Aprile/Giugno 2003

 


VALORIZZARE LE VIE DELLA TRANSUMANZA

L’ESPERIENZA DI SAN GIACOMO DEGLI SCHIAVONI

di Enza Santoro Reale

 

Un’iniziativa encomiabile quella promossa dall’Amministrazione Comunale e dalla Pro Loco di S. Giacomo degli Schiavoni, un paesino ridente del Molise, che si fa apprezzare nella freschezza delle case e delle strade, nella vivace armonia di fiori e piante.

Un’iniziativa semplice, ma ricca di significati e di sviluppo per il futuro quella di promuovere una passeggiata per un percorso di tre chilometri sull’antico tratturo l’Aquila-Foggia, degustare i prodotti locali, ripensare all’antico sistema economico e proporre soluzioni per valorizzare la fitta rete viaria della transumanza.

Si è sul tratturo L’Aquila – Foggia: la segnaletica lo conferma, ma, per quanto si guardi, non si intravede  il tappeto verde largo 111 metri; mancano i cippi delle reintegre, le siepi di delimitazione, mentre  colture di grano e di girasole si estendono ai lati di una stradina polverosa che si snoda  tra il giallo delle ginestre, il viola dei cardi, il bianco della rosa canina.

Non è certo il paesaggio della transumanza, tuttavia è un privilegio poter passare attraverso il demanio pubblico, visto che in altri Comuni lo sbarramento impedisce il passaggio su buona parte dei  tratturi, divenuti lecitamente o illecitamente proprietà ‘gestita’ da privati.

Ridare ai tratturi l’antica valenza economica sarebbe antistorico, salvaguardarli è un dovere dell’ Amministrazione comunale e regionale; aprire le vie della transumanza al turista come museo del paesaggio e della storia è un modo per tener viva la memoria di una società, in cui la ricchezza di pochi era prodotta dall’ operosa sopportazione di molti, e per trasformare la risorsa ereditata dai padri in bene che produce lavoro e benessere.

Vivere la Natura, respirando aria incontaminata, gustando prodotti sani, sentirsi leggeri, liberandosi dalla cappa di mugugni e di malinconia è questo che il Molise potrebbe ancora offrire a quanti cercano un contatto semplice e rasserenante con la Natura.

Purtroppo per ignavia, per incompetenza ed ancor peggio per spartizione di potere e  conflittualità tra ‘i Campanili’, tra Enti ed Associazioni, il Molise resta uno scrigno chiuso le cui potenzialità, pur se riconosciute ed esaltate, non riescono a produrre i meritati effetti.

In tale contesto di deludente passività, di una stasi che mette in fuga i giovani, privando la regione delle energie migliori, l’azione del Comune di San Giacomo diventa meritoria perché ha come fine Il coinvolgimento di altri comuni,  la formazione dei più giovani,  la  promozione dei prodotti locali.

           Un consistente gruppo di partecipanti, e non solo locali, ben disposti a  condividere idee e progetti, cammina insieme, osserva, discute.

           Degno di nota il progetto di educazione ambientale per la scuola elementare articolato in tre fasi: 1) lasciare spazio alla creatività, disegnando l’ambiente immaginato - si fanno ammirare i disegni dei piccoli esposti negli spazi dell’agriturismo ‘Terra Nostra’ ognuno col segno distintivo del proprio gusto, della propria inventiva - ; 2) far vivere l’esperienza della conoscenza in modo diretto ed attraverso le spiegazioni concrete del Prof. Cirino – visibili nel volto dei bambini l’attenzione nell’ascoltare e la gioia nel camminare, nel prendere dimestichezza coi cavalli - ; 3) ridisegnare e descrivere l’ambiente,  dopo l’esperienza vissuta.  Un percorso apprezzabile,  che, probabilmente, farà crescere nei Bambini la consapevolezza dei beni ambientali, il senso dell’appartenenza, la responsabilità di tutelare un patrimonio che appartiene a tutti.

           La degustazione dei prodotti locali, nella prima sosta presso l’agriturismo ‘Terra Nostra’  ed al termine della passeggiata nel preto di Monte Antico è indice di generosa accoglienza, ma anche di  promozione di gusti e sapori antichi, indubbiamente vincenti rispetto ai sapori omologati di prodotti, ossessivamente riproposti attraverso le allettanti ed ingannevoli immagini pubblicitarie.

Un piacere vero che lascia a lungo il segno nei sensi quello di gustare cose buone  all’aria aperta e soprattutto quello di vedere un numero consistente di bambini correre liberi negli ampi spazi di Monte Antico, un tempo luogo di sosta del bestiame e dei pastori, luogo di commercio e di scambio ed oggi, ripulito per l’occasione dall’intrico di sterpaglie, come orgogliosamente sottolinea il Sindaco, offre gradita ospitalità a chi sa apprezzare i beni naturali.

C’è da sperare che l’azione di oggi non resti isolata e, quindi, destinata a finire, ma entri in un circuito di promozione turistica delle vie della transumanza, un bene ambientale ricco di interesse storico, architettonico, paesaggistico, che dovrebbe stare a cuore al semplice cittadino ed a chi ha la responsabilità di governare.

Comitati di coordinamento, Centri di monitoraggio, Comunità montane richiamano, nel loro significato intrinseco, la cultura della collaborazione, dell’azione di rete, tuttavia, sembra, almeno a giudicare dagli effetti, che lavorino in direzione opposta.

E’ ormai indispensabile, se si vuole tentare l’ultimo salvataggio del Molise, restituire significato alle parole, evitando una verbosità fallace che mortifica l’intelligenza e svilisce il cittadino.

 

  

 

 

Giacomo Di Cecco vive a San Giacomo degli Schiavoni ed opera nella ‘Pro loco’ della cittadina molisana.

L’amore per la Natura e il desiderio di non far morire ‘la cultura del passato’ lo sollecitano ad un impegno teso a valorizzare le risorse paesaggistiche e culturali del territorio, tra le quali ‘il tratturo’ potrebbe essere un segno vincente a favore di uno sviluppo turistico sostenibile.

Significativa la poesia in vernacolo ‘Jève na vote’ da lui scritta nel ‘Marzo 1995’

 

Jève na vote

 

Jève na vote nu lèmbe de tèrre

che da la mundagne arruvève a lu mère.

I vìccheje decèvene ca jève larghe sessanda passe

e ammizze ce stèvene libbre,vulepe e pure i tasse.

Jève a fonde de scagne de culture e ceveltè deverse,

che senza quella strède forse ce jèssene pèrse.

Quande sciucchève a la mundagne i pasture ce passèvene pa tranumanze.

Pecchè i pèquere senza jèrve nge putèvene arrenghì a panze.

Giuvene de mò ne le sapète? Ghè u tratture......

che ghè stète quesce tutte scandète da i muture.

Pe quillu ccone d'indegrazione

sème capèce pure a garè u vallone,

ma ngiaccurgème ca che tutte st'arija nguinète

e senza nuccone de verde stème tutte ammalète.....

Ma sti catastrefe,st'alluviune nge fanne capì

ca a nature ha dette ca mò l'ema propria fenì?

 

C'era una volta

C'era una volta una striscia di terra

Che dalla montagna arrivava al mare.

Gli anziani dicevano che era larga sessanta passi (111m.)

Ed in mezzo c'erano lepri, volpi ed anche tassi.

Era la fonte di scambio di culture e civiltà diverse

Che senza quelle strade forse sarebbero andate perdute.

Quando nevicava sulla montagna i pastori ci passavano per la transumanza.

Perché le pecore senza erba non potevano saziarsi.

Giovani di oggi non lo sapete?   E' il tratturo...

che è stato quasi completamente arato dai motori .

per quel poco di integrazione / contributi

siamo capaci di seminare pure il vallone,

ma non ci accorgiamo che  con tutta quest'aria inquinata

e senza un po' di verde siamo tutti ammalati...

Ma queste catastrofi, queste alluvioni non ci fanno capire

Che la natura ha detto che adesso è proprio ora di finirla!                   

 

La poesia di Giacomo di Cecco ha la magia delle cose semplici che racchiudono la profondità dei sentimenti, la sincerità del pensiero; ha il fascino del vernacolo che sfiora le cose, svelandone il senso più nascosto; ha la cadenza di una narrazione lenta, meditata, la scansione ritmata di una saggia sentenziosità che vibra e sfuma nel malinconico arrendersi all’inarrestabile  passar del tutto, ad un progresso che rema contro Natura.

Lapidari nella loro essenzialità scorrono i pensieri, dall'incipit fiabesco del 'c'era una volta' al richiamo ad un presente frenetico, dissacrante per avidità di danaro, alla conclusiva immagine  plastica di una Natura sconvolta che, con tono  imperioso,  richiama al senso della misura.

Protagonista il tratturo, un'ardita via di comunicazione e di transito dai monti al mare, che consentiva, un tempo,  vivace scambio di beni e di culture,  bonaria convivenza tra uomo, animali, natura, reciproco rispetto e fedeltà,

Oggi è  un ambiente snaturato e i Giovani non lo riconoscono. Si ara coi trattori dappertutto, anche nei dirupi, per il miraggio di un frugale guadagno. L’ammanto verde va scomparendo, l’aria è inquinata ed i nuovi mali del benessere trionfano sulla debolezza umana. Catastrofi ed alluvioni non riescono a frenare la spregiudicatezza  dell’uomo sordo ad ogni richiamo. Vana la voce della Natura che inutilmente tenta di richiamare alla Saggezza.