PADRE ANTONIO GERMANO

CRONACHE
QUOTIDIANE DALLA MISSIONE
LA NOSTRA SCUOLETTA
Carissimi,
Ieri notte, all'una meno un quarto, qui a Khulna eravamo tutti pronti
per vedere Italia-Spagna e, proprio al momento d'inizio della partita, è
venuta a mancare la corrente e così è saltato il primo tempo.
Al ritorno
della corrente abbiamo potuto vedere il resto: non era proprio il caso
di perdere due ore di sonno!
vi mando alcune foto che documentano tre fasi della costruzione della
scuoletta a Khampur: la fase iniziale, quella intermedia e quella ultima
con il disagio dei ragazzi che continuano a venire nella vecchia
struttura.
Nel frattempo è iniziata alla grande la stagione delle pioggie.
Per adesso è tutto.
Un abbraccio a voi tutti
P. Antonio Germano Dash, S.X. <antoniogermano@infinito.it>
Bangladesh - Chuknogor, lunedì
2 giugno 2008
Torno alla posta elettronica
Carissimi,
Torno alla posta elettronica.
Proprio in questi giorni ho iniziato i lavori di costruzione della scuoletta di
Khampur che mi è stata finanziata da una signora di Foggia.
A Khampur, negli anni in cui io ero a Borodol, c'era
stato il p. Pierluigi Lupi, il quale aveva iniziato una esperienza di
avanguardia: viveva con una comunità di studenti Hindu e Cristiani, con i quali
condivideva lo stile di vita bengalese. Rimase a Khampur per circa 5 anni e poi
fu richiamato in Italia per dirigere la nostra rivista Missione Oggi. La struttura
dove lui abitava (mura in terra battuta con copertura di lamiere) è quella che
noi abbiamo adoperato in tutti questi anni per il nostro Tuition Program.
L'abbiamo riparata a più riprese, ma con l'ultima alluvione è stata molto
danneggiata ed è pericolante. E' un grosso rischio farvi venire i ragazzi. Per
loro, nel giro di pochi mesi, speriamo di apprestare questa nuova struttura: 4
aule scolastiche con ampia veranda e servizi igienici. Il bel tutto verrà a
costare circa 8 mila Euro.
Ero appena rientrato in Bangladesh, quando mi raggiunse la notizia che per la
chiesetta di Chuknogor c'era un lascito di 50 mila Euro. La
notizia me la dava lo stesso superiore generale, con cui avevo avuto modo di
parlare nei giorni che ero rimasto in Viale Vaticano. E'
successo che la sorella di uno dei nostri padri che si chiama Luigi Zucchinelli di Bergamo, che tra l'altro è
stato anche in Bangladesh,
quando il Bangladesh si chiamava Pachistan, morendo ha lasciato un testamento,
in cui con la somma lasciata esprime il desiderio di
costruire due chiesette nelle nostre missioni: una in Africa e l'altra in Bangladesh. Così l'abbocco con il superiore
generale si è rivelato
provvidenziale. La somma ci consente di realizzare un complesso semplice, in
cui accanto alla chiesetta possiamo avere anche una sala per incontri
e 4/5 aule scolastiche. C'è un padre del PIME, che è ingegnere ed ha realizzato
tante chiesette in Bangladesh. L'ho invitato a Chuknogor
perchè veda l'ambiente e ci faccia un disegno adeguato con relativo preventivo.
I lavori, comunque, comincerebbero dopo la stagione delle
pioggie.
In questi ultimi giorni abbiamo temporali quasi ogni giorno; sono i temporali
che precedono la stagione delle pioggie. Da una parte fanno
piacere perché rinfrescano l'aria incandescente, dall'altra generano paura per
i danni che possono provocare. Infatti uno di questi
temporaloni nei giorni scorsi ha danneggiato una ventina di case a Chuknogor. E
poi, ovviamente, la gente da chi va? vengono da me in
processione perché intervenga a riparare le loro case, come io fossi il loro Bhogoban
(nome hindu di Dio).
Per quel che riguarda la mia salute, devo dire che mi sento ogni giorno meglio.
Quindi, sempre in punta di piedi, ma anche confidando tanto nel Signore vado
avanti ormai a pieno ritmo.
Un abbraccio a voi tutti
P. Antonio Germano Dash, S.X.
Parma, 20 marzo 2008
Buona Pasqua
Carissimi amici,
Vi auguro una Pasqua, piena di gioia e di speranza.
Avrei voluto mandarvi questo indirizzo di augurio dalla missione di Chuknogor, come
ogni anno, ed invece, quest’anno, il Signore ha disposto le cose diversamente.
Infatti, lo scorso 22 febbraio son dovuto rientrare improvvisamente in Italia.
In seguito ad una TAC effettuata in Bangladesh mi è stato riscontrato un
ematoma cerebrale e così sono stato imbarcato sul primo aereo che veniva in
Italia. Arrivato in Italia, il giorno dopo sono stato ricoverato in ospedale,
qui a Parma e,in giornata, sono stato operato: tre giorni dopo ero già in piedi
sulle mie gambe. Mi trovo dunque attualmente a Parma nella Casa Madre dei
Missionari Saveriani, dove il 25 ottobre del 1964, dopo aver terminato i miei
studi teologici, fui ordinato sacerdote missionario.
Sono in tanti quelli
che mi sono stati vicini con la preghiera. Devo dire che ho sentito forte nei
giorni scorsi la vostra presenza e ve ne ringrazio. Avevo iniziato il mio
cammino quaresimale nella mia missione di Chuknogor, dove un buon numero di
catecumeni era nella fase finale di preparazione al battesimo e celebro
In
questi giorni, mentre meditiamo sul mistero della Passione, Morte e
Risurrezione di Gesù, quello stesso mistero che mi ha spinto ad andare e
rimanere 31 anni in Bangladesh, preghiamo gli per gli altri perché la luce e la
forza che si sprigionano dalla Morte e Risurrezione di Gesù diano significato e
consistenza ad ogni giorno della nostra vita. Questo è l’augurio che formulo
nella maniera più sincera a ciascuno di voi, mentre vi chiedo anche un ricordo
nella preghiera, perché il Signore mi conceda di ritornare al più presto fra i
“Suoi” fuori-casta a continuare la “Sua” opera.. Ringraziando e benedicendo, di
nuovo Buona Pasqua!
P. Antonio Germano
Dash.
Bangladesh - Chuknogor, Domenica, 6 gennaio 2008
Buon 2008
Carissimi,
Il 2008 è arrivato con i suoi tanti
interrogativi e con quella grande apprensione, che ormai è nel cuore di
tutti.
Penso questo sia il frutto, a livello
individuale, di quel costruirsi torri e fortezze per proteggere la propria
sicurezza e, al livello internazionale, il porre le mani con forza sulle fonti
di energia per garantirsi il futuro.
Da questo angolo del
mondo, le cose appaiono in questa prospettiva e chi non ha niente da perdere
non si pone tanti interrogativi e l'apprensione è per l'oggi: riusciro' a
comprare i due chili di riso per sfamare la mia famiglia? Il futuro poi esplode
ogni anno con cicloni ed alluvioni. La conseguenza più disastrosa del ciclone
di novembre è il continuo aumento dei generi di prima necessità, primo fra
tutti il riso, il cui prezzo è andato sulle trenta take al chilo (l'equivalente
di mezzo dollaro: se pensi che chi guida il rikshaw, e qui in Bangladesh ce n'è
uno sterminio, prende l'equivalente di due dollari al giorno, si fa presto a
tirare le somme).
In tutta la fascia costiera del Bangladesh,
in cui c'è una sola raccolta di riso all'anno, con il ciclone, capitato proprio
al momento del raccolto, tutto è andato distrutto, provocando così il rialzo
incontrollabile del prezzo.
Sul piano politico si vive in un clima di
grande incertezza. Dal gennaio scorso c'è un governo provvisorio, appoggiato
dai militari. Il compito era quello di preparare il terreno per le elezioni
politiche, che avrebbero dovuto aver luogo lo scorso marzo. Ma è trascorso un
anno e di elezioni politiche non si sa ancora nulla di preciso. Nel frattempo è
scattata una feroce campagna contro la corruzione e centinaia di migliaia sono
finiti in carcere, tra cui i due leader (Hashina e Kaleda) dei due maggiori
partiti politici del paese. Il risultato di questa incertezza cade sulle spalle
della povera gente. Non c'è nessuna indicazione di rotta, ma anche la
sopportazione della gente ha un suo limite e quindi questa rabbia repressa
potrebbe esplodere da un momento all'altro. Questa atmosfera non ha comunque
disturbato la celebrazione del nostro Natale, che si è svolto in un clima di
serenità e di gioia: messa di mezzanotte con canti che non hanno niente da
invidiare ai migliori cori polifonici delle nostre cattedrali in Italia ed il
giorno di Natale, dopo la celebrazione in chiesa (aula scolastica addobbata per
l'occasione), la celerbrazione all'aperto
con giochi semplici e partecipazione corale.
Con gennaio si affronta il nuovo anno
scolastico, che qui, in Bangladesh, incomincia proprio in gennaio, con incontri
programmatici, scelta di maestri, compera di libri e quaderni.
Ritornando allo spunto iniziale, penso
proprio che che il modo migliore per superare tutti gli interrogativi e vincere
le apprensioni sia quello di uscire dalle proprie sicurezze evitando di
costruire baluardi e fortezze.
Un abbraccio a voi tutti e buon 2008
P. Antonio Germano Dash, S.X.
Bangladesh - Chuknogor, Domenica, 16 dicembre 2007
Il Ciclone in Bangladesh
Carissimi,
Torno a farvi vivo via email. Il nuovo
superiore p.Mimmo Pietanza, che abbiamo eletto al posto di p. Lorenzo, ha messo
a disposizione per me un nuovo desk top e cosi' sono di nuovo in grado di
comunicare direttamente qui da Chuknogor.
Di proposito, questa volta, non ho voluto
dire niente sul ciclone, anche perche' i mass media hanno reso un grande
servizio al Bangladesh, che ha ricevuto una notevole risposta di solidarieta'
dalla comunita' internazionale (ringrazio a tal proposito i tanti amici hanno
voluto dare il proprio contributo).
Ci fanno un po' ridere
(per non dire altro) certi reportage giornalistici, come quello del
corrispondente di
Come dicevo, qui da noi, solo una grande
paura, perche' mi veniva in mente quello che era capitato nell' '88. La vita
quindi e' continuata normalmente: abbiamo appena concluso l'anno scolastico,
che qui, in Bangladesh, termina in dicembre; venerdi' ho avuto l'ultimo
incontro con i maestri facendo un po' di bilancio sull'anno appena trascorso.
Adesso siamo entrati in pieno clima natalizio. Cerchiamo di curare la
partecipazione comunitaria nella preparazione e nella celebrazione: la nostra
gente si accontenta di poco per divertirsi.
Termino questo mio ritorno alla posta
elettronica.
Per intanto un forte abbraccio e Buone Feste a voi tutti.
P. Antonio Germano Dash, S.X.
Bangladesh - Chuknogor, Domenica, 26 agosto 2007
FERRAGOSTO IN
BANGLADESH
Sembrava che l’alluvione volesse
risparmiare la nostra zona quest’anno. Notizie sempre più allarmanti arrivavano
dal Nord Est del Paese, dove la situazione diventava di giorno in giorno più
catastrofica, come appariva anche sulle agenzie internazionali di stampa.
Invece proprio nei giorni di Ferragosto
anche da noi la situazione precipitava. Le acque del Kopotokko, infatti, uscite
dall’alveo, hanno invaso i numerosi villaggi dislocati lungo il bacino di
questo fiume capriccioso. I capricci, in realtà, non li fa il fiume, ma sono
provocati, in gran parte, dall’incuria dell’uomo. Il letto del Kopotokko,
infatti, è seminterrato, e, quando c’è sovrabbondanza di precipitazioni, come è
avvenuto nei giorni scorsi, il fiume non riesce a smaltirle ed il risultato
sono le ricorrenti e devastanti inondazioni.
La situazione del Kopotokko rispecchia
quella delle miriadi di fiumi del Bangladesh, tutti, più o meno, tributari del
Gange e del Brahmaputra, che entrano in Bangladesh coi nomi, rispettivamente,
di Padma(leggi: Podda) e Jamuna (leggi: Giomuna) e, incontrandosi, formano il
grande Meghna. Il corso dei fiumi varia continuamente. Data la scarsa pendenza
del suolo, sul loro percorso si formano grandi banchi di sabbia che ostacolano
il cammino del fiume, che poi si trova la strada dove e come può. Per ovviare
alle ricorrenti alluvioni, bisognerebbe dragare sistematicamente i fiumi
assicurandone l’alveo entro robusti argini. Ma chi è in grado di portare avanti
tale impresa? Non certo il Bangladesh, sempre nella morsa dei suoi mille
problemi. Solo un intervento mirato della comunità internazionale potrebbe dar
vita ad un piano organico di sistemazione idrografica del bacino del Bengala
(India-Bangladesh).
Ma torniamo al Kopotokko, che, uscendo a
Tala-Khampur, ha invaso tutto il territorio circostante. Il villaggio si trova
a
Partito P. Lupi per altre destinazioni,
nessuno ha preso più il suo posto. In quella che fu la sua abitazione vivono
attualmente 4 dei nostri maestri, che nella stessa casa mandano avanti il
Tuition Program e cioè il programma di assistenza agli studenti fuori-casta, in
atto anche in altri villaggi.
Sono entrato a Khampur ed ho fatto il giro
del villaggio, l’acqua fino alla cintola; più oltre non ho avuto il coraggio di
andare. Non è certo una delizia aggirarsi in quelle acque di cui si sente e si
tocca il fetore. I servizi igienici, che non sono in muratura, sono esplosi per
primi riversando tutto il materiale di rigurgito. Per chi va e si ferma per un
giorno, è una cosa che si può narrare, come fa il sottoscritto, non così per
chi è costretto a vivere in una situazione che si protrarrà per mesi, perché
l’acqua entrata non ha nessuno sbocco di uscita trovandosi il letto del fiume
si ad un livello più alto.
Tornato a Chuknogor ho informato il mio
superiore regionale P. Lorenzo Valoti, che, a nome dei Missionari Saveriani, ha
messo subito a disposizione € 2000. Così siamo partiti subito, selezionando 300
fra le famiglie più bisognose e distribuendo generi di prima necessità: riso,
lenticchie, vestiti, medicinali.
Ecco tutto per adesso. Veramente ci sarebbe
da aggiungere qualcosa sulla situazione politica, che è molto particolare, ma
bisogna stare attenti, perché si potrebbe essere censurati. Speriamo in tempi
migliori per il Bangladesh e per tutti.
P. Antonio Germano Dash, S.X.
Bangladesh - Chuknogor,
18. 07. 2007
MONIMALA: COLLANA DI
PERLE.
Carissimi amici,
il fatto che sto per raccontarvi non si
perde nella notte dei tempi, anche se ha i contorni della favola, ma è accaduto
ieri. Non è neppure un caso isolato, perché si ripete giorno dopo giorno nella
mappa dei 66 mila villaggi che costituiscono la geografia del Bangladesh.
Monimala è il nome della ragazza,
protagonista della vicenda e originaria di Lokkonpur, un villaggio situato a
Monimala ha solo 12 anni e frequenta la
classe VII, che corrisponde alla II media in Italia, ma i genitori hanno già
combinato il matrimonio per lei secondo una protha, che trafigge la vita di
tante altre monimala.
Protha, in lingua bengalese, significa costume,
tradizione, cultura. Nella protha vivono anche tanti altri valori, che nella
società dei consumi sono quasi completamente scomparsi, come, per esempio,
quello della ospitalità. Otithi Narayon, dice un proverbio bengalese e cioè
l’ospite è una divinità, è Narayon (manifestazione di Vishnu) e come tale va
rispettato ed onorato. E’ una tradizione in vigore soprattutto a livello di
villaggio e si manifesta nella particolare attenzione riservata all’ospite, a
cui vengono lavati i piedi in segno di rispetto e venerazione.
Ci sono però altre protha, come la
borno-protha (sistema delle caste) o la ballo-bibaho-protha(child
marriage=matrimonio in tenera età), tanto per citarne alcune, che rappresentano
un’autentica piaga in questa società del sub-continente indiano.
Ma torniamo a Monimala. La ragazza fa parte
del Soroshi Program, un programma inventato dalla Missione di Chuknogor per
venire incontro alle soroshi (è il termine con cui vengono indicate le
sedicenni) e cioè alle adolescenti che frequentano la suola secondaria. Sono
tutte Dalit, che è il nuovo termine con cui vengono indicati i fuori-casta e
viene dall’India, dove i Dalit sono più di 150 milioni ed hanno cominciato ad
organizzarsi anche a livello politico. Ma il termine che viene usato nei loro
confronti, soprattutto quando li si vuole umiliare, è quello di Muci: “Tu sei
un Muci e Muci devi rimanere; non hai nessun diritto di parlare!”
Il Soroshi Program è affidato alla
responsabilità di due nostre maestrine della Missione di Chuknogor, Dipali e
Golapi, e comprende 100 ragazze, che vanno dalla classe VI fino
all’SSC(Secondary School Certificate: è il primo certificato governativo,
rilasciato al termine delle scuole secondarie). E’ un programma aggiunto a
quello già in atto in altri villaggi di Dalit ed è stato voluto specificamente
per quelle ragazze, che non sono raggiunte da alcun altro programma e che, non
avendo perciò la possibilità di andare a scuola, si troverebbero subito aperta
la porta alla calamità del matrimonio. Per loro, quindi, si pagano le tasse
governative, si comprano libri, quaderni e penne e viene anche data la divisa
richiesta per poter attendere alla scuola.
Ieri, quando ci è giunta la notizia che si
stavano preparando le nozze per Monimala, ci siamo subito mobilitati per
scongiurare il pericolo. Tutte le ragazze soroshi sono convenute a Lokkonpur,
villaggio natale di Monimala. Ovviamente anch’io ero presente. Milon Dash,
direttore di Poritran(=salvezza), una organizzazione non governativa sorta per
i Dalit e con i Dalit, ci ha dato una mano. Ci siamo ritrovati nell’aula
consiliare del comune per concordare il piano volto a bloccare il matrimonio.
Si andrà tutti insieme dai genitori di Monimala e, se questi non ascoltano, si
andrà al più vicino posto di polizia per denunciare il fatto. Ci si muove poi
secondo quello che è stato concordato. Il villaggio di Lokkonpur si trova
improvvisamente al centro di una scena che nessuno mai avrebbe potuto
immaginare: un afflusso di cento ragazze con dentro una forza nuova, quella di
resistere ad destino fissato da altri per loro!
I genitori, alla fine, accolgono la
richiesta: il matrimonio è scongiurato e così Monimala potrà continuare a
sperare in un futuro diverso, costellato di perle, come vuole il suo nome. Una
conclusione felice, soprattutto perché la manifestazione è stato un momento di
coscientizzazione collettiva: tutti hanno visto, musulmani e hindu, ed hanno
così ricevuto una lezione di vita proprio dai Muci, da loro sempre disprezzati.
Il racconto è finito, ma la storia continua
ed è aperta alla speranza, perché chi la vive e la suscita si porta dentro la
gioia di Cristo Risorto.
P. Antonio Germano Dash, S. X.
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Bangladesh - Chuknogor,
li 13 giugno 2007
Carissimi,
Questa mattina, un boato e poi il crollo.
L'anno scorso avevo fatto
costruire un muretto di sbarramento del
laghetto (pukur), vicino alla
casa per impedire che la casa mi ci andasse
a finire dentro.
Evidentemente il lavoro non era stato fatto
secondo le regole e così
questa mattina la brutta sorpresa. Da due o
tre giorni piove
ininterrottamente e così la massa
dell'acqua si è trascinato il bel
tutto nel pukur:
Primo frutto della
stagione delle pioggie ed un regalo
poco gradito del mio Patrono S. Antonio!
Tutti i ragazzi erano dentro a
scuola e, così, grazie a Dio, non è successo
niente di grave.
Vi mando la fresca
documentazione fotografica.
Un abbraccio a tutti.
P. Antonio Germano S. X.
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BUON NATALE!
INDIRIZZO DI AUGURIO PER AMICI E
BENEFATTORI.
Cari amici e benefattori,
Vi scrivo oggi, festa di S. Francesco Saverio nel 500° anniversario della sua
nascita. Per noi missionari Saveriani, che abbiamo legato al suo nome il
progetto della missione, il 2006 è stato un anno di approfondimento delle
tematiche della missione in quelle che sono le sfide più scottanti che ci
vengono dal mondo di oggi. La dimensione mistica, che sostenne la missione del
Saverio, conserva tutta la sua attualità. Il missionario è in grado di
trasmettere la novità del Vangelo nella misura in cui diventa lui stesso la
novità che proclama.
Affido a questo foglio di collegamento gli auguri per il S. Natale, che ritorna
come mistero di incontro e di condivisione. Con l’augurio intendo esprimere un
grazie sincero a tutti voi che con la vostra generosità, rendete ancora
possibile il miracolo dell’amore.
Il contesto che stiamo vivendo in questo momento in Bangladesh non è tra i più
belli. Nel corso di quest’anno è venuta a crearsi, infatti, una situazione
politica molto grave. Secondo quanto sancito dalla costituzione, tre mesi prima
delle elezioni, il partito politico al potere deve farsi da parte, perché, al
suo posto, subentri un governo ad interim, che garantisca elezioni libere
all’insegna dell’imparzialità. In effetti, i partiti al potere, una coalizione
di destra, capeggiata da Kaleda Zia,
moglie del presidente Ziaur Rahman,
assassinato in un colpo di stato (1981) ed esponente del BNP (Bangladesh National Party) si sono fatti
da parte inscenando una farsa politica che ha del grottesco. Prima che scadesse
il termine del loro mandato, infatti, hanno messo su un governo fantoccio con
relativa commissione elettorale. Questo modo sfrontato di procedere contro le
norme della costituzione ha scatenato le ire dei partiti all’opposizione, che
sono scesi in piazza per protestare. Da più di qualche mese ormai, una serie di
scioperi a catena sta portando il paese sull’orlo del collasso. Finora le
richieste formulate in 11 punti dai partiti all’opposizione, guidati da
un’altra donna, Sheikh Hashina,
figlia di Sheikh Mujibur Rahman,
padre della patria, assassinato anche lui in colpo di stato nel 1975, sono
state disattese e perciò l’agitazione continua con grossi disagi soprattutto
per le fasce più povere della popolazione. Una opportuna pressione politica
esercitata sapientemente da poteri esterni quali l’Unione Europea e gli Stati
Uniti potrebbe aiutare a sbloccare questa pericolosa situazione di stallo.
Mi scuso con voi per l’accenno alla situazione politica del Bangladesh. La
missione, d’altronde, non si svolge nell’etere, ma è quanto mai
contestualizzata e vive e risente dei problemi della gente. Come ho avuto modo
di dirvi nell’ultimo foglio di collegamento, dal novembre del 2005 sono rimasto
da solo nella missione di Chuknogor,
perché P. Sergio, che era con me, è stato inviato nel Nord del Bangladesh, in
una missione tra i tribali. Qualche anno fa abbiamo trascorso un periodo
splendido alla missione. Eravamo in tre: il Dott. Gildo, che fronteggiava la
ressa degli ammalati; P. Sergio, che seguiva le molteplici attività di
promozione umana ed il sottoscritto, impegnato specificamente nel primo
annuncio. Eravamo una comunità ideale! Ora, nei miei 67 anni suonati, mi trovo
a gestire da solo la complessità della missione né si vede all’orizzonte
qualcuno che venga a darmi una mano.
Il 2006 è stato un anno di grazia per noi. La notte di Pasqua, infatti, 51
catecumeni, dopo un lungo percorso di 5 anni, hanno ricevuto i sacramenti
dell’iniziazione cristiana: battesimo, confermazione ed eucaristia. Un evento
che ha dato consistenza alla nostra piccola comunità cristiana, che, lentamente
diventerà, spero, punto di riferimento e di coesione per tutti i fuori-casta
della zona. Intanto un altro centinaio di catecumeni, suddivisi in gruppi,
secondo le fasce di età, si stanno preparando a diventare discepoli di Gesù.
Aumentando il numero dei battezzati, incominciamo ad avvertire l’esigenza di
avere un luogo più idoneo per le nostre celebrazioni. Attualmente ci serviamo
di un’aula scolastica, ma, se i nostri amici ci danno una mano, nel giro di un
anno, speriamo di avere anche la nostra chiesetta.
A conclusione di un anno, è anche tempo di bilanci ai vari livelli. Tra
l’altro, qui, in Bangladesh, l’anno scolastico inizia in gennaio e finisce in
dicembre. 25 alunni del nostro programma hanno felicemente concluso la scuola
secondaria e nel prossimo mese di marzo daranno gli esami di SSC (Secondary School Certificate), che
li abilita maestri. Dopo potranno accedere al College, della durata media di 4-5 anni, al termine del
quale si consegue il B. A.(bachelor of
arts) o il B. S. (bachelor of
science), che corrispondono ad una laurea di primo livello.
Attualmente sono 60 gli alunni che frequentano il College.
Durante l’anno, però, non sono mancate le calamità, che, del resto, in
Bangladesh sono ricorrenti. Lo scorso mese di settembre una vasta zona del
territorio dove ci troviamo ad operare è stata alluvionata. Per l’occasione,
dopo un sopralluogo nella zona, scrissi alcune note a P. Luigi Paggi, fondatore della missione
di Chuknogor, che si trovava in
Italia per il suo turno di riposo: “Ho avuto un incontro con P. Valoti (nostro superiore regionale) e
con il nostro Abul (un fedele
collaboratore musulmano) per vedere se è possibile fare qualcosa per le
immediate necessità degli alluvionati. Ieri, insieme all’Abul, avevo fatto un giro di ricognizione
in moto. Devo confessarti che nei miei 30 di Bangladesh mai si era presentato
ai miei occhi uno spettacolo così triste. L’unico posto asciutto è la strada,
dove tutti convergono cercando di costruirsi un asilo con materiale ricuperato
qua e là. Ho fatto chilometri e chilometri zigzagando tra una capanna e
l’altra. Tra l’altro, e questa è novità per me, abbiamo attraversato una zona
con una larga concentrazione di Nomosudro
(Hindu di bassa casta), 9-10 mila in tutto, stando a quanto dice l’Abul, che è del posto e tutti sulla
strada! Ci sono poi i serpenti, che vengono anche loro all’asciutto e
costituiscono il pericolo numero uno in questa situazione di grande disagio.
Abbiamo cercato di interessare
Altri aspetti della missione meriterebbero almeno un accenno in questo bilancio
di fine d’anno. L’aspetto sanitario, per esempio, vorrebbe tutto un capitolo a
parte. A questo proposito ho una bella notizia da comunicarvi, fresca di questi
giorni ed ha tutto il sapore di un regalo di Natale. Il Dott. Gildo, che si trova in Italia per
il suo turno di riposo, è riuscito a coinvolgere i suoi amici in un progetto
sanitario, piccolo nelle dimensioni, ma quanto mai opportuno. In Bangladesh,
soprattutto nel Sud, dove noi ci troviamo ad operare, la falda acquifera di
superficie è inquinata da arsenico e quindi, per avere acqua potabile, bisogna
scendere ad una certa profondità. Ora scavare questi pozzi, deep tube-well, non è alla portata di tutti.
Il Dott. Gildo aveva intravisto
la gravità della cosa fin da quando era a Chuknogor
e lui stesso aveva provveduto a distribuire 5 deep tube-well in alcuni punti strategici. Adesso, con
l’aiuto dei suoi amici, ci fa il regalo di 10 deep tube-well, che collocheremo in altrettanti villaggi,
che ne sono ancora sprovvisti. Il costo complessivo si aggira intorno ai 7 mila
Euro. Già sono stati selezionati i villaggi e all’inizio di gennaio
incominceremo i lavori di perforazione.
Prima di lasciarvi, concludo con un aneddoto. Il 10 dicembre ricorre la
giornata mondiale dei diritti umani, che ogni anno noi celebriamo con
particolare enfasi come momento forte di coscientizzazione. Essendo stati noi i
primi a promuoverne la celebrazione nella zona, ogni anno siamo invitati a
parteciparvi come ospiti di onore con la richiesta di rivolgere due parole di
circostanza. L’anno scorso, presenziando a tale celebrazione, quando venne il
mio turno di parlare, mi espressi in questi termini: “Nei miei 30 anni di
Bangladesh ho acquisito anch’io un particolare diritto”. Tutti mi guardavano
con particolare attenzione, non sapendo dove andassi a parare. Poi, quando
l’attenzione era al massimo, proseguii: “Sì, ho acquistato il diritto di
chiamarmi Muci. Infatti, nei
primi anni, quando ero a Borodol,
la mia prima missione in Bangladesh, la gente, Hindu e Musulmani, mi chiamavano Mucider Father (il padre dei Muci). Così, da allora in poi,
al mio nome, che è Antonio Germano, aggiunsi Antonio Germano Dash (Dash
in bengalese significa schiavo ed è il cognome con cui vengono designati tutti
i Muci: Anondo Dash, Kalipodo Dash, ecc. e
adesso… Germano Dash!)”. Questa
mia battuta, che non è poi una battuta, ma una realtà, suscitò l’ilarità
dell’assemblea ed un caloroso applauso al mio indirizzo.
Sperando di non aver abusato della vostra pazienza, rinnovo a tutti voi gli
auguri sinceri di un Natale ricco di gioia e di pace e ci diamo appuntamento in
un prossimo incontro.
P.Antonio
Germano Dash
Festa di S. Francesco Saverio.
Cari
amici e benefattori,
voglio innanzitutto scusarmi con voi
se non ho potuto ringraziarvi puntualmente con lettera scritta di proprio pugno.
La ragione è che fin dallo scorso mese di novembre alla missione di Chuknogor
sono rimasto da solo e quindi tutte le attività pesano un po’ su di me. Con i
miei 67 anni ormai, da compiere in settembre, mi tocca ancora correre come un
giovanotto. Fino all’anno scorso facevo un po’ da spalla a P. Sergio Targa, un
saveriano bresciano nato nel ’64 (l’anno della mia ordinazione sacerdotale!),
pieno di energie, carico di umanità e preparato intellettualmente per il
contesto culturale del Sub-Continente Indiano (tre anni di studi a Londra). P.
Sergio portava avanti tutte le attività socio-educativo-sanitarie, mentre io mi
limitavo all’aspetto religioso, che vedevo come il coronamento dei miei quasi
30 anni di presenza in Bangladesh. Poi il P. Sergio è andato in Italia per il
suo turno di riposo e, rientrato in Bangladesh, è stato assegnato ad un’altra
missione. Così, eccomi qui da solo, né si vede alcun altro all’orizzonte che
venga a prendere il suo posto. Il numero dei missionari saveriani in
Bangladesh, infatti, è ridotto al minimo e quasi tutti con un certo numero di
anni sulle spalle. Grazie al buon Dio che mi conserva in una salute adamantina,
con la mia Honda 125, zig-zagando tra rikshwa, capre e mucche, come negli anni
giovani, riesco ad essere puntualmente presente nei 13 villaggi dove si
svolgono le nostre attività.
Provo adesso a darvi un quadro del
lavoro svolto durante lo scorso anno. Nel febbraio del 2001, quando fui
assegnato a questa missione, mi fu chiesto di accompagnare nel loro cammino di
fede quelli che avevano chiesto di diventare discepoli di Gesù. La richiesta
sembrava legittima perché veniva fatta dopo 20 anni di presenza nostra a
Chuknogor. La missione era stata aperta da P. Luigi Paggi, un saveriano della
Val Chiavenna, che ha speso una vita lavorando tra i fuori-casta. L’apertura
avveniva nel contesto del dibattito di quelle che allora si chiamavano Vie
Nuove e che ebbero qui da noi, in Bangladesh, il momento più felice alla
fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, quando tutti noi eravamo più
giovani con l’entusiasmo per la missione che ci bruciava dentro.
Era il tentativo di uscire dal modo
tradizionale di fare missione per attuarne una più rispondente alle esigenze
evangeliche ed in linea con le direttive
del Vaticano II, espresse soprattutto nel documento sulla missione, Ad
Gentes. In sostanza si voleva attuare una presenza che riducesse al minimo
le strutture permettendo così un contatto diretto con la gente, senza barriere
di porte, cancelli e mura. All’epoca, infatti, ogni missione era come una
piccola roccaforte, in quanto inserita in un compound e cioè in un ampio
appezzamento di terreno, recintato da mura, che proteggevano e ponevano al
sicuro il missionario con le sue attività: scuola, dispensario, chiesa ed altre
opere sociali.
Ecco, si voleva appunto uscire dalle
mura ed operare in campo aperto. Fu l’avventura straordinaria di quegli anni in
cui tanti di noi si cimentarono. Chuknogor, dopo 25 anni, conserva ancora la
struttura semplice iniziale, che consente la piena immersione nella vita della
gente. Mi rendo conto che il mio racconto è come un fiume in piena, che, se
rompe gli argini, diventa poi difficile tenere sotto controllo. Riprendendo il
discorso, dopo la lunga parentesi introduttiva, necessaria per altro per
capire, la scorsa notte di Pasqua, dopo un cammino di 5 anni, 51 catecumeni, la
maggior parte dei quali adulti, hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione
cristiana: Battesimo, Eucaristia e Confermazione. La celebrazione si è svolta
nella cattedrale di Khulna (a Chuknogor non abbiamo ancora una chiesa) ed è
stato il vescovo in persona a conferire i sacramenti per sottolineare dinanzi a
tutti che il passo fatto era un’azione di chiesa e non una iniziativa mia
personale.
Nell’ambito della promozione umana, posso affermare che, senza peccare di orgoglio, anche perché il merito principale in questo campo è di P. Luigi Paggi, è stato acceso un faro, la cui luce rischiara finalmente la notte buia dei fuori-casta. Chuknogor è un luogo strategico, perché punto d’incontro di tre distretti nel Sud del Bangladesh e cioè, Khulna-Jessore-Satkhira, dove c’è la più larga concentrazione di fuori-casta in tutto il Bangladesh (un numero che si aggira intorno ai 200 mila). Scegliendo il posto quindi, abbiamo voluto scegliere anche il tipo di gente in mezzo alla quale lavorare: gli ultimi, gli esclusi dalla società per il marchio dell’intoccabilità (non tocco l’argomento estremamente interessante e importante, che però mi porterebbe molto lontano. Sarà per un’altra volta?).
Il processo di coscientizzazione
attraverso l’alfabetizzazione si è esteso a macchia d’olio ed ha dato vita ad
un movimento ormai inarrestabile. In quasi ogni villaggio si è creata la
consapevolezza che per uscire dal tunnel dell’intoccabilità bisogna avere occhi
per leggere. Agli inizi occorreva snidare i bambini dalle loro case
afferrandoli cortesemente per gli orecchi. Adesso sono i genitori stessi che
spingono i figli ad andare a scuola e sono perciò interessati alla loro
educazione. Quest’anno gli alunni direttamente in contatto con noi sono 572,
seguiti da un gruppo di 40 maestri, anch’essi della stessa estrazione sociale.
Degno di nota, poi, è il fatto che accanto a noi e, spesso dietro la nostra
ispirazione, sono sorte tante altre organizzazioni non governative, che hanno
posto al centro del loro programma l’interesse per i fuori-casta.
L’attenzione per gli ammalati è
stata da sempre una priorità della missione: “Essi partirono, predicando che si
convertissero; scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti malati e li
guarivano (Mc. 6,12-13). In Bangladesh non mancano né medici né medicine, è
assolutamente assente, invece, quella cultura, che vede l’ammalato al centro
della sua attenzione. Qui, al contrario, l’ammalato è una fonte di guadagno,
una occasione da sfruttare per ingrossare il portafoglio. In una situazione, in
cui le strutture governative non offrono il minimo di garanzia ai poveri, a
pagarne le spese sono proprio i più deboli.
Qui a Chuknogor non abbiamo una struttura ospedaliera
né un dispensario e tuttavia ogni giorno c’è una fila interminabile di pazienti
che vengono a implorare per la loro salute. Fino a qualche anno fa siamo stati fortunati perché per tre giorni
la settimana, dal nostro ospedale di Jessore veniva il Dott. Gildo, un
saveriano marchigiano con 20 anni di servizio in Bangladesh. Solo la
testimonianza diretta delle migliaia di pazienti, che, nel giro di tre anni,
sono venuti a contatto con lui, potrebbe dare un’idea del servizio
impareggiabile reso da Gildo ai malati della zona. Poi, il Dott. Gildo è stato
richiesto di prestare la sua opera di medico nel nord del Bangladesh, a
Dinajpur, in un ospedale gestito dai missionari del PIME.
Attualmente ci serviamo di una
struttura ospedaliera di Khulna, un sick shelter, dove indirizziamo gli
ammalati che vengono a implorare da noi, assumendoci la responsabilità della
spesa, che non è poca. A riguardo, volete sentire uno degli ultimi episodi di
cronaca? Alcuni giorni fa, una donna di un villaggio vicino a Chuknogor,
esasperata per il comportamento dei suoceri, si è cosparsa di benzina e si è
data fuoco. I soccorritori l’hanno portata al più vicino ospedale con risultato
negativo, perché all’ospedale non l’hanno accolta e così, verso sera, vengono
da me perché trovi per loro una via. Telefono al nostro sick shelter di
Khulna e Sr. Tecla, sempre tanto brava, mi dice di mandarla subito e penserà
lei a farla ricoverare all’ospedale governativo, dove solo è possibile somministrarle
le cure del caso. Vi è stata ricoverata per una ventina di giorni e sembrava
che potesse farcela. Invece, l’altro giorno, l’hanno rimandata indietro alla
Suora del sick shelter, dove è morta qualche ora dopo. Ieri hanno
bruciato il cadavere, essendo lei hindu e questa mattina sono andato da Sr.
Tecla a pagare le spese: 25 mila taka (una bella sberla, quasi 500
dollari!). Con la morte sembra tutto finito e invece bisogna ballare ancora: da
una parte il marito, pieno di spavento, si è dato alla macchia, perché teme che
da un momento all’altro la polizia venga a beccarlo e dall’altra i genitori
della morta che vogliono fare il caso in corte. Così, in questa tanto simpatica
situazione, ho dovuto fare anche la parte del mediatore, riuscendo, grazie a
Dio, a calmare le acque. Questo è soltanto uno dei tanti episodi, di cui è
costellata la mia vita di ogni giorno. A registrarli tutti, ne verrebbe fuori
un romanzo con puntate interminabili. Ma per me non sono più novità e così non
li registro più, anche se qualche volta sarei tentato ancora a farlo.
La storia sempre finita qui, ma non
è così. Tanti risvolti sono rimasti dentro, anche perché non so fino a qual
punto possano essere d’interesse ai miei amici lettori. Se comunque avete avuto
la pazienza di andare dietro queste righe, vi ringrazio e vi chiedo la carità
di una preghiera.
P. Antonio Germano S. X.
Chuknogor, Pentecoste 2006
Bangladesh - Chuknogor,
li 22 maggio 2006
progetto ASHA
lettera a Don Alberto
Carissimo Don Alberto,
Sono finalmente in grado di dirti che il secondo stralcio del progetto ASHA (5
mila Euro), che prevedeva la costruzione di altre 15 casette nei villaggi dei
fuori-casta, è stato completato.
Le 15 casette sono così distribuite in 5 differenti villaggi:
MAGURKHALI: - 4 casette per altrettante famiglie;
PATRA: - 3 casette per altrettante famiglie,
MONGOLCORT: - 4 casette per altrettante famiglie;
MALTIA: - 1 casetta per due vedove (madre e figlia);
CHUKNOGOR: - 3 casette per altrettante famiglie.
Qualche giorno fa, con due amici musulmani, che appaiono nelle foto e che mi
hanno aiutato disinteressatamente nella esecuzione del progetto, mi sono recato
nei villaggi dove sono state costruite le casette ed ho potuto così realizzare
questa documentazione fotografica che ti mando in allegato.
Così colgo ancora una volta l'occasione per ringraziare innanzitutto il Prof.
Umberto, che è stato un po' l'anima ed il finanziatore principale del progetto
e poi, nella tua persona,
Di nuovo grazie ed un cordiale saluto ed abbraccio. P. Antonio.
Sperando di sentire presto da te, ti abbraccio. Antonio.
Bangladesh - Chuknogor,
li 8 maggio 2006
Carissimi,
…Padre Sergio è tornato in Bangladesh qualche settimana fa, ma non tornerà a
Chuknogor, perché andrà a lavorare altrove, anche se non si sa ancora
dove. Così sono ancora da solo e penso che rimarrò così ancora per lungo
tempo. Il lavoro, come potete immaginare, non manca. Adesso sono
soprattutto gli ammalati che non mi danno tregua: operazioni di vario
genere, infortuni, malattie varie, ecc. Vuoi sentire l'ultima? Alcuni
giorni fa, una donna di un villaggio vicino a Chuknogor, esasperata per
il comportamento dei suoceri, si è cosparsa di benzina e si è data
fuoco. I soccorritori l'hanno portata al più vicino ospedale con
risultato negativo, perché all'ospedale non l'hanno accolta e così verso
sera vengono da me perché trovi per loro una via. Così telefono al
nostro sick shelter di Khulna.
mandarla e penserà lei a farla ricoverare all'ospedale governativo, dove
solo è possibile somministrarle le cure del caso. Così è stata
ricoverata per una ventina di giorni e sembrava che potesse farcela.
Invece l'altro giorno l'hanno rimandata indietro alla Suora del sick
shelter, dove è morta qualche ora dopo. Ieri hanno bruciato il cadavere
e questa mattina sono andato dalla Suora a pagare le spese: 25 mila take
(una bella sberla, quasi 500 dollari). Con la morte sembra tutto finito
e invece bisogna ancora ballare: da una parte il marito, pieno di
spavento, perché teme che da un momento all'altro la polizia venga a
beccarlo e dall'altra i genitori della morta che vogliono fare il caso
in corte. Così in questa difficile situazione ho dovuto fare anche la
parte del mediatore, riuscendo, grazie a Dio, a calmare le acque. Questo
è soltanto uno dei tanti episodi di cui è costellata la mia vita di ogni
giorno. A registrarli tutti ne verrebbe fuori un romanzo con puntate
interminabili. Ma per me non sono più novità e così non le registro più,
anche se qualche volta sarei tentato ancora a farlo. Non c'è proprio da
annoiarsi. Domani tornando, troverò senz'altro qualche novità a cui
porre riparo. Finisco qui per adesso e risentirci a presto. Un caro
abbraccio a tutti. Antonio.