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La
chiamano "piazza polmonite" come ha ricordato il collega Gennaro Ventresca
dalle colonne de Il Quotidiano del Molise.
La chiamano così perché quel vento sferzante, che ti trascina via, che si
incunea nei vicoli e arriva forte nella piazza non lo trovi facilmente passeggiando
per la città. Quell'aria che ti ritempra, che ti fa rabbrividire.
L'altro ieri invece di quel soffio che ti ricorda che sei in montagna, che
ancora nevica, che hai la fortuna di vivere in una città che puoi ancora
percorrere a piedi era stranamente puzzolente. Auto, tante auto. Tutti
impegnati nella conquista del posto d'onore, quello nella piazza simbolo
della città. Quella del campanile ingessato e degli orologi che non
funzionano. Delle aiuole senza verde e dei negozianti che sperano di guadagnare
di più perché "la gente trova parcheggio". Quella dove l'edicola
diventa la "rotatoria" naturale della città.
L'unica soluzione, the final countdown per
l'amministrazione, è stata aprire alle auto, allo smog, al commercio mordi e
fuggi, ai saldi di fine stagione per una città che lentamente si spegne,
sotto il profilo culturale.
I commercianti del borgo antico raccolgono firme da inoltrare all'attenzione
del sindaco Di Bartolomeo che, dagli schermi televisivi, ha annunciato di
averne già incassate 600. E pare che gli stessi commercianti (non solo della
piazza ma dell'intero borgo antico) possano raccoglierne almeno altre 2000.
I contrari, che nei fatti stigmatizzano l'intero atteggiamento
politico-programmatico impostato dall'amministrazione di centrodestra in
questi anni, sottolineano la lenta agonia del capoluogo, che si manifesta a
partire da atti d'imperio come questo. Riaprire alle auto la piazza della
città, non fare nulla per riportarla ad essere il centro propulsore dei
campobassani, non avere uno straccio d'idea seria su come fare crescere
questa città. Sotto tutti i profili, non solo quelli relativi all'utilizzo
dell'automobile...
Puntare sulla qualità della vita, ragionare su una città ecosostenibile,
aprire a nuove idee più al passo con i tempi ma che individuino quello che
questa città vuole essere oppure tornare ad essere. La città si mobiliterà?
Al momento è come sempre Facebook la piazza dove
gli scontenti si incontrano e dialogano sul futuro e sui passi da compiere.
Anche questa volta sarà il mondo virtuale a trascinare quello reale?
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