allo stremo, spremuti e umiliati dai signorotti del tempo. Ma Mario col suo vocione e la sue mani pesanti, incuteva fiducia, si poneva a capo dei cortei e proteggeva con la sua mole i lavoratori. E’ stato il sindacalista molisano più amato della storia e la gente me ne parlava con nostalgia a distanza di decenni. Sul cantiere della Bifernina, all’interno dei pastifici, nell’occupazione delle terre e nella difesa dei netturbini di Campobasso, le sue lotte sono rimaste memorabili. Quel partito a cui aveva dedicato tutta la sua vita, lo mal sopportava, era troppo popolare, benvoluto e amato dai lavoratori. E ci volle un forte accerchiamento e tanta terra bruciata per metterlo fuorigioco. Ma nonostante l’amarezza, Mario, non lasciò il Partito e ha continuato fino a ieri sera a impegnarsi per le regionali di domenica. Insieme alla moglie mi sono tolto il distintivo rosso dalla giacca e lo abbiamo appuntato sulla sua così che porterà per sempre con sé il simbolo della nostra bandiera. Ciao Mario Piscitelli, e grazie per quello che hai fatto. Custodiremo il tuo esempio di coerenza, passione e lotta, tra i nostri ricordi più belli e ti faremo conoscere ai giovani di domani per incitarli, nel tuo nome, a non avere mai paura dei soprusi e a essere uomini liberi.

 

Michele Petraroia

Vice-Presidente Commissione Lavoro

 

 

Campobasso 14 ottobre 2011

 

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