BUON NATALE!
INDIRIZZO DI AUGURIO PER AMICI E
BENEFATTORI.
Cari amici e benefattori,
Vi scrivo oggi, festa di S. Francesco Saverio nel 500° anniversario della sua
nascita. Per noi missionari Saveriani, che abbiamo
legato al suo nome il progetto della missione, il 2006 è stato un anno di
approfondimento delle tematiche della missione in quelle che sono le sfide più
scottanti che ci vengono dal mondo di oggi. La dimensione mistica, che sostenne
la missione del Saverio, conserva tutta la sua attualità. Il missionario è in
grado di trasmettere la novità del Vangelo nella misura in cui diventa lui
stesso la novità che proclama.
Affido a questo foglio di collegamento gli auguri per il S. Natale, che ritorna
come mistero di incontro e di condivisione. Con l’augurio intendo esprimere un
grazie sincero a tutti voi che con la vostra generosità, rendete ancora
possibile il miracolo dell’amore.
Il contesto che stiamo vivendo in questo momento in Bangladesh
non è tra i più belli. Nel corso di quest’anno è
venuta a crearsi, infatti, una situazione politica molto grave. Secondo quanto
sancito dalla costituzione, tre mesi prima delle elezioni, il partito politico
al potere deve farsi da parte, perché, al suo posto, subentri un governo ad
interim, che garantisca elezioni libere all’insegna dell’imparzialità. In
effetti, i partiti al potere, una coalizione di destra, capeggiata da Kaleda Zia, moglie del presidente Ziaur Rahman,
assassinato in un colpo di stato (1981) ed esponente del BNP (Bangladesh National Party) si sono fatti da parte
inscenando una farsa politica che ha del grottesco. Prima che scadesse il termine
del loro mandato, infatti, hanno messo su un governo fantoccio con relativa
commissione elettorale. Questo modo sfrontato di procedere contro le norme
della costituzione ha scatenato le ire dei partiti all’opposizione, che sono
scesi in piazza per protestare. Da più di qualche mese ormai, una serie di
scioperi a catena sta portando il paese sull’orlo del collasso. Finora le
richieste formulate in 11 punti dai partiti all’opposizione, guidati da
un’altra donna, Sheikh Hashina,
figlia di Sheikh Mujibur Rahman, padre della patria, assassinato anche
lui in colpo di stato nel 1975, sono state disattese e perciò l’agitazione
continua con grossi disagi soprattutto per le fasce più povere della
popolazione. Una opportuna pressione politica esercitata sapientemente da
poteri esterni quali l’Unione Europea e gli Stati Uniti potrebbe aiutare a
sbloccare questa pericolosa situazione di stallo.
Mi scuso con voi per l’accenno alla situazione politica del Bangladesh.
La missione, d’altronde, non si svolge nell’etere, ma è quanto mai contestualizzata e vive e risente dei problemi della gente.
Come ho avuto modo di dirvi nell’ultimo foglio di collegamento, dal novembre
del 2005 sono rimasto da solo nella missione di Chuknogor, perché P. Sergio, che
era con me, è stato inviato nel Nord del Bangladesh,
in una missione tra i tribali. Qualche anno fa abbiamo trascorso un periodo
splendido alla missione. Eravamo in tre: il Dott.
Gildo, che fronteggiava la ressa degli ammalati; P. Sergio, che seguiva le
molteplici attività di promozione umana ed il sottoscritto, impegnato
specificamente nel primo annuncio. Eravamo una comunità ideale! Ora, nei miei
67 anni suonati, mi trovo a gestire da solo la complessità della missione né si
vede all’orizzonte qualcuno che venga a darmi una mano.
Il 2006 è stato un anno di grazia per noi. La notte di Pasqua, infatti, 51
catecumeni, dopo un lungo percorso di 5 anni, hanno ricevuto i sacramenti
dell’iniziazione cristiana: battesimo, confermazione ed eucaristia. Un evento
che ha dato consistenza alla nostra piccola comunità cristiana, che, lentamente
diventerà, spero, punto di riferimento e di coesione per tutti i fuori-casta
della zona. Intanto un altro centinaio di catecumeni, suddivisi in gruppi,
secondo le fasce di età, si stanno preparando a diventare discepoli di Gesù. Aumentando il numero dei battezzati, incominciamo ad
avvertire l’esigenza di avere un luogo più idoneo per le nostre celebrazioni.
Attualmente ci serviamo di un’aula scolastica, ma, se i nostri amici ci danno
una mano, nel giro di un anno, speriamo di avere anche la nostra chiesetta.
A conclusione di un anno, è anche tempo di bilanci ai vari livelli. Tra
l’altro, qui, in Bangladesh, l’anno scolastico inizia
in gennaio e finisce in dicembre. 25 alunni del nostro programma hanno
felicemente concluso la scuola secondaria e nel prossimo mese di marzo daranno
gli esami di SSC (Secondary
School Certificate), che li abilita
maestri. Dopo potranno accedere al College,
della durata media di 4-5 anni, al termine del quale si consegue il B. A.(bachelor of arts) o il B. S. (bachelor of science),
che corrispondono ad una laurea di primo livello. Attualmente sono 60 gli
alunni che frequentano il College.
Durante l’anno, però, non sono mancate le calamità, che, del resto, in Bangladesh sono ricorrenti. Lo scorso mese di settembre una
vasta zona del territorio dove ci troviamo ad operare è stata alluvionata. Per
l’occasione, dopo un sopralluogo nella zona, scrissi alcune note a P. Luigi Paggi, fondatore della missione
di Chuknogor,
che si trovava in Italia per il suo turno di riposo: “Ho avuto un incontro con P. Valoti
(nostro superiore regionale) e con il nostro Abul (un fedele collaboratore
musulmano) per vedere se è possibile fare qualcosa per le immediate necessità
degli alluvionati. Ieri, insieme all’Abul, avevo fatto un giro di
ricognizione in moto. Devo confessarti che nei miei 30 di Bangladesh
mai si era presentato ai miei occhi uno spettacolo così triste. L’unico posto
asciutto è la strada, dove tutti convergono cercando di costruirsi un asilo con
materiale ricuperato qua e là. Ho fatto chilometri e chilometri zigzagando tra
una capanna e l’altra. Tra l’altro, e questa è novità per me, abbiamo
attraversato una zona con una larga concentrazione di Nomosudro (Hindu
di bassa casta), 9-10 mila in tutto, stando a quanto dice l’Abul, che è del posto e tutti sulla strada! Ci sono poi i
serpenti, che vengono anche loro all’asciutto e costituiscono il pericolo
numero uno in questa situazione di grande disagio. Abbiamo cercato di interessare
Altri aspetti della missione meriterebbero almeno un accenno in questo bilancio
di fine d’anno. L’aspetto sanitario, per esempio, vorrebbe tutto un capitolo a
parte. A questo proposito ho una bella notizia da comunicarvi, fresca di questi
giorni ed ha tutto il sapore di un regalo di Natale. Il Dott. Gildo, che si trova in Italia per il suo turno di riposo, è
riuscito a coinvolgere i suoi amici in un progetto sanitario, piccolo nelle
dimensioni, ma quanto mai opportuno. In Bangladesh,
soprattutto nel Sud, dove noi ci troviamo ad operare, la falda acquifera di
superficie è inquinata da arsenico e quindi, per avere acqua potabile, bisogna
scendere ad una certa profondità. Ora scavare questi pozzi, deep tube-well, non è alla portata di
tutti. Il Dott. Gildo aveva intravisto la gravità della
cosa fin da quando era a Chuknogor
e lui stesso aveva provveduto a distribuire 5 deep tube-well in alcuni punti
strategici. Adesso, con l’aiuto dei suoi amici, ci fa il regalo di 10 deep tube-well, che
collocheremo in altrettanti villaggi, che ne sono ancora sprovvisti. Il costo
complessivo si aggira intorno ai 7 mila Euro. Già sono stati selezionati i
villaggi e all’inizio di gennaio incominceremo i lavori di perforazione.
Prima di lasciarvi, concludo con un aneddoto. Il 10 dicembre ricorre la
giornata mondiale dei diritti umani, che ogni anno noi celebriamo con
particolare enfasi come momento forte di coscientizzazione.
Essendo stati noi i primi a promuoverne la celebrazione nella zona, ogni anno
siamo invitati a parteciparvi come ospiti di onore con la richiesta di
rivolgere due parole di circostanza. L’anno scorso, presenziando a tale
celebrazione, quando venne il mio turno di parlare, mi espressi in questi
termini: “Nei miei 30 anni di Bangladesh ho acquisito
anch’io un particolare diritto”. Tutti mi guardavano con particolare
attenzione, non sapendo dove andassi a parare. Poi, quando l’attenzione era al
massimo, proseguii: “Sì, ho acquistato il diritto di chiamarmi Muci.
Infatti, nei primi anni, quando ero a Borodol, la mia prima missione in Bangladesh, la gente, Hindu e Musulmani, mi chiamavano Mucider Father (il padre dei Muci). Così, da allora in poi, al mio nome, che è Antonio
Germano, aggiunsi Antonio Germano Dash (Dash in bengalese
significa schiavo ed è il cognome con cui vengono designati tutti i Muci: Anondo Dash, Kalipodo
Dash, ecc. e adesso… Germano Dash!)”.
Questa mia battuta, che non è poi una battuta, ma una realtà, suscitò l’ilarità
dell’assemblea ed un caloroso applauso al mio indirizzo.
Sperando di non aver abusato della vostra pazienza, rinnovo a tutti voi gli
auguri sinceri di un Natale ricco di gioia e di pace e ci diamo appuntamento in
un prossimo incontro.
P.Antonio
Germano Dash
Festa di S. Francesco Saverio.
Cari
amici e benefattori,
voglio innanzitutto scusarmi con voi
se non ho potuto ringraziarvi puntualmente con lettera scritta di proprio pugno.
La ragione è che fin dallo scorso mese di novembre alla missione di Chuknogor sono rimasto da solo e quindi tutte le attività
pesano un po’ su di me. Con i miei 67 anni ormai, da compiere in settembre, mi
tocca ancora correre come un giovanotto. Fino all’anno scorso facevo un po’ da
spalla a P. Sergio Targa, un saveriano bresciano nato nel ’64 (l’anno della mia ordinazione
sacerdotale!), pieno di energie, carico di umanità e preparato
intellettualmente per il contesto culturale del Sub-Continente Indiano (tre
anni di studi a Londra). P. Sergio portava avanti tutte le attività socio-educativo-sanitarie, mentre io mi limitavo
all’aspetto religioso, che vedevo come il coronamento dei miei quasi 30 anni di
presenza in Bangladesh. Poi il P. Sergio è andato in
Italia per il suo turno di riposo e, rientrato in Bangladesh,
è stato assegnato ad un’altra missione. Così, eccomi qui da solo, né si vede
alcun altro all’orizzonte che venga a prendere il suo posto. Il numero dei
missionari saveriani in Bangladesh,
infatti, è ridotto al minimo e quasi tutti con un certo numero di anni sulle
spalle. Grazie al buon Dio che mi conserva in una salute adamantina, con la mia
Honda 125, zig-zagando tra rikshwa,
capre e mucche, come negli anni giovani, riesco ad essere puntualmente presente
nei 13 villaggi dove si svolgono le nostre attività.
Provo adesso a darvi un quadro del
lavoro svolto durante lo scorso anno. Nel febbraio del 2001, quando fui
assegnato a questa missione, mi fu chiesto di accompagnare nel loro cammino di
fede quelli che avevano chiesto di diventare discepoli di Gesù.
La richiesta sembrava legittima perché veniva fatta dopo 20 anni di presenza
nostra a Chuknogor. La missione era stata aperta da
P. Luigi Paggi, un saveriano della Val Chiavenna, che ha speso una vita lavorando tra i
fuori-casta. L’apertura avveniva nel contesto del dibattito di quelle che
allora si chiamavano Vie Nuove e che ebbero qui da noi, in Bangladesh, il momento più felice alla fine degli anni ’70
e all’inizio degli anni ’80, quando tutti noi eravamo più giovani con
l’entusiasmo per la missione che ci bruciava dentro.
Era il tentativo di uscire dal modo
tradizionale di fare missione per attuarne una più rispondente alle esigenze
evangeliche ed in linea con le direttive
del Vaticano II, espresse soprattutto nel documento sulla missione, Ad
Gentes. In sostanza si voleva attuare una
presenza che riducesse al minimo le strutture permettendo così un contatto
diretto con la gente, senza barriere di porte, cancelli e mura. All’epoca,
infatti, ogni missione era come una piccola roccaforte, in quanto inserita in
un compound e cioè in un ampio appezzamento di
terreno, recintato da mura, che proteggevano e ponevano al sicuro il
missionario con le sue attività: scuola, dispensario, chiesa ed altre opere
sociali.
Ecco, si voleva appunto uscire dalle
mura ed operare in campo aperto. Fu l’avventura straordinaria di quegli anni in
cui tanti di noi si cimentarono. Chuknogor, dopo 25
anni, conserva ancora la struttura semplice iniziale, che consente la piena
immersione nella vita della gente. Mi rendo conto che il mio racconto è come un
fiume in piena, che, se rompe gli argini, diventa poi difficile tenere sotto
controllo. Riprendendo il discorso, dopo la lunga parentesi introduttiva,
necessaria per altro per capire, la scorsa notte di Pasqua, dopo un cammino di
5 anni, 51 catecumeni, la maggior parte dei quali adulti, hanno ricevuto i
sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Eucaristia e Confermazione.
La celebrazione si è svolta nella cattedrale di Khulna
(a Chuknogor non abbiamo ancora una chiesa) ed è
stato il vescovo in persona a conferire i sacramenti per sottolineare dinanzi a
tutti che il passo fatto era un’azione di chiesa e non una iniziativa mia
personale.
Nell’ambito della promozione umana, posso affermare che, senza peccare di orgoglio, anche perché il merito principale in questo campo è di P. Luigi Paggi, è stato acceso un faro, la cui luce rischiara finalmente la notte buia dei fuori-casta. Chuknogor è un luogo strategico, perché punto d’incontro di tre distretti nel Sud del Bangladesh e cioè, Khulna-Jessore-Satkhira, dove c’è la più larga concentrazione di fuori-casta in tutto il Bangladesh (un numero che si aggira intorno ai 200 mila). Scegliendo il posto quindi, abbiamo voluto scegliere anche il tipo di gente in mezzo alla quale lavorare: gli ultimi, gli esclusi dalla società per il marchio dell’intoccabilità (non tocco l’argomento estremamente interessante e importante, che però mi porterebbe molto lontano. Sarà per un’altra volta?).
Il processo di coscientizzazione
attraverso l’alfabetizzazione si è esteso a macchia
d’olio ed ha dato vita ad un movimento ormai inarrestabile. In quasi ogni
villaggio si è creata la consapevolezza che per uscire dal tunnel dell’intoccabilità bisogna avere occhi per leggere. Agli inizi
occorreva snidare i bambini dalle loro case afferrandoli cortesemente per gli
orecchi. Adesso sono i genitori stessi che spingono i figli ad andare a scuola
e sono perciò interessati alla loro educazione. Quest’anno
gli alunni direttamente in contatto con noi sono 572, seguiti da un gruppo di
40 maestri, anch’essi della stessa estrazione sociale. Degno di nota, poi, è il
fatto che accanto a noi e, spesso dietro la nostra ispirazione, sono sorte
tante altre organizzazioni non governative, che hanno posto al centro del loro
programma l’interesse per i fuori-casta.
L’attenzione per gli ammalati è
stata da sempre una priorità della missione: “Essi partirono, predicando che si
convertissero; scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti malati e li
guarivano (Mc. 6,12-13). In Bangladesh
non mancano né medici né medicine, è assolutamente assente, invece, quella
cultura, che vede l’ammalato al centro della sua attenzione. Qui, al contrario,
l’ammalato è una fonte di guadagno, una occasione da sfruttare per ingrossare
il portafoglio. In una situazione, in cui le strutture governative non offrono
il minimo di garanzia ai poveri, a pagarne le spese sono proprio i più deboli.
Qui a Chuknogor non abbiamo
una struttura ospedaliera né un dispensario e tuttavia ogni giorno c’è una fila
interminabile di pazienti che vengono a implorare per la loro salute. Fino a
qualche anno fa siamo stati fortunati
perché per tre giorni la settimana, dal nostro ospedale di Jessore
veniva il Dott. Gildo, un saveriano
marchigiano con 20 anni di servizio in Bangladesh.
Solo la testimonianza diretta delle migliaia di pazienti, che, nel giro di tre
anni, sono venuti a contatto con lui, potrebbe dare un’idea del servizio
impareggiabile reso da Gildo ai malati della zona. Poi, il Dott.
Gildo è stato richiesto di prestare la sua opera di medico nel nord del Bangladesh, a Dinajpur, in un
ospedale gestito dai missionari del PIME.
Attualmente ci serviamo di una
struttura ospedaliera di Khulna, un sick shelter, dove
indirizziamo gli ammalati che vengono a implorare da noi, assumendoci la
responsabilità della spesa, che non è poca. A riguardo, volete sentire uno
degli ultimi episodi di cronaca? Alcuni giorni fa, una donna di un villaggio
vicino a Chuknogor, esasperata per il comportamento
dei suoceri, si è cosparsa di benzina e si è data fuoco. I soccorritori l’hanno
portata al più vicino ospedale con risultato negativo, perché all’ospedale non
l’hanno accolta e così, verso sera, vengono da me perché trovi per loro una
via. Telefono al nostro sick shelter di Khulna e Sr.
Tecla, sempre tanto brava, mi dice di mandarla subito e penserà lei a farla
ricoverare all’ospedale governativo, dove solo è possibile somministrarle le
cure del caso. Vi è stata ricoverata per una ventina di giorni e sembrava che
potesse farcela. Invece, l’altro giorno, l’hanno rimandata indietro alla Suora
del sick shelter,
dove è morta qualche ora dopo. Ieri hanno bruciato il cadavere, essendo lei hindu e questa mattina sono andato da Sr. Tecla a pagare le
spese: 25 mila taka (una bella sberla, quasi
500 dollari!). Con la morte sembra tutto finito e invece bisogna ballare
ancora: da una parte il marito, pieno di spavento, si è dato alla macchia,
perché teme che da un momento all’altro la polizia venga a beccarlo e
dall’altra i genitori della morta che vogliono fare il caso in corte. Così, in
questa tanto simpatica situazione, ho dovuto fare anche la parte del mediatore,
riuscendo, grazie a Dio, a calmare le acque. Questo è soltanto uno dei tanti
episodi, di cui è costellata la mia vita di ogni giorno. A registrarli tutti,
ne verrebbe fuori un romanzo con puntate interminabili. Ma per me non sono più
novità e così non li registro più, anche se qualche volta sarei tentato ancora
a farlo.
La storia sempre finita qui, ma non
è così. Tanti risvolti sono rimasti dentro, anche perché non so fino a qual
punto possano essere d’interesse ai miei amici lettori. Se comunque avete avuto
la pazienza di andare dietro queste righe, vi ringrazio e vi chiedo la carità
di una preghiera.
P. Antonio Germano S. X.
Chuknogor, Pentecoste 2006
Bangladesh - Chuknogor, li 22 maggio
2006
progetto ASHA
lettera a Don Alberto
Carissimo Don Alberto,
Sono finalmente in grado di dirti che il secondo stralcio del progetto ASHA (5
mila Euro), che prevedeva la costruzione di altre 15 casette nei villaggi dei
fuori-casta, è stato completato.
Le 15 casette sono così distribuite in 5 differenti villaggi:
MAGURKHALI: - 4 casette per altrettante famiglie;
PATRA: - 3 casette per altrettante famiglie,
MONGOLCORT: - 4 casette per altrettante famiglie;
MALTIA: - 1 casetta per due vedove (madre e figlia);
CHUKNOGOR: - 3 casette per altrettante famiglie.
Qualche giorno fa, con due amici musulmani, che appaiono nelle foto e che mi
hanno aiutato disinteressatamente nella esecuzione del progetto, mi sono recato
nei villaggi dove sono state costruite le casette ed ho potuto così realizzare
questa documentazione fotografica che ti mando in allegato.
Così colgo ancora una volta l'occasione per ringraziare innanzitutto il Prof. Umberto, che è stato un po' l'anima ed il
finanziatore principale del progetto e poi, nella tua persona,
Di nuovo grazie ed un cordiale saluto ed abbraccio. P. Antonio.
Sperando di sentire presto da te, ti abbraccio. Antonio.
Bangladesh - Chuknogor, li 8 maggio
2006
Carissimi,
…Padre Sergio è tornato in Bangladesh qualche
settimana fa, ma non tornerà a
Chuknogor, perché andrà a lavorare altrove, anche se
non si sa ancora
dove. Così sono ancora da solo e penso che rimarrò così ancora per lungo
tempo. Il lavoro, come potete immaginare, non manca. Adesso sono
soprattutto gli ammalati che non mi danno tregua: operazioni di vario
genere, infortuni, malattie varie, ecc. Vuoi sentire l'ultima? Alcuni
giorni fa, una donna di un villaggio vicino a Chuknogor,
esasperata per
il comportamento dei suoceri, si è cosparsa di benzina e si è data
fuoco. I soccorritori l'hanno portata al più vicino ospedale con
risultato negativo, perché all'ospedale non l'hanno accolta e così verso
sera vengono da me perché trovi per loro una via. Così telefono al
nostro sick shelter di Khulna.
mandarla e penserà lei a farla ricoverare all'ospedale governativo, dove
solo è possibile somministrarle le cure del caso. Così è stata
ricoverata per una ventina di giorni e sembrava che potesse farcela.
Invece l'altro giorno l'hanno rimandata indietro alla Suora del sick
shelter, dove è morta qualche ora dopo. Ieri hanno
bruciato il cadavere
e questa mattina sono andato dalla Suora a pagare le spese: 25 mila take
(una bella sberla, quasi 500 dollari). Con la morte sembra tutto finito
e invece bisogna ancora ballare: da una parte il marito, pieno di
spavento, perché teme che da un momento all'altro la polizia venga a
beccarlo e dall'altra i genitori della morta che vogliono fare il caso
in corte. Così in questa difficile situazione ho dovuto fare anche la
parte del mediatore, riuscendo, grazie a Dio, a calmare le acque. Questo
è soltanto uno dei tanti episodi di cui è costellata la mia vita di ogni
giorno. A registrarli tutti ne verrebbe fuori un romanzo con puntate
interminabili. Ma per me non sono più novità e così non le registro più,
anche se qualche volta sarei tentato ancora a farlo. Non c'è proprio da
annoiarsi. Domani tornando, troverò senz'altro qualche novità a cui
porre riparo. Finisco qui per adesso e risentirci a presto. Un caro
abbraccio a tutti. Antonio.