PADRE ANTONIO GERMANO

CRONACHE QUOTIDIANE DALLA MISSIONE

 

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 Bangladesh - Chuknogor, martedì  24 giugno 2008

 

LA NOSTRA SCUOLETTA

 

Carissimi,
Ieri notte, all'una meno un quarto, qui a Khulna eravamo tutti pronti
per vedere Italia-Spagna e, proprio al momento d'inizio della partita, è
venuta a mancare la corrente e così è saltato il primo tempo. Al ritorno
della corrente abbiamo potuto vedere il resto: non era proprio il caso
di perdere due ore di sonno!
vi mando alcune foto che documentano tre fasi della costruzione della
scuoletta a Khampur: la fase iniziale, quella intermedia e quella ultima
con il disagio dei ragazzi che continuano a venire nella vecchia
struttura.
Nel frattempo è iniziata alla grande la stagione delle pioggie.
Per adesso è tutto.

 



 

 

 


Un abbraccio a voi tutti

P. Antonio Germano Dash, S.X. <antoniogermano@infinito.it>

 


Bangladesh - Chuknogor, lunedì  2 giugno 2008

 

Torno alla posta elettronica

 

Carissimi,
Torno alla posta elettronica.
Proprio in questi giorni ho iniziato i lavori di costruzione della scuoletta di Khampur che mi è stata finanziata da una signora di Foggia.

A Khampur, negli anni in cui io ero a Borodol, c'era stato il p. Pierluigi Lupi, il quale aveva iniziato una esperienza di avanguardia: viveva con una comunità di studenti Hindu e Cristiani, con i quali condivideva lo stile di vita bengalese. Rimase a Khampur per circa 5 anni e poi fu richiamato in Italia per dirigere la nostra rivista Missione Oggi. La struttura dove lui abitava (mura in terra battuta con copertura di lamiere) è quella che noi abbiamo adoperato in tutti questi anni per il nostro Tuition Program. L'abbiamo riparata a più riprese, ma con l'ultima alluvione è stata molto danneggiata ed è pericolante. E' un grosso rischio farvi venire i ragazzi. Per loro, nel giro di pochi mesi, speriamo di apprestare questa nuova struttura: 4 aule scolastiche con ampia veranda e servizi igienici. Il bel tutto verrà a costare circa 8 mila Euro.
Ero appena rientrato in Bangladesh, quando mi raggiunse la notizia che per la chiesetta di Chuknogor c'era un lascito di 50 mila Euro. La
notizia me la dava lo stesso superiore generale, con cui avevo avuto modo di parlare nei giorni che ero rimasto in Viale Vaticano. E'
successo che la sorella di uno dei nostri padri che si chiama Luigi  Zucchinelli di Bergamo, che tra l'altro è stato anche in Bangladesh,
quando il Bangladesh si chiamava Pachistan, morendo ha lasciato un testamento, in cui con la somma lasciata esprime il desiderio di
costruire due chiesette nelle nostre missioni: una in Africa e l'altra  in Bangladesh. Così l'abbocco con il superiore generale si è rivelato
provvidenziale. La somma ci consente di realizzare un complesso semplice, in cui accanto alla chiesetta possiamo avere anche una sala per incontri
e 4/5 aule scolastiche. C'è un padre del PIME, che è ingegnere ed ha realizzato tante chiesette in Bangladesh. L'ho invitato a Chuknogor
perchè veda l'ambiente e ci faccia un disegno adeguato con relativo preventivo. I lavori, comunque, comincerebbero dopo la stagione delle
pioggie.
In questi ultimi giorni abbiamo temporali quasi ogni giorno; sono i temporali che precedono la stagione delle pioggie. Da una parte fanno
piacere perché rinfrescano l'aria incandescente, dall'altra generano paura per i danni che possono provocare. Infatti uno di questi
temporaloni nei giorni scorsi ha danneggiato una ventina di case a Chuknogor. E poi, ovviamente, la gente da chi va? vengono da me in
processione perché intervenga a riparare le loro case, come io fossi il loro Bhogoban (nome hindu di Dio).
Per quel che riguarda la mia salute, devo dire che mi sento ogni giorno meglio. Quindi, sempre in punta di piedi, ma anche confidando tanto nel Signore vado avanti ormai a pieno ritmo.


Un abbraccio a voi tutti

P. Antonio Germano Dash, S.X.

 


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Parma, 20 marzo 2008

 

Buona Pasqua

 

Carissimi amici,

 

Vi auguro una Pasqua, piena di gioia e di speranza. Avrei voluto mandarvi questo indirizzo di augurio dalla missione di Chuknogor, come ogni anno, ed invece, quest’anno, il Signore ha disposto le cose diversamente. Infatti, lo scorso 22 febbraio son dovuto rientrare improvvisamente in Italia. In seguito ad una TAC effettuata in Bangladesh mi è stato riscontrato un ematoma cerebrale e così sono stato imbarcato sul primo aereo che veniva in Italia. Arrivato in Italia, il giorno dopo sono stato ricoverato in ospedale, qui a Parma e,in giornata, sono stato operato: tre giorni dopo ero già in piedi sulle mie gambe. Mi trovo dunque attualmente a Parma nella Casa Madre dei Missionari Saveriani, dove il 25 ottobre del 1964, dopo aver terminato i miei studi teologici, fui ordinato sacerdote missionario.

            Sono in tanti quelli che mi sono stati vicini con la preghiera. Devo dire che ho sentito forte nei giorni scorsi la vostra presenza e ve ne ringrazio. Avevo iniziato il mio cammino quaresimale nella mia missione di Chuknogor, dove un buon numero di catecumeni era nella fase finale di preparazione al battesimo e celebro la Pasqua quest’anno in Italia, lontano fisicamente dalla missione, ma immerso, anima e cuore, in quella realtà. Un incidente di percorso dunque il mio, attraverso il quale il Signore mi ha fatto  sentire la sua presenza. Quando ci sentiamo indispensabili e sembra che senza di noi tutto crolli, Egli ci viene incontro e ci invita ad entrare nel suo punto di vista, da cui le cose appaiono in tutt’altra dimensione. Devo dire che il buon Dio è stato troppo buono con me: se nel percorso qualcosa fosse andato errato, forse in questo momento non sarei stato in grado di scrivervi queste due righe di lode a Lui.

            In questi giorni, mentre meditiamo sul mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, quello stesso mistero che mi ha spinto ad andare e rimanere 31 anni in Bangladesh, preghiamo gli per gli altri perché la luce e la forza che si sprigionano dalla Morte e Risurrezione di Gesù diano significato e consistenza ad ogni giorno della nostra vita. Questo è l’augurio che formulo nella maniera più sincera a ciascuno di voi, mentre vi chiedo anche un ricordo nella preghiera, perché il Signore mi conceda di ritornare al più presto fra i “Suoi” fuori-casta a continuare la “Sua” opera.. Ringraziando e benedicendo, di nuovo Buona Pasqua!

P. Antonio Germano Dash.


 

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Bangladesh - Chuknogor, Domenica, 6 gennaio 2008

 

Buon 2008

 

Carissimi,

Il 2008 è arrivato con i suoi tanti interrogativi e con quella  grande apprensione, che ormai è nel cuore di tutti.
Penso questo sia il frutto, a livello individuale, di quel costruirsi torri e fortezze per proteggere la propria sicurezza e, al livello internazionale, il porre le mani con forza sulle fonti di energia per garantirsi il futuro.

Da questo angolo del mondo, le cose appaiono in questa prospettiva e chi non ha niente da perdere non si pone tanti interrogativi e  l'apprensione è per l'oggi: riusciro' a comprare i due chili di riso per sfamare la mia famiglia? Il futuro poi esplode ogni anno con cicloni ed alluvioni. La conseguenza più disastrosa del ciclone di novembre è il continuo aumento dei generi di prima necessità, primo fra tutti il riso, il cui prezzo è andato sulle trenta take al chilo (l'equivalente di mezzo dollaro: se pensi che chi guida il rikshaw, e qui in Bangladesh ce n'è uno sterminio, prende l'equivalente di due dollari al giorno, si fa presto a tirare le somme).
In tutta la fascia costiera del Bangladesh, in cui c'è una sola raccolta di riso all'anno, con il ciclone, capitato proprio al momento del raccolto, tutto è andato distrutto, provocando così il rialzo incontrollabile del prezzo.
Sul piano politico si vive in un clima di grande incertezza. Dal gennaio scorso c'è un governo provvisorio, appoggiato dai militari. Il compito era quello di preparare il terreno per le elezioni politiche, che avrebbero dovuto aver luogo lo scorso marzo. Ma è trascorso un anno e di elezioni politiche non si sa ancora nulla di preciso. Nel frattempo è scattata una feroce campagna contro la corruzione e centinaia di migliaia sono finiti in carcere, tra cui i due leader (Hashina e Kaleda) dei due maggiori partiti politici del paese. Il risultato di questa incertezza cade sulle spalle della povera gente. Non c'è nessuna indicazione di rotta, ma anche la sopportazione della gente ha un suo limite e quindi questa rabbia repressa potrebbe esplodere da un momento all'altro. Questa atmosfera non ha comunque disturbato la celebrazione del nostro Natale, che si è svolto in un clima di serenità e di gioia: messa di mezzanotte con canti che non hanno niente da invidiare ai migliori cori polifonici delle nostre cattedrali in Italia ed il giorno di Natale, dopo la celebrazione in chiesa (aula scolastica addobbata per
l'occasione), la celerbrazione all'aperto con giochi semplici e partecipazione corale.
Con gennaio si affronta il nuovo anno scolastico, che qui, in Bangladesh, incomincia proprio in gennaio, con incontri programmatici, scelta di maestri, compera di libri e quaderni.
Ritornando allo spunto iniziale, penso proprio che che il modo migliore per superare tutti gli interrogativi e vincere le apprensioni sia quello di uscire dalle proprie sicurezze evitando di costruire baluardi e fortezze.

 

Un abbraccio a voi tutti e buon 2008

P. Antonio Germano Dash, S.X.

 


 

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Bangladesh - Chuknogor, Domenica, 16 dicembre 2007

 

Il Ciclone in Bangladesh

 

Carissimi,
Torno a farvi vivo via email. Il nuovo superiore p.Mimmo Pietanza, che abbiamo eletto al posto di p. Lorenzo, ha messo a disposizione per me un nuovo desk top e cosi' sono di nuovo in grado di comunicare direttamente qui da Chuknogor.
Di proposito, questa volta, non ho voluto dire niente sul ciclone, anche perche' i mass media hanno reso un grande servizio al Bangladesh, che ha ricevuto una notevole risposta di solidarieta' dalla comunita' internazionale (ringrazio a tal proposito i tanti amici hanno voluto dare il proprio contributo).

Ci fanno un po' ridere (per non dire altro) certi reportage giornalistici, come quello del corrispondente di La Repubblica, che io ho incontrato a Boyra. Veniva dalla Thailandia, ha girato un giorno, e, senza avere la minima nozione di quello che e' il Bangladesh, ha scritto quello che ha scritto: nozioni geografiche sballate, la portata che ha qui l'alta e bassa marea, il nome dei fiumi. Di queste cose puo' parlarne solo chi le vive sulle proprie spalle. Nel 1988 ero rimasto isolato per ben 5 giorni senza avere la possibilita' di comunicare, in completo isolamento e, accontentandosi del poco per sopravvivere. Ma tant'e'! cosi' vanno le cose. Questa e' ragione per cui non voluto scrivere niente.
Come dicevo, qui da noi, solo una grande paura, perche' mi veniva in mente quello che era capitato nell' '88. La vita quindi e' continuata normalmente: abbiamo appena concluso l'anno scolastico, che qui, in Bangladesh, termina in dicembre; venerdi' ho avuto l'ultimo incontro con i maestri facendo un po' di bilancio sull'anno appena trascorso. Adesso siamo entrati in pieno clima natalizio. Cerchiamo di curare la partecipazione comunitaria nella preparazione e nella celebrazione: la nostra gente si accontenta di poco per divertirsi.
Termino questo mio ritorno alla posta elettronica.

Per intanto un forte abbraccio e Buone Feste a voi tutti.

 

P. Antonio Germano Dash, S.X.

 


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Bangladesh - Chuknogor, Domenica, 26 agosto 2007

 

FERRAGOSTO IN BANGLADESH

Sembrava che l’alluvione volesse risparmiare la nostra zona quest’anno. Notizie sempre più allarmanti arrivavano dal Nord Est del Paese, dove la situazione diventava di giorno in giorno più catastrofica, come appariva anche sulle agenzie internazionali di stampa.
Invece proprio nei giorni di Ferragosto anche da noi la situazione precipitava. Le acque del Kopotokko, infatti, uscite dall’alveo, hanno invaso i numerosi villaggi dislocati lungo il bacino di questo fiume capriccioso. I capricci, in realtà, non li fa il fiume, ma sono provocati, in gran parte, dall’incuria dell’uomo. Il letto del Kopotokko, infatti, è seminterrato, e, quando c’è sovrabbondanza di precipitazioni, come è avvenuto nei giorni scorsi, il fiume non riesce a smaltirle ed il risultato sono le ricorrenti e devastanti inondazioni.
La situazione del Kopotokko rispecchia quella delle miriadi di fiumi del Bangladesh, tutti, più o meno, tributari del Gange e del Brahmaputra, che entrano in Bangladesh coi nomi, rispettivamente, di Padma(leggi: Podda) e Jamuna (leggi: Giomuna) e, incontrandosi, formano il grande Meghna. Il corso dei fiumi varia continuamente. Data la scarsa pendenza del suolo, sul loro percorso si formano grandi banchi di sabbia che ostacolano il cammino del fiume, che poi si trova la strada dove e come può. Per ovviare alle ricorrenti alluvioni, bisognerebbe dragare sistematicamente i fiumi assicurandone l’alveo entro robusti argini. Ma chi è in grado di portare avanti tale impresa? Non certo il Bangladesh, sempre nella morsa dei suoi mille problemi. Solo un intervento mirato della comunità internazionale potrebbe dar vita ad un piano organico di sistemazione idrografica del bacino del Bengala (India-Bangladesh).
Ma torniamo al Kopotokko, che, uscendo a Tala-Khampur, ha invaso tutto il territorio circostante. Il villaggio si trova a 15 Km a Sud-Ovest di Chuknogor. Ai vecchi amici della missione del Bangladesh, questo nome non è nuovo. Agli inizi degli anni ’80, infatti, P. Pierluigi Lupi venne a stabilirsi a Khampur, nella Rishi-Para(=villaggio dei fuori-casta), dando vita ad tipo presenza un po’ di avanguardia. La casa dove abitò per 5 anni è ancora quella: una struttura semplice in perfetta sintonia con le case della gente; mura in terra battuta con tetto di lamiera; nel cortile antistante la casa c’è una pompa per l’acqua. P. Lupi diede qui vita ad una piccola comunità di studenti, all’epoca, tutti fuori-casta Hindu, che condivisero con lui lo stile di vita semplice, immerso nella quotidianità della gente. A Khampur c’è la più larga concentrazione di fuori-casta della zona: 400 famiglie. Tra gli studenti che condivisero con P. Lupi gli anni di Khampur, voglio ricordare Shopon Dash, attuale direttore del Dalit (una NGO, sorta per i Rishi e con i Rishi ); Binoy Dash, medico del St. Paul’s Hospital e Topon Dash, che esercita la carriera di avvocato nella capitale Dhaka.
Partito P. Lupi per altre destinazioni, nessuno ha preso più il suo posto. In quella che fu la sua abitazione vivono attualmente 4 dei nostri maestri, che nella stessa casa mandano avanti il Tuition Program e cioè il programma di assistenza agli studenti fuori-casta, in atto anche in altri villaggi.
Sono entrato a Khampur ed ho fatto il giro del villaggio, l’acqua fino alla cintola; più oltre non ho avuto il coraggio di andare. Non è certo una delizia aggirarsi in quelle acque di cui si sente e si tocca il fetore. I servizi igienici, che non sono in muratura, sono esplosi per primi riversando tutto il materiale di rigurgito. Per chi va e si ferma per un giorno, è una cosa che si può narrare, come fa il sottoscritto, non così per chi è costretto a vivere in una situazione che si protrarrà per mesi, perché l’acqua entrata non ha nessuno sbocco di uscita trovandosi il letto del fiume si ad un livello più alto.
Tornato a Chuknogor ho informato il mio superiore regionale P. Lorenzo Valoti, che, a nome dei Missionari Saveriani, ha messo subito a disposizione € 2000. Così siamo partiti subito, selezionando 300 fra le famiglie più bisognose e distribuendo generi di prima necessità: riso, lenticchie, vestiti, medicinali.
Ecco tutto per adesso. Veramente ci sarebbe da aggiungere qualcosa sulla situazione politica, che è molto particolare, ma bisogna stare attenti, perché si potrebbe essere censurati. Speriamo in tempi migliori per il Bangladesh e per tutti.

P. Antonio Germano Dash, S.X.

1. Tala-Khampur:
la casa P. Lupi trascorse 5 anni con una comunità di studenti

2.Tala-Khampur:
il cortile della missione invaso dalle acque.

3.Tala-Khampur:
nel cortile della missione

4. Tala-Khampur:
l'entrata della missione

5.Tala-Khampur:
circondato dai ragazzi della scuola, in visita al villaggio

6. Tala-Khampur:
sullo sfondo appare la chiesetta di una denominazione
protestante

7. Tala-Khampur:
una casa semisommersa

8. Tala-Khampur:
la situazione della maggior parte delle abitazioni

9. Tala-Khampur:
scene di desolazione

 

 


 

Bangladesh - Chuknogor, 18. 07. 2007

 

MONIMALA: COLLANA DI PERLE.

Carissimi amici,
il fatto che sto per raccontarvi non si perde nella notte dei tempi, anche se ha i contorni della favola, ma è accaduto ieri. Non è neppure un caso isolato, perché si ripete giorno dopo giorno nella mappa dei 66 mila villaggi che costituiscono la geografia del Bangladesh.
Monimala è il nome della ragazza, protagonista della vicenda e originaria di Lokkonpur, un villaggio situato a 10 km. ad Ovest della missione di Chuknagor. Il nome è bellissimo; significa collana di perle, ma per chi lo porta suona come collana di sventure.
Monimala ha solo 12 anni e frequenta la classe VII, che corrisponde alla II media in Italia, ma i genitori hanno già combinato il matrimonio per lei secondo una protha, che trafigge la vita di tante altre monimala.
Protha, in lingua bengalese, significa costume, tradizione, cultura. Nella protha vivono anche tanti altri valori, che nella società dei consumi sono quasi completamente scomparsi, come, per esempio, quello della ospitalità. Otithi Narayon, dice un proverbio bengalese e cioè l’ospite è una divinità, è Narayon (manifestazione di Vishnu) e come tale va rispettato ed onorato. E’ una tradizione in vigore soprattutto a livello di villaggio e si manifesta nella particolare attenzione riservata all’ospite, a cui vengono lavati i piedi in segno di rispetto e venerazione.
Ci sono però altre protha, come la borno-protha (sistema delle caste) o la ballo-bibaho-protha(child marriage=matrimonio in tenera età), tanto per citarne alcune, che rappresentano un’autentica piaga in questa società del sub-continente indiano.
Ma torniamo a Monimala. La ragazza fa parte del Soroshi Program, un programma inventato dalla Missione di Chuknogor per venire incontro alle soroshi (è il termine con cui vengono indicate le sedicenni) e cioè alle adolescenti che frequentano la suola secondaria. Sono tutte Dalit, che è il nuovo termine con cui vengono indicati i fuori-casta e viene dall’India, dove i Dalit sono più di 150 milioni ed hanno cominciato ad organizzarsi anche a livello politico. Ma il termine che viene usato nei loro confronti, soprattutto quando li si vuole umiliare, è quello di Muci: “Tu sei un Muci e Muci devi rimanere; non hai nessun diritto di parlare!”
Il Soroshi Program è affidato alla responsabilità di due nostre maestrine della Missione di Chuknogor, Dipali e Golapi, e comprende 100 ragazze, che vanno dalla classe VI fino all’SSC(Secondary School Certificate: è il primo certificato governativo, rilasciato al termine delle scuole secondarie). E’ un programma aggiunto a quello già in atto in altri villaggi di Dalit ed è stato voluto specificamente per quelle ragazze, che non sono raggiunte da alcun altro programma e che, non avendo perciò la possibilità di andare a scuola, si troverebbero subito aperta la porta alla calamità del matrimonio. Per loro, quindi, si pagano le tasse governative, si comprano libri, quaderni e penne e viene anche data la divisa richiesta per poter attendere alla scuola.
Ieri, quando ci è giunta la notizia che si stavano preparando le nozze per Monimala, ci siamo subito mobilitati per scongiurare il pericolo. Tutte le ragazze soroshi sono convenute a Lokkonpur, villaggio natale di Monimala. Ovviamente anch’io ero presente. Milon Dash, direttore di Poritran(=salvezza), una organizzazione non governativa sorta per i Dalit e con i Dalit, ci ha dato una mano. Ci siamo ritrovati nell’aula consiliare del comune per concordare il piano volto a bloccare il matrimonio. Si andrà tutti insieme dai genitori di Monimala e, se questi non ascoltano, si andrà al più vicino posto di polizia per denunciare il fatto. Ci si muove poi secondo quello che è stato concordato. Il villaggio di Lokkonpur si trova improvvisamente al centro di una scena che nessuno mai avrebbe potuto immaginare: un afflusso di cento ragazze con dentro una forza nuova, quella di resistere ad destino fissato da altri per loro!
I genitori, alla fine, accolgono la richiesta: il matrimonio è scongiurato e così Monimala potrà continuare a sperare in un futuro diverso, costellato di perle, come vuole il suo nome. Una conclusione felice, soprattutto perché la manifestazione è stato un momento di coscientizzazione collettiva: tutti hanno visto, musulmani e hindu, ed hanno così ricevuto una lezione di vita proprio dai Muci, da loro sempre disprezzati.
Il racconto è finito, ma la storia continua ed è aperta alla speranza, perché chi la vive e la suscita si porta dentro la gioia di Cristo Risorto.


P. Antonio Germano Dash, S. X.

 


 

Bangladesh - Chuknogor, li 13 giugno 2007

 

Carissimi,
Questa mattina, un boato e poi il crollo. L'anno scorso avevo fatto
costruire un muretto di sbarramento del laghetto (pukur), vicino alla
casa per impedire che la casa mi ci andasse a finire dentro.
Evidentemente il lavoro non era stato fatto secondo le regole e così
questa mattina la brutta sorpresa. Da due o tre giorni piove
ininterrottamente e così la massa dell'acqua si è trascinato il bel
tutto nel pukur:

Primo frutto della stagione delle pioggie ed un regalo
poco gradito del mio Patrono S. Antonio! Tutti i ragazzi erano dentro a
scuola e, così, grazie a Dio, non è successo niente di grave.

Vi mando la fresca documentazione fotografica.

 

Un abbraccio a tutti.

P. Antonio Germano  S. X.

 

 

 


 

Bangladesh - Chuknogor, li 29 gennaio 2007

 

Carissimi,
i l mese di gennaio è un pò massacrante perchè
si riprendono e si reimpostano un po' tutte le attività: bisogna partire
col piede giusto, come si dice. Soprattutto a livello scolastico si fa
ripartire la macchina e quindi incontri con i maestri (ne sono 40!),
compera dei libri e relativa distribuzione; visita delle varie scuolette
e incontri con i genitori per sensibilizzarli sul dovere che hanno di
mandare i figli a scuola, che per i nostri mucetti rappresenta la leva
prima per la loro promozione umana. Abbiamo poi incominciato a scavare i
pozzi (dieci in tutto), che richiederanno tempo e, naturalmente,
presenza.
Vi mando qualche foto del primo pozzo che abbiamo
iniziato in un villaggio che si chiama Baushola e qualche foto
dell'incontro che abbiamo avuto ieri a Chuknogor con i genitori dei
nostri alunni.

Un caro abbraccio a tutti
P. Antonio Germano  S. X.

 

 


 

 

Bangladesh - Chuknogor, li 3 dicembre 2006

 

BUON NATALE!
INDIRIZZO DI AUGURIO PER AMICI E BENEFATTORI.

Cari amici e benefattori,
Vi scrivo oggi, festa di S. Francesco Saverio nel 500° anniversario della sua nascita. Per noi missionari Saveriani, che abbiamo legato al suo nome il progetto della missione, il 2006 è stato un anno di approfondimento delle tematiche della missione in quelle che sono le sfide più scottanti che ci vengono dal mondo di oggi. La dimensione mistica, che sostenne la missione del Saverio, conserva tutta la sua attualità. Il missionario è in grado di trasmettere la novità del Vangelo nella misura in cui diventa lui stesso la novità che proclama.
Affido a questo foglio di collegamento gli auguri per il S. Natale, che ritorna come mistero di incontro e di condivisione. Con l’augurio intendo esprimere un grazie sincero a tutti voi che con la vostra generosità, rendete ancora possibile il miracolo dell’amore.
Il contesto che stiamo vivendo in questo momento in Bangladesh non è tra i più belli. Nel corso di quest’anno è venuta a crearsi, infatti, una situazione politica molto grave. Secondo quanto sancito dalla costituzione, tre mesi prima delle elezioni, il partito politico al potere deve farsi da parte, perché, al suo posto, subentri un governo ad interim, che garantisca elezioni libere all’insegna dell’imparzialità. In effetti, i partiti al potere, una coalizione di destra, capeggiata da Kaleda Zia, moglie del presidente Ziaur Rahman, assassinato in un colpo di stato (1981) ed esponente del BNP (Bangladesh National Party) si sono fatti da parte inscenando una farsa politica che ha del grottesco. Prima che scadesse il termine del loro mandato, infatti, hanno messo su un governo fantoccio con relativa commissione elettorale. Questo modo sfrontato di procedere contro le norme della costituzione ha scatenato le ire dei partiti all’opposizione, che sono scesi in piazza per protestare. Da più di qualche mese ormai, una serie di scioperi a catena sta portando il paese sull’orlo del collasso. Finora le richieste formulate in 11 punti dai partiti all’opposizione, guidati da un’altra donna, Sheikh Hashina, figlia di Sheikh Mujibur Rahman, padre della patria, assassinato anche lui in colpo di stato nel 1975, sono state disattese e perciò l’agitazione continua con grossi disagi soprattutto per le fasce più povere della popolazione. Una opportuna pressione politica esercitata sapientemente da poteri esterni quali l’Unione Europea e gli Stati Uniti potrebbe aiutare a sbloccare questa pericolosa situazione di stallo.
Mi scuso con voi per l’accenno alla situazione politica del Bangladesh. La missione, d’altronde, non si svolge nell’etere, ma è quanto mai contestualizzata e vive e risente dei problemi della gente. Come ho avuto modo di dirvi nell’ultimo foglio di collegamento, dal novembre del 2005 sono rimasto da solo nella missione di Chuknogor, perché P. Sergio, che era con me, è stato inviato nel Nord del Bangladesh, in una missione tra i tribali. Qualche anno fa abbiamo trascorso un periodo splendido alla missione. Eravamo in tre: il Dott. Gildo, che fronteggiava la ressa degli ammalati; P. Sergio, che seguiva le molteplici attività di promozione umana ed il sottoscritto, impegnato specificamente nel primo annuncio. Eravamo una comunità ideale! Ora, nei miei 67 anni suonati, mi trovo a gestire da solo la complessità della missione né si vede all’orizzonte qualcuno che venga a darmi una mano.
Il 2006 è stato un anno di grazia per noi. La notte di Pasqua, infatti, 51 catecumeni, dopo un lungo percorso di 5 anni, hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, confermazione ed eucaristia. Un evento che ha dato consistenza alla nostra piccola comunità cristiana, che, lentamente diventerà, spero, punto di riferimento e di coesione per tutti i fuori-casta della zona. Intanto un altro centinaio di catecumeni, suddivisi in gruppi, secondo le fasce di età, si stanno preparando a diventare discepoli di Gesù. Aumentando il numero dei battezzati, incominciamo ad avvertire l’esigenza di avere un luogo più idoneo per le nostre celebrazioni. Attualmente ci serviamo di un’aula scolastica, ma, se i nostri amici ci danno una mano, nel giro di un anno, speriamo di avere anche la nostra chiesetta.
A conclusione di un anno, è anche tempo di bilanci ai vari livelli. Tra l’altro, qui, in Bangladesh, l’anno scolastico inizia in gennaio e finisce in dicembre. 25 alunni del nostro programma hanno felicemente concluso la scuola secondaria e nel prossimo mese di marzo daranno gli esami di SSC (Secondary School Certificate), che li abilita maestri. Dopo potranno accedere al College, della durata media di 4-5 anni, al termine del quale si consegue il B. A.(bachelor of arts) o il B. S. (bachelor of science), che corrispondono ad una laurea di primo livello. Attualmente sono 60 gli alunni che frequentano il College.
Durante l’anno, però, non sono mancate le calamità, che, del resto, in Bangladesh sono ricorrenti. Lo scorso mese di settembre una vasta zona del territorio dove ci troviamo ad operare è stata alluvionata. Per l’occasione, dopo un sopralluogo nella zona, scrissi alcune note a P. Luigi Paggi, fondatore della missione di Chuknogor, che si trovava in Italia per il suo turno di riposo: “Ho avuto un incontro con P. Valoti (nostro superiore regionale) e con il nostro Abul (un fedele collaboratore musulmano) per vedere se è possibile fare qualcosa per le immediate necessità degli alluvionati. Ieri, insieme all’Abul, avevo fatto un giro di ricognizione in moto. Devo confessarti che nei miei 30 di Bangladesh mai si era presentato ai miei occhi uno spettacolo così triste. L’unico posto asciutto è la strada, dove tutti convergono cercando di costruirsi un asilo con materiale ricuperato qua e là. Ho fatto chilometri e chilometri zigzagando tra una capanna e l’altra. Tra l’altro, e questa è novità per me, abbiamo attraversato una zona con una larga concentrazione di Nomosudro (Hindu di bassa casta), 9-10 mila in tutto, stando a quanto dice l’Abul, che è del posto e tutti sulla strada! Ci sono poi i serpenti, che vengono anche loro all’asciutto e costituiscono il pericolo numero uno in questa situazione di grande disagio. Abbiamo cercato di interessare la Caritas ed altre NGO, che sono sorde, perché, dicono, tutta la zona ha bisogno di un piano organico di risanamento; ogni anno, infatti, durante la stagione delle piogge si verifica lo stesso fenomeno. Intanto, in attesa di questo piano fantomatico, che nessuno mai realizzerà, a pagarne le spese sono gli alluvionati. Altro particolare, che è non è una novità per gente come noi addetta ai lavori: la strada mattonata, dove hanno trovato rifugio un po’ tutti, finisce là dove inizia la Muci-para (il quartiere dei Muci, che è il termine dispregiativo con cui vengono designati i nostri fuori-casta); significa che se si vuole andare avanti, bisogna affondare nel fango. Anche nelle calamità, che non risparmiano nessuno, ai nostri Muci tocca sempre la sorte peggiore. Siamo riusciti ad organizzare un nostro piccolo intervento attingendo al fondo di emergenza messo a disposizione dei Saveriani per l’occasione: poca cosa, solo 2 mila dollari. Abbiamo selezionate 200 fra le famiglie più colpite, distribuendo, riso, legumi, vestiti e medicinali”.
Altri aspetti della missione meriterebbero almeno un accenno in questo bilancio di fine d’anno. L’aspetto sanitario, per esempio, vorrebbe tutto un capitolo a parte. A questo proposito ho una bella notizia da comunicarvi, fresca di questi giorni ed ha tutto il sapore di un regalo di Natale. Il Dott. Gildo, che si trova in Italia per il suo turno di riposo, è riuscito a coinvolgere i suoi amici in un progetto sanitario, piccolo nelle dimensioni, ma quanto mai opportuno. In Bangladesh, soprattutto nel Sud, dove noi ci troviamo ad operare, la falda acquifera di superficie è inquinata da arsenico e quindi, per avere acqua potabile, bisogna scendere ad una certa profondità. Ora scavare questi pozzi, deep tube-well, non è alla portata di tutti. Il Dott. Gildo aveva intravisto la gravità della cosa fin da quando era a Chuknogor e lui stesso aveva provveduto a distribuire 5 deep tube-well in alcuni punti strategici. Adesso, con l’aiuto dei suoi amici, ci fa il regalo di 10 deep tube-well, che collocheremo in altrettanti villaggi, che ne sono ancora sprovvisti. Il costo complessivo si aggira intorno ai 7 mila Euro. Già sono stati selezionati i villaggi e all’inizio di gennaio incominceremo i lavori di perforazione.
Prima di lasciarvi, concludo con un aneddoto. Il 10 dicembre ricorre la giornata mondiale dei diritti umani, che ogni anno noi celebriamo con particolare enfasi come momento forte di coscientizzazione. Essendo stati noi i primi a promuoverne la celebrazione nella zona, ogni anno siamo invitati a parteciparvi come ospiti di onore con la richiesta di rivolgere due parole di circostanza. L’anno scorso, presenziando a tale celebrazione, quando venne il mio turno di parlare, mi espressi in questi termini: “Nei miei 30 anni di Bangladesh ho acquisito anch’io un particolare diritto”. Tutti mi guardavano con particolare attenzione, non sapendo dove andassi a parare. Poi, quando l’attenzione era al massimo, proseguii: “Sì, ho acquistato il diritto di chiamarmi Muci. Infatti, nei primi anni, quando ero a Borodol, la mia prima missione in Bangladesh, la gente, Hindu e Musulmani, mi chiamavano Mucider Father (il padre dei Muci). Così, da allora in poi, al mio nome, che è Antonio Germano, aggiunsi Antonio Germano Dash (Dash in bengalese significa schiavo ed è il cognome con cui vengono designati tutti i Muci: Anondo Dash, Kalipodo Dash, ecc. e adesso… Germano Dash!)”. Questa mia battuta, che non è poi una battuta, ma una realtà, suscitò l’ilarità dell’assemblea ed un caloroso applauso al mio indirizzo.
Sperando di non aver abusato della vostra pazienza, rinnovo a tutti voi gli auguri sinceri di un Natale ricco di gioia e di pace e ci diamo appuntamento in un prossimo incontro.

P.Antonio Germano Dash
Festa di S. Francesco Saverio.

 


 

 

Bangladesh - Chuknogor, li 12 giugno 2006

 

INDIRIZZO DI SALUTO AD AMICI E BENEFATTORI

 

Cari amici e benefattori,

            voglio innanzitutto scusarmi con voi se non ho potuto ringraziarvi puntualmente con lettera scritta di proprio pugno. La ragione è che fin dallo scorso mese di novembre alla missione di Chuknogor sono rimasto da solo e quindi tutte le attività pesano un po’ su di me. Con i miei 67 anni ormai, da compiere in settembre, mi tocca ancora correre come un giovanotto. Fino all’anno scorso facevo un po’ da spalla a P. Sergio Targa, un saveriano bresciano nato nel ’64 (l’anno della mia ordinazione sacerdotale!), pieno di energie, carico di umanità e preparato intellettualmente per il contesto culturale del Sub-Continente Indiano (tre anni di studi a Londra). P. Sergio portava avanti tutte le attività socio-educativo-sanitarie, mentre io mi limitavo all’aspetto religioso, che vedevo come il coronamento dei miei quasi 30 anni di presenza in Bangladesh. Poi il P. Sergio è andato in Italia per il suo turno di riposo e, rientrato in Bangladesh, è stato assegnato ad un’altra missione. Così, eccomi qui da solo, né si vede alcun altro all’orizzonte che venga a prendere il suo posto. Il numero dei missionari saveriani in Bangladesh, infatti, è ridotto al minimo e quasi tutti con un certo numero di anni sulle spalle. Grazie al buon Dio che mi conserva in una salute adamantina, con la mia Honda 125, zig-zagando tra rikshwa, capre e mucche, come negli anni giovani, riesco ad essere puntualmente presente nei 13 villaggi dove si svolgono le nostre attività.

            Provo adesso a darvi un quadro del lavoro svolto durante lo scorso anno. Nel febbraio del 2001, quando fui assegnato a questa missione, mi fu chiesto di accompagnare nel loro cammino di fede quelli che avevano chiesto di diventare discepoli di Gesù. La richiesta sembrava legittima perché veniva fatta dopo 20 anni di presenza nostra a Chuknogor. La missione era stata aperta da P. Luigi Paggi, un saveriano della Val Chiavenna, che ha speso una vita lavorando tra i fuori-casta. L’apertura avveniva nel contesto del dibattito di quelle che allora si chiamavano Vie Nuove e che ebbero qui da noi, in Bangladesh, il momento più felice alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, quando tutti noi eravamo più giovani con l’entusiasmo per la missione che ci bruciava dentro.

            Era il tentativo di uscire dal modo tradizionale di fare missione per attuarne una più rispondente alle esigenze evangeliche ed in linea con le direttive  del Vaticano II, espresse soprattutto nel documento sulla missione, Ad Gentes. In sostanza si voleva attuare una presenza che riducesse al minimo le strutture permettendo così un contatto diretto con la gente, senza barriere di porte, cancelli e mura. All’epoca, infatti, ogni missione era come una piccola roccaforte, in quanto inserita in un compound e cioè in un ampio appezzamento di terreno, recintato da mura, che proteggevano e ponevano al sicuro il missionario con le sue attività: scuola, dispensario, chiesa ed altre opere sociali.

            Ecco, si voleva appunto uscire dalle mura ed operare in campo aperto. Fu l’avventura straordinaria di quegli anni in cui tanti di noi si cimentarono. Chuknogor, dopo 25 anni, conserva ancora la struttura semplice iniziale, che consente la piena immersione nella vita della gente. Mi rendo conto che il mio racconto è come un fiume in piena, che, se rompe gli argini, diventa poi difficile tenere sotto controllo. Riprendendo il discorso, dopo la lunga parentesi introduttiva, necessaria per altro per capire, la scorsa notte di Pasqua, dopo un cammino di 5 anni, 51 catecumeni, la maggior parte dei quali adulti, hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Eucaristia e Confermazione. La celebrazione si è svolta nella cattedrale di Khulna (a Chuknogor non abbiamo ancora una chiesa) ed è stato il vescovo in persona a conferire i sacramenti per sottolineare dinanzi a tutti che il passo fatto era un’azione di chiesa e non una iniziativa mia personale.

            Nell’ambito della promozione umana, posso affermare che, senza peccare di orgoglio, anche perché il merito principale in questo campo è di P. Luigi Paggi, è stato acceso un faro, la cui luce rischiara finalmente la notte buia dei fuori-casta. Chuknogor è un luogo strategico, perché punto d’incontro di tre distretti nel Sud del Bangladesh e cioè, Khulna-Jessore-Satkhira, dove c’è la più larga concentrazione di fuori-casta in tutto il Bangladesh (un numero che si aggira intorno ai 200 mila). Scegliendo il posto quindi, abbiamo voluto scegliere anche il tipo di gente in mezzo alla quale lavorare: gli ultimi, gli esclusi dalla società per il marchio dell’intoccabilità (non tocco l’argomento estremamente interessante e importante, che però mi porterebbe molto lontano. Sarà per un’altra volta?).

            Il processo di coscientizzazione attraverso l’alfabetizzazione si è esteso a macchia d’olio ed ha dato vita ad un movimento ormai inarrestabile. In quasi ogni villaggio si è creata la consapevolezza che per uscire dal tunnel dell’intoccabilità bisogna avere occhi per leggere. Agli inizi occorreva snidare i bambini dalle loro case afferrandoli cortesemente per gli orecchi. Adesso sono i genitori stessi che spingono i figli ad andare a scuola e sono perciò interessati alla loro educazione. Quest’anno gli alunni direttamente in contatto con noi sono 572, seguiti da un gruppo di 40 maestri, anch’essi della stessa estrazione sociale. Degno di nota, poi, è il fatto che accanto a noi e, spesso dietro la nostra ispirazione, sono sorte tante altre organizzazioni non governative, che hanno posto al centro del loro programma l’interesse per i fuori-casta.

             L’attenzione per gli ammalati è stata da sempre una priorità della missione: “Essi partirono, predicando che si convertissero; scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti malati e li guarivano (Mc. 6,12-13). In Bangladesh non mancano né medici né medicine, è assolutamente assente, invece, quella cultura, che vede l’ammalato al centro della sua attenzione. Qui, al contrario, l’ammalato è una fonte di guadagno, una occasione da sfruttare per ingrossare il portafoglio. In una situazione, in cui le strutture governative non offrono il minimo di garanzia ai poveri, a pagarne le spese sono proprio i più deboli.                                                                                                                  

Qui a Chuknogor non abbiamo una struttura ospedaliera né un dispensario e tuttavia ogni giorno c’è una fila interminabile di pazienti che vengono a implorare per la loro salute. Fino a qualche anno fa  siamo stati fortunati perché per tre giorni la settimana, dal nostro ospedale di Jessore veniva il Dott. Gildo, un saveriano marchigiano con 20 anni di servizio in Bangladesh. Solo la testimonianza diretta delle migliaia di pazienti, che, nel giro di tre anni, sono venuti a contatto con lui, potrebbe dare un’idea del servizio impareggiabile reso da Gildo ai malati della zona. Poi, il Dott. Gildo è stato richiesto di prestare la sua opera di medico nel nord del Bangladesh, a Dinajpur, in un ospedale gestito dai missionari del PIME.

            Attualmente ci serviamo di una struttura ospedaliera di Khulna, un sick shelter, dove indirizziamo gli ammalati che vengono a implorare da noi, assumendoci la responsabilità della spesa, che non è poca. A riguardo, volete sentire uno degli ultimi episodi di cronaca? Alcuni giorni fa, una donna di un villaggio vicino a Chuknogor, esasperata per il comportamento dei suoceri, si è cosparsa di benzina e si è data fuoco. I soccorritori l’hanno portata al più vicino ospedale con risultato negativo, perché all’ospedale non l’hanno accolta e così, verso sera, vengono da me perché trovi per loro una via. Telefono al nostro sick shelter di Khulna e Sr. Tecla, sempre tanto brava, mi dice di mandarla subito e penserà lei a farla ricoverare all’ospedale governativo, dove solo è possibile somministrarle le cure del caso. Vi è stata ricoverata per una ventina di giorni e sembrava che potesse farcela. Invece, l’altro giorno, l’hanno rimandata indietro alla Suora del sick shelter, dove è morta qualche ora dopo. Ieri hanno bruciato il cadavere, essendo lei hindu e questa mattina sono andato da Sr. Tecla a pagare le spese: 25 mila taka (una bella sberla, quasi 500 dollari!). Con la morte sembra tutto finito e invece bisogna ballare ancora: da una parte il marito, pieno di spavento, si è dato alla macchia, perché teme che da un momento all’altro la polizia venga a beccarlo e dall’altra i genitori della morta che vogliono fare il caso in corte. Così, in questa tanto simpatica situazione, ho dovuto fare anche la parte del mediatore, riuscendo, grazie a Dio, a calmare le acque. Questo è soltanto uno dei tanti episodi, di cui è costellata la mia vita di ogni giorno. A registrarli tutti, ne verrebbe fuori un romanzo con puntate interminabili. Ma per me non sono più novità e così non li registro più, anche se qualche volta sarei tentato ancora a farlo.

            La storia sempre finita qui, ma non è così. Tanti risvolti sono rimasti dentro, anche perché non so fino a qual punto possano essere d’interesse ai miei amici lettori. Se comunque avete avuto la pazienza di andare dietro queste righe, vi ringrazio e vi chiedo la carità di una preghiera.

 

P. Antonio Germano  S. X.

Chuknogor, Pentecoste 2006

 


 

Bangladesh - Chuknogor, li 22 maggio 2006

progetto ASHA

lettera a Don Alberto

 

Carissimo Don Alberto,
Sono finalmente in grado di dirti che il secondo stralcio del progetto ASHA (5 mila Euro), che prevedeva la costruzione di altre 15 casette nei villaggi dei fuori-casta, è stato completato.
Le 15 casette sono così distribuite in 5 differenti villaggi:
MAGURKHALI: - 4 casette per altrettante famiglie;
PATRA: - 3 casette per altrettante famiglie,
MONGOLCORT: - 4 casette per altrettante famiglie;
MALTIA: - 1 casetta per due vedove (madre e figlia);
CHUKNOGOR: - 3 casette per altrettante famiglie.
Qualche giorno fa, con due amici musulmani, che appaiono nelle foto e che mi hanno aiutato disinteressatamente nella esecuzione del progetto, mi sono recato nei villaggi dove sono state costruite le casette ed ho potuto così realizzare questa documentazione fotografica che ti mando in allegato.
Così colgo ancora una volta l'occasione per ringraziare innanzitutto il Prof. Umberto, che è stato un po' l'anima ed il finanziatore principale del progetto e poi, nella tua persona, la Caritas Diocesana, che ha finanziato anche il progetto di coscientizzazione mandato avanti da PARITTRAN. Il Signore ricolmi di benedizione tutti i generosi donatori.
Di nuovo grazie ed un cordiale saluto ed abbraccio. P. Antonio.

Sperando di sentire presto da te, ti abbraccio. Antonio.

 

 

 


 

Bangladesh - Chuknogor, li 8 maggio 2006

 

Carissimi,
…Padre Sergio è tornato in Bangladesh qualche settimana fa, ma non tornerà a
Chuknogor, perché andrà a lavorare altrove, anche se non si sa ancora
dove. Così sono ancora da solo e penso che rimarrò così ancora per lungo
tempo. Il lavoro, come potete immaginare, non manca. Adesso sono
soprattutto gli ammalati che non mi danno tregua: operazioni di vario
genere, infortuni, malattie varie, ecc. Vuoi sentire l'ultima? Alcuni
giorni fa, una donna di un villaggio vicino a Chuknogor, esasperata per
il comportamento dei suoceri, si è cosparsa di benzina e si è data
fuoco. I soccorritori l'hanno portata al più vicino ospedale con
risultato negativo, perché all'ospedale non l'hanno accolta e così verso
sera vengono da me perché trovi per loro una via. Così telefono al
nostro sick shelter di Khulna. La Suora, sempre tanto brava mi dice di
mandarla e penserà lei a farla ricoverare all'ospedale governativo, dove
solo è possibile somministrarle le cure del caso. Così è stata
ricoverata per una ventina di giorni e sembrava che potesse farcela.
Invece l'altro giorno l'hanno rimandata indietro alla Suora del sick
shelter, dove è morta qualche ora dopo. Ieri hanno bruciato il cadavere
e questa mattina sono andato dalla Suora a pagare le spese: 25 mila take
(una bella sberla, quasi 500 dollari). Con la morte sembra tutto finito
e invece bisogna ancora ballare: da una parte il marito, pieno di
spavento, perché teme che da un momento all'altro la polizia venga a
beccarlo e dall'altra i genitori della morta che vogliono fare il caso
in corte. Così in questa difficile situazione ho dovuto fare anche la
parte del mediatore, riuscendo, grazie a Dio, a calmare le acque. Questo
è soltanto uno dei tanti episodi di cui è costellata la mia vita di ogni
giorno. A registrarli tutti ne verrebbe fuori un romanzo con puntate
interminabili. Ma per me non sono più novità e così non le registro più,
anche se qualche volta sarei tentato ancora a farlo. Non c'è proprio da
annoiarsi. Domani tornando, troverò senz'altro qualche novità a cui
porre riparo. Finisco qui per adesso e risentirci a presto. Un caro
abbraccio a tutti. Antonio.

 

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