ELEZIONI REGIONALI 2006: SPERANZE E DUBBI!
di PAOLO DE SOCIO*
Un pensiero
sincero, in questo contesto, lo rivolgo al compagno Italo Di Sabato, che con il
massimo della tranquillità e dell’onestà
intellettuale ha dichiarato di non chiedere la deroga per la sua candidatura
perché non può fare il Consigliere Regionale a vita e di professione.
Italo, però, sta lavorando ugualmente al tavolo programmatico del L’UNIONE portando lo straordinario contributo di chi i
programmi è abituato a costruirli sui luoghi di lavoro, nelle piazze, e in
tanti altri luoghi di sofferenza sociale (questo ritengo possa essere il vero
valore aggiunto della coalizione).
Poi penso a tanti di noi che hanno avuto un ruolo più o meno importante nello
scenario politico regionale degli ultimi tempi che sono stati assillati, nei
giorni scorsi, da una domanda ricorrente : ti candidi?
Le risposte, a chi milita nei nostri ambienti, negli ambienti di sinistra,
dovrebbero essere spontanee: innanzitutto nessuno di noi si auto -
proclama o si auto – candida; chi si muove
nei nostri contesti lo fa dietro le richieste di gruppi di compagni e realtà
sociali vicine; una candidatura, quindi, è uno dei modi per dare voce ad
un percorso partendo dal presupposto che l’istituzione
è uno strumento e non il fine di un progetto complessivo; in conclusione
si valuta con il massimo dell’onestà
intellettuale se il dare la propria disponibilità può essere utile al
Partito, alle realtà di riferimento ed alla coalizione .
Immediatamente dopo iniziano, appunto, anche altre valutazioni: valutazioni
che, nella fattispecie, oltre a situazioni personali, non possono
prescindere dal considerare l’intensità
del periodo politico appena trascorso.
Iniziato quasi un
anno fa con la straordinaria esperienza della consultazione primaria per la
scelta del candidato premier del centro sinistra e attraversato, con alti e
bassi, da una serie di campagne elettorali e referendarie che avrebbero
sfiancato i più tenaci “professionisti” della politica.
Ma nessuno è
stanco; siamo ancora tutti qui: non solo gli scalatori provetti, ma anche i
passisti ed i gregari impegnati ad affrontare questa ultima (per il
momento) decisiva tappa.
Parto da un
assunto: l’appuntamento con le elezioni
regionali è un passaggio fondamentale per quello che sarà il futuro del nostro
Molise e di tutti i molisani che in questo territorio hanno scelto e
sceglieranno di vivere.
La discussione
andrebbe sviluppata, quindi, su una attenta programmazione contaminata dalle
istanze di base che sappia poi vivere nella società ed attraversare le diverse
realtà e sensibilità sociali e produttive che stentatamente si muovono sul
territorio molisano.
In tale direzione,
andando forse controcorrente per quelli che sono gli orientamenti delle diverse
anime della sinistra, sono abbastanza soddisfatto, che il candidato Presidente
indicato dal centro sinistra sia Roberto Ruta anche se avrei preferito
che tale scelta fosse scaturita da un percorso diverso che avrebbe dato a tutti
la possibilità di veicolare le proprie opzioni programmatiche e la propria idea
di sviluppo regionale arricchendo di contenuti e di forza l’intera coalizione.
Ho ascoltato
con attenzione la presentazione del candidato Presidente martedì 12 settembre.
In verità non ho apprezzato la qualità di tutti gli interventi della serata, ma
parto dalla considerazione che non è automatico che un buon oratore sia di
riflesso un buon sindaco o un buon amministratore e viceversa.
Nemmeno sono
particolarmente interessato alla querelle se sia giusto o meno che i segretari
Regionali vadano candidati nel listino maggioritario: sono tutte determinazioni
frutto di lavoro (o non lavoro) politico da verificare nel corso della campagna
elettorale e nella capacità di intercettare il consenso.
Il giudizio successivo deriverà dalla valutazione dell’impegno e dal raggiungimento degli obiettivi nel corso
del loro auspicabile mandato nel governo regionale.
Ho apprezzato
invece la passione profusa, in alcune aperture, dal candidato presidente Ruta
che mi hanno fatto intuire quella verve generazionale da quarantenne che
decisamente mi ha convinto della bontà delle intenzioni programmatiche: ho
colto quasi un appello dell’uomo
Roberto Ruta che emblematicamente, sin d’ora, ha
annunciato alla coalizione ed alla Piazza che in caso di vittoria non vorrà
essere chiamato e soprattutto considerato governatore; un appello rivolto a
tutti coloro che hanno la volontà e le gambe buone per costruire e far
camminare un progetto credibile per la nostra Regione.
Ho ascoltato, tra
le altre cose, idee chiare su diversi NO: quello alle turbogas, all’autostrada Termoli-San Vittore, alle sperequazioni
sanitarie, alla diffusione del precariato nel lavoro, alle eccessive
privatizzazioni soprattutto nel mondo della scuola e del sapere; ho ascoltato
altrettanto attentamente i propositi di rilancio che sono stati elencati
dal candidato presidente con segnali piccoli e grandi, quali il ricorso alle
energie alternative, la proposizione della costruzione di una superstrada
efficiente che colleghi Termoli a Venafro realizzata per lotti funzionali, il
rilancio delle linee guida per la riorganizzazione del sistema sanitario, la
messa in sicurezza del territorio, la valorizzazione del concetto di
solidarietà sociale, il ruolo determinante dei giovani e dei giovani laureati
etc..
Insomma una idea di sviluppo se non proprio rivoluzionaria, quantomeno
alternativa rispetto alla legge del capo ed alla staticità clientelare presente
negli ambienti del centro destra; un’idea
che oltre ai parametri di qualità ed eccellenza, più volte richiamati nel corso
della serata dal candidato presidente, conteneva, come coronazione alta, un
richiamo alla legalità e alla creazione di un sistema largo di regole
condivise. Un sistema, in sostanza, che contenga garanzie per tutti.
Questo almeno
quello che personalmente ho colto.
In quella serata, sono rimasto convinto del fatto che con quei presupposti c’era da lavorare molto e seriamente; mi sono auto-convinto
(questo si) che personalmente, insieme al mio Partito, quello della
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ed
insieme a tutto quello che si muove intorno ad esso, avrei ed avremmo potuto
svolgere un ruolo determinante per candidarci ad essere una delle forze motrici
ed anime trainanti dell’intera
coalizione.
In quella serata, rispondendo ad una richiesta abbastanza diffusa circa la mia
disponibilità a candidarmi, avevo sciolto l’ultimo
nodo, annunciando alle persone più strette ed a quanti me lo avevano
sollecitato anche fuori dal partito e dai vertici della stessa coalizione che,
se lo ritenevano utile, avrei dato la mia disponibilità alla candidatura, alla
costruzione del programma e alla individuazione delle forme idonee a far
analizzare, vivere e migliorare la proposta complessiva del L’UNIONE all’interno
della società.
Tutto questo, e mi
scuso per la ripetizione, lo consideravo quasi come un fatto, oltre che
politico, quasi generazionale proprio perché in quella piazza ho visto oltre al
candidato presidente tanti altri più o meno quarantenni che avevano a cuore il
problema di, concedetemi la forzatura, rifondare la società passando per una
rifondazione della politica aldilà del pur importante appuntamento elettorale e
aldilà delle pratiche proprie di ceti sociali e politici vecchi e nuovi
destinati ad essere solo testimonianza di dissenso o del proprio credo
sanfedista ed auto referenziale.
Ad essere sincero,
mi sentivo come succede poche volte nella vita: determinante, perché si
respirava nell’aria un qualcosa di nuovo e
di diverso, un qualcosa che spaventava per l’entità
e la responsabilità dell’impresa
ma che allo stesso tempo appassionava e coinvolgeva come accade nel corso di
quegli eventi nei quali il singolo ha la possibilità di contare perché
inserito nel progetto di una collettività.
Devo dire che sono
trascorsi alcuni giorni ed è passato quindi poco tempo da quella serata: tempo
che è servito a raffreddare, come spesso accade, il mio entusiasmo e
probabilmente quello di tanti compagni e cittadini che ad un certo modo di fare
proprio non riescono ad abituarsi.
Non è comprensibile
a tanti, infatti, l’ignobile
pratica dei flussi migratori pre elettorali destinati forse a rafforzare nei
numeri i diversi schieramenti ma che impoveriscono nei fatti la qualità del
contenitore politico atto a coagulare tutti i buoni propositi sopra menzionati.
Non sta a me
giudicare quali sono i candidati buoni ed i candidati cattivi, quali sono i
voti buoni ed i voti cattivi; non ne ho, in questo contesto la forza e la
competenza.
Ma voglio tornare a
volare basso, voglio provare a dire a tutti e soprattutto a mia figlia
che sta per nascere (lasciandola certo libera di scegliere) che nei film
western poche volte la ragione è dei cow boy ma quasi sempre è degli
indiani.
Voglio raccontarle
che un giorno la parte cattiva prevalse su quella buona e fece sperperare in
questa terra, nel nostro Molise, tanti soldi arrivati per colpa (e non
per merito, attenzione ! !) di un terremoto che fece tante giovani vittime,
voglio raccontarle che un giorno qualcuno cercò di impadronirsi del suo futuro
solo per rispondere a logiche di potere e di mercato, voglio raccontarle che
gli sfaceli frutto delle clientele e della mancanza di programmazione lei li
pagherà ancora per molto, voglio dirle di diffidare di chi le promette un
futuro dove sarà considerata solo un numero e non una persona, voglio poterle
dire che il suo papà non era dalla parte cattiva, voglio guardarla negli
occhi e abituarla a camminare a testa alta, voglio poterle dire che vincere è
importante ma vivere con dignità lo è ancora di più, voglio poterle dire “quello è un bravo sindaco, un bravo amministratore, un bravo
presidente, un brav’uomo questo no” provando ad insegnarle dei criteri oggettivi.
Questi sono i dubbi
che vengono dopo le speranze; e, a questo punto, sono convinto che qualcuno mi
risponderà che la politica non è per me, sono convinto che mi diranno che non
ho capito questa o quella operazione di “alto
profilo” strategico/politico, sono
convinto che in queste riflessioni qualcuno troverà anche le motivazioni del
perché non ho vinto le elezioni comunali al mio paese (Oratino), sono convinto
che se le cose resteranno così, fregherà a pochi il fatto che mi candidi o non
mi candidi, sono altrettanto convinto però, che quando andrò dai miei compagni
dei diversi circoli del Molise da Palata a Conca Casale, e gli
spiegherò questi dubbi, mi abbracceranno come sempre e berremo insieme un
boccale di birra con la consapevolezza che in questo sistema, se è vero che non
siamo capaci di essere buoni politici, conserviamo intatta la capacità di
essere uomini dignitosi, buoni compagni, buoni amici, e speriamo anche
buoni genitori.
C’è bisogno di scelte
coraggiose: difficile farle in questo scenario ma sicuramente la meno
coraggiosa in questo momento, sarebbe quella del tirarsi indietro o del
propagandare la pratica del non impegno e del non voto.
Nei prossimi giorni saranno presentate le liste.
La prima speranza è che l’attenzione
degli elettori non si concentri solo su chi promette ricchi premi e cotillon
ostentando in questa campagna elettorale anche il potentato acquisito rispetto
al proprio “spessore” politico e/o economico.
L’altra delle tante speranze, è quella di sapere dare una
giusta dimensione alla coalizione ed al candidato Presidente Roberto Ruta e di
stare insieme tutti quanti in gioco con competenza e con una dote non comune:
quella di sapere ascoltare ed interpretare le esigenze anche delle parti
politiche e sociali che tante volte sembrano lontane anni luce dalle logiche
dei Palazzi.
Mio padre uomo
indubbiamente di sinistra quando si è accorse che politicamente ero troppo “esuberante” mi
disse: “Non credo sia questo il
momento della rivoluzione armata ma se trovi due fucili prendili entrambi. Io
sarò davanti a te”. Forse adesso, con ritardo,
comprendo a fondo la bontà delle sue parole.
*Capogruppo
de L’UNIONE - Oratino
Portavoce Area PRC – Sinistra Europea “Per Un’Alternativa di Società”
( da altromolise.it )