È SPERANZA DI RISCATTO E DI
RINASCITA
di Enza Santoro Reale
Domenica 3 novembre 2002.
Un’atmosfera cupa avvolge Campobasso: un cielo tetro, un silenzio angosciante, uno sguardo su immagini luttuose fisse nella mente, un vano interrogarsi sul male che, impietoso, incombe sull’umanità.
Un istante impercettibile annienta giovani vite, polverizza l’opera incauta, scompagina le comunità, dando il senso della sua pochezza ad un uomo che nel miraggio di un benessere illimitato, nell’illusoria parvenza di dominio ripone il fine della sua vita. Sono in questi momenti tangibili di impotenza, di fragilità che la volontà di sopravvivere si assolutizza e vanifica l’affannosa ricerca dell’effimero. Il sentirsi vivo dà un’insolita sensazione di piacere e l’egoismo finalmente si stempera nella compenetrazione dell’altrui dolore, nello slancio di solidarietà.
E’ la consapevolezza del rischio, del dolore, della morte evitata che fa riconquistare il senso più alto della vita, restituendo l’uomo alla sua umanità, rendendolo disponibile ad aprirsi alla compartecipazione vera e non retorica dell’altrui disgrazie.
Agghiaccianti il corteo delle bianche bare e l’ammanto di fiori, foto e giocattoli che le ricoprono una volta collocate su un’area incredibilmente ampia. Esemplare la compostezza dei genitori e dei parenti muti in un dolore che è tanto più straziante, quanto meno è gridato: il volto impietrito, l’anelito a ridar vita ad un corpo assurdamente annientato, lo sguardo teso a recuperare immagini gioiose di volti sorridenti, a ripercorrere tappe di una vita vivacemente proiettata nel mondo. Una dignità che incute rispetto ed ammirazione che pretende discrezione e sollecita la riflessione su un dramma che, forse, poteva essere evitato.
Commovente nella sua essenzialità il rito funebre. Confortevoli le parole di una religione che dà la speranza di sopravvivenza ed assicura un legame indissolubile tra terra e cielo, unico conforto per il credente, unico argine alla disperazione. ‘Sono Angeli che vivono nella luminosità dei cieli che vegliano sul dolore inenarrabile dei propri cari’
Nonostante lo strappo lacerante, inguaribile, la vita riprenderà con le sue disarmonie, con i suoi contrasti gioia/dolore, amore/odio, vita/ morte, ineliminabili, perché sostanza del vivere.
Il dramma vivrà come costante struggente in chi l’ha vissuto direttamente, come ricordo triste in chi vi ha partecipato e, si spera, vivrà come monito per tutti ed in particolare per coloro che hanno il grave compito di amministrare, tutelare i cittadini nel severo rispetto delle leggi.
Il popolo di San Giuliano, come quello di tanti paesi molisani, rimarrà nella propria terra e, dopo l’ennesima disfatta, si rialzerà per garantirsi il diritto alla vita ed alla terra.
Ho avuto modo di incontrare il popolo di San Giuliano nel ‘cammina, Molise! 2001’ e ne ho ammirato la coralità, la generosa prodigalità. Principali attori nell’organizzazione della festosa accoglienza erano i Giovani in sintonia con l’Amministrazione Comunale ed i Bambini nella loro incontenibile vivacità. Gli anziani amavano raccontare, mostrando l’orgoglio di un’imprenditoria agricola ed alimentare che accomunava la nuova con l’antica generazione: con le rimesse di un lavoro da emigrati erano riusciti ad emanciparsi dal lavoro dipendente e diventare gestori dei loro campi, organizzatori di un lavoro proficuo tanto da legare i propri figli alla terra prospera e generosa.
Ed è questo legame, questo orgoglio dell’appartenenza che lascia ben sperare nel futuro; il popolo di San Giuliano rimarrà nella sua terra, madre e tomba di figli prematuramente stroncati da una Natura malevola, da un Destino inclemente, o forse dall’errore e tracotanza umana.
Che sia la
ricostruzione post-terremoto esemplare nella rapidità, nell’efficienza, nel
corretto utilizzo delle risorse.
Che sia questo un momento qualificante perché il cittadino molisano diventi protagonista del sistema di vita della sua Regione, perché la Politica si riappropri del suo significato primario e sostanziale ed eserciti, con responsabilità ed abnegazione, l’alto compito di governare lo Stato come un bene comune, nel rispetto del diritto di tutti e nella piena applicazione delle Leggi.