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VICENDA PRIMARIE, PERCORSI UNITARI A SINISTRA, SALTI DI QUAGLIE DA UNO SCHIERAMENTO ALL'ALTRO, LE SCELTE DELL'UNIONE...
UN DOCUMENTO DEL COORDINAMENTO REGIONALE PER LE PRIMARIE CHE PROVA A FARE QUALCHE ANALISI, A PARLARE DI CONTENUTI, A GUARDARE AL FUTURO.

Il nostro giudizio
In questi mesi è stato evidente che nessun partito ha mai voluto realmente le primarie e il balletto delle dichiarazioni prima e la non indizione delle primarie dopo lo hanno pienamente confermato. I partiti, tutti, nessuno escluso, hanno perso tempo per poi dire che non c’era più tempo. Ed è ovvio che nel loro distacco totale dai cittadini alcuni partiti ritengano addirittura inutili le elezioni primarie, altri si sono limitati semplicemente a far finta di volerle. Sotto questo aspetto il nostro giudizio è severamente ed inappellabilmente critico nei confronti dell’Unione.

È il caso di ricordare che la richiesta di elezioni primarie è partita da quasi un anno, sollecitata da movimenti, associazioni, comitati, per dare la possibilità ai cittadini di scegliere direttamente i candidati alla presidenza della provincia di Campobasso e alla Regione Molise per la coalizione di centro sinistra. E questo perché sono fin troppo evidenti i limiti delle decisioni assunte dalle segreterie dei partiti nei cosiddetti tavoli di trattative. A quei tavoli non si parla mai di programmi e di cosa dovrebbe fare un centro sinistra per distinguersi in modo chiaro dal centro destra. Il sistema elettorale impone, poi, di votare per evitare il peggio, specie se il peggio è stato sperimentato. Ma questo non vuol dire consenso automatico al candidato presidente dei partiti. L’on.Ruta (così come sull’altro versante è accaduto per Iorio) è stato acclamato come candidato presidente della Regione da tutti i segretari di partito, noncuranti delle richieste di quella notevole parte di elettorato della sinistra scesa in piazza in questi anni contro la guerra, contro le centrali turbogas, contro i megaimpianti di trattamento dei rifiuti, ecc.

Cosa rimproveriamo ai partiti?
Il più grave problema, la guerra, è un caso emblematico. Gli onorevoli Astore, Di Pietro - Massa e Ruta, come la gran parte dei loro colleghi del centro sinistra - non vogliono prendere atto del fallimento delle missioni militari cinicamente definite “di pace”; il ritiro dall’Iraq sarà molto lento, non molto diverso da quello preannunciato da Berlusconi (mentre Zapatero ha ritirato le truppe in qualche settimana) e sembra quasi “ricompensato” da nuovi impegni; non c’è l’intenzione di ritirarsi dall’Afghanistan, dove il nostro ruolo si confonde con quello degli aggressori americani; e ora si tenta la nuova avventura militare in Libano, formalmente su mandato dell’Onu, ma in realtà nessuno osa denunciare Israele per gli orrendi crimini di guerra, per l’uso delle nuove, disumane, proibite, armi di sterminio di massa (altro che Saddam!), per le violazioni continue delle convenzioni di Ginevra; nessuno pensa di annullare l’accordo di cooperazione militare Italia-Israele, approvato con legge 94 del 17 maggio 2005, anche con voti diessini, che ci rende complici dei massacri in Libano.
Vi è in generale un pregiudizio verso le iniziative pacifiste, a cui mai è stato dato credito e sostegno; altrimenti non vi sarebbe stata una proposta di legge (primo firmatario Realacci della Margherita) di riforma del servizio civile volontario nella quale è scomparso il compito più qualificante e innovativo che la precedente legge aveva attribuito a tale servizio: la difesa popolare non armata; altrimenti Angelo Frammartino avrebbe meritato un funerale di stato certamente senza picchetti militari ma con almeno la stessa riconoscenza e gli stessi onori riservati ai caduti militari.

Un altro tema caldo sul quale il centro sinistra dovrebbe cambiare mentalità è la questione energia. Si continua a inseguire acriticamente il mito secondo cui più si offre energia (termoelettrica inquinante o eolica ingombrante) più ci sarà il fantomatico “sviluppo”. È ormai dimostrato che la nostra è sempre più la società dello spreco. Con un serio e razionale piano energetico (non quello di Michele Iorio), fondato sugli effettivi bisogni e non sull’offerta, è invece possibile produrre energia quanto basta, in modo diffuso sul territorio, là dove occorre, con sistemi assolutamente non inquinanti. Quello energetico (e, quindi, dei consumi e dello sviluppo) non fa apparire all’orizzonte visioni sostanzialmente diverse tra i due schieramenti. Del reato come dimenticare che nei fatti nessun politico di centro sinistra si è opposto seriamente alla turbogas di Termoli nonostante le sollecitazioni continue del movimento che ha portato 15.000 persone in piazza? Così come nessuno ascolta le popolazioni dei comuni assediati dalle società private interessate a vendere energia eolica con foreste di pali sulle montagne. E, sempre a proposito di energia, e del petrolio per il quale siamo in guerra, ci si ostina a favorire i trasporti su strada e privati, aumentando traffico, inquinamenti, effetto serra, guerre e disastri ambientali vari. Con l’imminente esaurimento del petrolio e comunque con il suo prezzo sempre crescente è necessario ed urgente modificare la struttura dei trasporti, privilegiando quelli pubblici, su rotaia e via mare, ma anche un sistema produttivo che la smetta di trasportare acqua molisana in Lombardia e acqua delle Alpi in Molise!

Noi crediamo - a differenza di entrambi gli schieramenti - che la fantomatica autostrada molisana Termoli-San Vittore non porterà alcun benessere, nessun aumento di sicurezza stradale, ma solo un ennesimo rischio di scempio ambientale. E sperpero di denaro pubblico Le località dell’Alto Molise presentano il tutto esaurito quando c’è una buona ragione per arrivarci, malgrado l’assenza di una superstrada. Al contrario, vi sono zone industriali ben attrezzate e discretamente servite ma desolatamente vuote.
Un altro tema significativo sul quale il centro sinistra non si distingue dagli affaristi devastatori del centro destra è quello dei rifiuti, a ben vedere strettamente legato alla questione energetica. Ormai è evidente la volontà politica di non far decollare nel Molise la raccolta differenziata; né si pensa lontanamente alla riduzione dei rifiuti e ad una politica industriale del recupero-riciclaggio. Le spiegazioni possono essere:
a) semplice ignoranza o incompetenza;
b) c’è la Mafia delle discariche e dei grandi impianti e gli amministratori subiscono il ricatto;
c) ci sono imprese amiche da accontentare che guadagnano di più con discariche e inceneritori;
d) prevale la convinzione che più materiale si butta, più aumenta il fatidico prodotto interno lordo, e dunque c’è più “sviluppo” (esempio classico che dimostra esattamente il contrario: la crescita economica non crea benessere, ma disagi, inquinamenti e maggiori costi per i cittadini).

Così come nessuno esplicita quali saranno le iniziative che si metteranno in atto a difesa della legalità, contro il pericolo di trasformare il Molise come il luogo privilegiato per ripulire denaro sporco. Quali le azioni a salvaguardia delle aziende molisane sempre più spesso pronte a cadere nelle grinfie di improvvisati imprenditori. Quali le scelte sulla gestione dei beni comuni, ad iniziare dall’acqua; sia come servizio ai cittadini che nei riguardi di commercializza - quasi, se non del tutto, gratuitamente - l’acqua captata in Molise. Quali le volontà sui temi dell’occupazione giovanile, della lotta alla precarietà, della salvaguardia dei posti di lavoro. Per non dimenticare il sostanziale silenzio su come si affronterà il pauroso debito pubblico accumulato dalla Regione, ad iniziare da quello sanitario; come si affronterà l’emergenza democratica che la nostra regione vive in termine di informazione; che fine faranno gli Enti rimasti e le Agenzie costituite, ma sostanzialmente messe in condizioni di non operare; quale Statuto regionale finalmente si vorrà approvare e, al suo interno, che tipo di legge elettorale e se si avrà l’intenzione di salvaguardare la quota proporzionale ed eliminare il famigerato “listino”. Così come riteniamo assurdo che nessun schieramento si pronunci a riguardo degli inaccettabili privilegi (economici e non solo) di cui godono - mai termine più appropriato - gli eletti.

I nostri compiti
A questo punto il compito delle realtà di base è indubbiamente sempre più difficile.
Qualunque soluzione sceglieremo per queste elezioni, l’unica certezza è che continueremo nella nostra testimonianza individuale e collettiva, che saremo ancora tra coloro che non appaiono sulla scena in tempi di elezioni, che agiteremo le nostre proposte, contrasteremo le nefandezze, denunceremo le ingiustizie, saremmo nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle piazze.
Il nostro primo obiettivo sarà quello di non disperdere il patrimonio di idee, relazioni e confronti che in questi anni è andato man mano crescendo. In queste terribili ed insopportabili settimane elettorali continueremo ad incalzare l’intera classe politica chiarendo da subito che il nostro voto non è né acquisito né scontato. L’impegno delle realtà di base sarà di tradurre il proprio patrimonio di lotte, contenuti ed esperienze, in un programma politico preciso, operando per una condivisa politica dal basso, partecipata, organizzata e indipendente.
Fermo restante che chiederemo risposte certe ed articolate su temi specifici e concreti, noi crediamo che sia possibile conseguire alcuni obiettivi intermedi e praticabili su due punti nodali, intrecciati e inseparabili: il modello di sviluppo e il modello di difesa. Noi siamo in grado di progettare una transizione dallo sviluppo centrato sulla crescita e su un sistema energetico e consumistico insostenibile ad un modello di economia nonviolenta, equo e sostenibile anche per le generazioni future, basato sulle fonti rinnovabili. Analoga transizione va progettata per passare dall’attuale modello militare offensivo ad un modello esclusivamente difensivo (transarmo) che consenta di sviluppare man mano la difesa popolare nonviolenta fino alla sostituzione del modello militare.

 


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