Aprile/Giugno 2003

 


Candele e turbo gas

                di Piergiorgio Acquistapace

 

                                                  Una intensa campagna allarmistica per una crisi energetica nel Molise, a favore delle centrali elettriche a turbogas e di critica generalizzata e generica all'ambientalismo è in atto da parte di un quotidiano molisano a distribuzione gratuita. In suo aiuto sono arrivati: 1) il gran caldo; 2) il vero o presunto aumento dei consumi elettrici (grazie alla pubblicità dei condizionatori e al cinico invito a consumare); 3) il toccasana dei black out; 4) l'immediata proposta di rilancio nazionale dell'imbroglio nucleare da parte di alcuni ministri. Non sono l'unico a pensare che sia un piano preordinato, e spesso a malignare ci si indovina.

                                                              Questa campagna avviene senza argomenti reali, ma mediante titoli ad effetto e locandine che i passanti leggono facilmente (un esempio: "Tutti al buio e pastori di pecore. E' il futuro"). Per questo ho creduto necessario provare a rispondere sul piano culturale e scientifico (non sul piano partitico poiché sulla questione energetica nessuno dei due schieramenti ha saputo o voluto effettuare scelte corrette). A tutt'oggi (1° luglio 2003) il quotidiano gratuito molisano non ha ancora pubblicato il mio intervento. Lo ripropongo ai lettori de la vianova per ricordare alcuni sani princìpi e concetti che ci accompagnarono nelle vittoriose lotte di civiltà contro il nucleare, che sono ancora d'attualità e che vanno divulgati.

                                                              Innanzitutto, i luoghi comuni come il ritorno alle candele e il Molise come  riserva per pecore e pastori. Argomenti di 30 anni fa ampiamente smentiti dai fatti: il popolo italiano ha respinto le centrali nucleari e l'Italia non è finita al buio; ha avuto sì crisi economiche (non energetiche) ma per tutt'altri motivi, sono emersi drammaticamente numerosi problemi e disastri ambientali, è cresciuta la "domanda" di parchi e riserve naturali e la rivalutazione del mondo agro-pastorale e dei suoi gustosi prodotti (che a quanto pare certi giornalisti disprezzano, e non sanno cosa perdono).

                                                              La migliore risposta che io ricordi, allo spauracchio del ritorno alla candela, è la seguente: meglio tornare al lume di candela che maledire il buio per l'eternità. Si riferiva ovviamente alla catastrofe nucleare, pericolo tragicamente concreto come poi si è dimostrato. All'esagerazione dell'improbabile ritorno al lume di candela gli ambientalisti rispondono con una opposta esagerazione che però esprime un valore: se dovessimo scegliere tra i due estremi, meglio sopravvivere al lume di candela. E' una scelta morale abbastanza diffusa: la vita vale più di qualsiasi profitto o sviluppo. Ma non dobbiamo scegliere tra quei due estremi. Sappiamo bene che esistono innumerevoli vie di mezzo tra la centrale nucleare e il niente, come pure tra l'attuale spreco incontrollato di energia, materia, risorse naturali e la vita al lume di candela. Si tratta di verificare in che modo stiamo vivendo e in che misura le centrali a turbogas contribuiscano al processo di distruzione del pianeta, oppure ad un miglioramento della qualità della vita, e comunque se siano la soluzione più idonea al problema.

                                                              La centrale a turbogas inquina senza dubbio meno delle centrali nucleari o a carbone o a petrolio, ma più degli impianti solari ed eolici. Il turbogas non è l'unica alternativa al petrolio, come sbrigativamente afferma il gran Direttore del quotidiano gratuito, e non ci libera dalle importazioni di metano da aree geopolitiche instabili quali l'Algeria e la Russia, menzionate da un suo collaboratore.

                                                              Ma in tempi di crisi energetica e ambientale il ragionamento principale è: siamo proprio sicuri che sia necessaria tutta questa energia o forse la stiamo sprecando? E poi chi l'ha detto che il livello di benessere si misura con il consumo di beni, risorse ed energia? Il raffronto tra i dati economici e i consumi energetici degli ultimi trent'anni dimostra che la produzione e il livello economico sono aumentati molto di più dei consumi energetici. Non c'è bisogno di essere esperti per verificare che a parità di cilindrata un'auto di oggi rende molto di più e consuma molto di meno di una di 30 anni fa; o che con le nuove lampadine siamo riusciti a consumare quasi l'80% in meno producendo la stessa luce.

                                                              Il giornale riporta i dati forniti da una società privata di consulenza sulla produzione e sui consumi di energia elettrica relativi al 2000, da cui risulta un deficit per il Molise di circa 210 GWh, cioè 210 milioni di chilowattora (è bene ricordare  che quella elettrica è solo una piccola parte di tutta l'energia che consumiamo: non arriva al 15% del totale). Ma i dati non dicono nulla sulla qualità di questi consumi: se sono consumi elettrici obbligati o se potrebbero essere sostituiti da altre fonti o da una organizzazione più razionale del lavoro, della produzione, ecc. In Italia si è sempre puntato solo sull'offerta di energia elettrica, figuriamoci ora con le privatizzazioni: è ora invece di intraprendere una politica di orientamento della domanda di energia, di seria e sistematica incentivazione dell'uso delle fonti rinnovabili, ad esempio i due tipi di impianti solari (per acqua calda e per produzione diretta di energia elettrica) e di favorire il risparmio di energia, che non significa tornare alle candele o spegnere per qualche ora il televisore, ma fare le stesse cose con meno spreco di energia. A nessuno verrebbe in mente di tagliare il burro con una motosega: eppure è stato calcolato che in molti casi il rapporto tra l'energia utile nell'uso finale (tagliare il burro, farsi la doccia, ecc.) e quella consumata all'inizio del processo (il combustibile della motosega, quello della centrale elettrica, ecc.) è meno del 5-10%: ciò significa che abbiamo disperso in calore 90 parti per utilizzarne 10. Questo concetto di fisica si chiama rendimento o efficienza delle trasformazioni energetiche e si studia nelle scuole medie o medie-superiori.

                                                              Nel caso dell'elettricità è noto che per ogni chilowattora che arriva ad un apparecchio se ne disperdono altri due in calore per il trasporto, che vanno a surriscaldare l'atmosfera, aggravando gli effetti sul clima che vediamo in questi giorni. All'inquinamento elettromagnetico degli elettrodotti si aggiunge dunque quello termico. Al quale l'industria interessata risponde con i condizionatori d'aria e nuovi consumi elettrici, e dunque nuovo surriscaldamento. Insomma, è come se in un luogo chiuso accendessimo stufe, fuochi e quant'altro e poi, avendo caldo, anziché spegnere i riscaldamenti accendessimo i condizionatori! Chi è pazzo? Gli ambientalisti o chi governa la politica e l'economia?

                                                              Con questo non si nega il progresso, si tiene conto però che l'energia elettrica è una forma pregiata di energia, da usare con parsimonia solo là dove è tecnicamente insostituibile. Al contrario si favorisce il progresso delle soluzioni tecniche innovative e del superamento dei gravissimi problemi generati dalla disattenzione del passato: se la Terra è surriscaldata spegniamo le stufe, le combustioni inutili, cioè eliminiamo le cause; i condizionatori si limitano ad attenuare (poco) gli effetti.

                                                              Ma il giornale incalza gli ambientalisti: ci vogliono risposte concrete! le nuove aziende! lo sviluppo! C'è il buco energetico da colmare! Dite no alle pale eoliche e alle strade perché deturpano il paesaggio! Avete preferito le discariche al digestore di rifiuti che avrebbe prodotto energia elettrica!

Ecco le risposte. Il buco energetico nel Molise si colma e le nuove aziende si favoriscono nei modi seguenti:

a)      controllando la quantità e la qualità dei consumi energetici delle aziende in rapporto alla qualità e quantità di produzione, e dunque stimando realisticamente la domanda di usi finali di energia;

b)      incentivando presso queste aziende, quelle preesistenti e tutte le altre utenze, private e soprattutto pubbliche, l'uso razionale dell'energia e l'uso di fonti rinnovabili (sole, vento, acqua, ecc.)  localizzato dove serve e prodotto dal numero di impianti strettamente necessario.

Non dunque pali eolici a volontà ma solo quelli necessari (non è il caso di discutere qui delle opinioni  diverse sull'eolico, comunque dettate da una comune e seria preoccupazione generale). In particolare non c'è più ragione valida per ritardare lo sviluppo dei tetti solari fotovoltaici e termici; in Germania ne installano dieci volte più di noi; aumentando la domanda, la produzione aumenta e il prezzo cala. Nel Molise è in via di emissione un terzo bando per contributi pubblici a fondo perduto fino al 75% per promuovere gli impianti fotovoltaici.

Ho risposto anche sulle importazioni di petrolio e sul digestore dei rifiuti.

                                                              Se vogliamo realmente affrontare il problema del petrolio, che è costato già tre guerre in 13 anni, allora le centrali a turbogas o, meglio, le fonti rinnovabili non dovrebbero aggiungersi, ma sostituire altre centrali a petrolio. E questo non è previsto. Ma soprattutto, occorre cambiare radicalmente la politica dei trasporti per ridurre drasticamente quell'80% di trasporto merci e passeggeri su strada e privato e incrementare il pubblico su ferrovia e via mare, più economico, più ecologico, energeticamente più vantaggioso. Ecco perché gli ambientalisti più attenti si oppongono a nuove strade, autostrade, trafori e ponti di Messina: oltre ai gravissimi danni ambientali, che vanno ben oltre gli aspetti estetici, queste nuove opere non fanno che incentivare l'uso e l'abuso dell'automobile e del TIR privato, aumentando a dismisura i consumi petroliferi, gli inquinamenti chimici e termici dell'aria, delle acque e del suolo, le congestioni di città e autostrade, le malattie e le morti per traffico, le guerre nelle aree petrolifere.

                                                              La questione del digestore anaerobico dei rifiuti, che gli ambientalisti e i comuni di Bojano e dintorni hanno respinto, è molto simile. Nessuno, tanto meno le ditte interessate, ci ha mai chiarito i bilanci energetici ed economici complessivi, per i comuni e per gli utenti, di tutto il processo di raccolta dei rifiuti, di trasporto fino alla piana di Bojano, di "digestione" dei rifiuti, di produzione energetica e di utilizzazione: insomma chi paga e chi guadagna, quanto si paga  e quanto si guadagna. Inoltre nel Molise hanno prevalso i nemici della raccolta differenziata dei rifiuti; né destre né sinistre hanno mai voluto una organizzazione seria, razionale e completa di tale raccolta. E dunque al digestore sarebbero arrivati tutti i rifiuti indifferenziati, e non solo la parte organica, che è quella che l'impianto può digerire, con conseguente necessità di nuove discariche. Le nostre valutazioni sono state che il digestore non avrebbe risolto il problema delle discariche e la spesa di energia sarebbe stata maggiore dei ricavi, e quel che è peggio le spese a carico dei cittadini, i ricavi per i gestori dell'impianto. Andrebbe benissimo un digestore (magari ubicato in zona più adatta) che ricevesse solo rifiuti organici ben differenziati, ma nel Molise siamo ben lontani da questo obiettivo. In Olanda (che è l'Olanda) un simile impianto si ferma ogni volta che arriva una partita di rifiuti organici "contaminata" da altri materiali.

                                                              Dunque anche il problema rifiuti fa parte della "civiltà" dello spreco di materiali ed energia, è frutto di un modo di fare che non chiamerei affatto "progresso" perché è un costante e ripetuto attacco alla salute e alla vita stessa di intere popolazioni.