Lettera aperta a GIOVANNI
GERMANO
Capo Redattore de “la vianova”
La Vianova compie dieci anni e tu,
caro Giovanni, esprimi in un articolo dell’ultimo numero il compiacimento per un lavoro che hai
portato avanti assieme al tuo staff operativo con impegno professionale, morale
ed economico che solo la passione, l’entusiasmo, la fiducia nella positività
dell’azione possono giustificare; ma hai mostrato anche un senso di scontento e
di delusione per i sogni che si dileguano, per le energie che vengono meno,
quando le battaglie non trovano sostenitori ed interlocutori validi.
Dieci anni sono tanti! e in dieci anni il tuo lavoro
ha indubbiamente lasciato un segno profondo, anche se gli effetti non sono
stati pari alle aspettative.
Non è certo facile scardinare il sistema di piccole Comunità rassegnate a sopravvivere in un habitat, sfiorato dai benefici di un progresso lento e non inserito nelle nuove dinamiche del lavoro e dell’economia.
Purtroppo la Politica intesa nel senso più alto di
compartecipazione ed interesse per la cosa pubblica è tuttora un’utopia e le
battaglie diventano sempre più
difficili quando allo strapotere di chi amministra in nome della
pseudo-democrazia non corrispondono la partecipazione dei cittadini ed
un’equilibrata condivisione dei problemi
comuni.
Non si può affermare che in dieci anni niente sia cambiato, ma il
cambiamento, non armonicamente affiancato da un’evoluzione civica, ha
rafforzato la politica della delega, nella vana attesa della politica partecipativa;
ciò che ancora manca ai Molisani è l’interesse per la cosa pubblica, è la
volontà di compartecipare attivamente allo sviluppo integrato.
Quello raggiunto è un
benessere non produttivo che induce ad accontentarsi del poco con fatalistica
rassegnazione, senza tentare vie alternative di crescita; e questo soprattutto
quando il dissanguamento migratorio porta via i giovani più determinati e
combattivi, una linfa vitale che diventa risorsa per altri contesti.
La Terra viene ad
essere la patria estiva dove, in clima vacanziero, si vive una fase felice di
ricordi, di incontri e di sagre, mentre, con l’autunno, il grigiore ricopre il
paese ovattato di malinconia e di una passività disarmante.
Meritoria l’opera di voi
Duroniesi che, pur vivendo in altri contesti, avete tenuto saldi i rapporti con
la Terra di origine, operando in varie direzioni per non far morire i paesi
dell’entroterra, dando voce a chi rimane, a chi vive lontano, a chi torna
episodicamente.
Dopo dieci anni si spegne la novità, si smorza la
curiosità: l’oggetto, diventato routinario, viene considerato con minore
interesse; molti paesi si creano il proprio organo di stampa e le informazioni
crescono in quantità, ma perdono di incisività.
L’inflazione della stampa e
la concorrenza nel redigere il giornale più bello ed allettante in carta
pregiata con immagini ad effetto forse nuoce ad un giornale come il vostro,
che, fortunatamente, conserva le sue caratteristiche tipografiche.
Condivisibile, quindi, caro
Giovanni, il tuo stato di perplessità,
diffidenza, scetticismo, ma non accettabile l’idea di mollare; sarebbe
angoscioso il silenzio di chi ha condotto con determinazione dure battaglie ed
ha la capacità di attaccare con la parola graffiante e l’immagine eloquente.
Che fare? Continuare!! con
la pervicacia di sempre, nella consapevolezza che un giornale locale deve
mettere alla ribalta i problemi, dibatterli e manifestare a chiare lettere quel
che di propositivo e di bello ancora c’è nel Molise e quel che di negativo
persiste.
E proprio in un momento in
cui i media vanno abbassando il livello culturale e la qualità
dell’informazione, sostituendo alle grandi problematiche i cliché quotidiani,
le dispute inconsistenti intorno a fatti di cronaca, le inezie scandalosamente
propagandate, il giornale locale deve acquistare maggiore incisività per
portare alla ribalta i veri problemi e trovarne, attraverso un dibattito allargato, soluzioni concrete e
sperimentabili.
Buon lavoro, Giovanni, e non
demordere. E’ doveroso che le tue risorse e quelle dei tuoi collaboratori siano
riservate anche e ancora al Molise.
Telo impongono il tuo
imperativo categorico e quella Molisanità che resta integra nella tua
persona.
Campobasso,
24/10/2003
Enza
Santoro Reale
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